author: tantecarecose @ 20:53
category: laif is nau, geni del male, tuttologo per ignoranti, questa cosa secondo me, momenti di vana gloria, vedi napoli e claudia mori
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In Campania l’emergenza rifiuti c’è e alla gente giustamente girano le palle. Altrettanto giustamente, però, girano le palle tipo a quelli delle altre regioni, alquanto seccati dall’arrivo di navi stracolme di rifiuti. Svegliarsi la mattina (tu-turu-turu-tuttu) e vedere dalla finestra di casa il porto assediato da navi ricolme di immondizia può essere effettivamente seccante. Specie se vivi in Trentino Alto Adige e non hai il mare. Oggi girano le palle anche a Prodi che dice che non esiste proprio che le regioni si ribellino alla ricezione dei rifiuti campani. Ma girano le palle anche a Napolitano, a Fini e Marini, a Bertinotti, Berlusconi, Bertolaso e alla Bertè, a De Gennaro e a San Gennaro, ad Alemanno e all’impero austro-ungarico, alla Iervolino, a Bassolino a Topolino e a Paperino.
Insomma girano le palle e tutti e, chi per un motivo, chi per un altro, sembra che abbiano tutti ragione. In sostanza, però, nessuno sa che pesci prendere, a parte la Bertè che credo lo sappia abbastanza bene. E’ per questo che ho sprecato il mio unico giorno libero della settimana per pensare a un escamotage che permetta di uscire dall’emergenza. Alla fine, ovviamente, l’ho trovato. Perché, vedete, per risolvere i problemi basta fermarsi un attimo e pensare con calma.
Allora: cos’è che da sempre spaventa gli italiani? Le cose troppo grandi o, comunque, più grandi di quanto l’italiano medio sia abituato a vederle. Non si spiegherebbe altrimenti la gag sempreverde del marito cornuto che sta per diventare papà e, in sala parto, si trova in braccio il bambino di colore. Perché vanno tutti da Ikea la domenica? Perché è un posto troppo grande e la gente ha paura di andarci da sola durante la settimana. E’ evidente. Quanti italiani conoscete che abbiano letto per diletto un libro con più di mille pagine? Io nessuno. Potrei andare avanti per ore, con altri esempi inventati esattamente come questi (a parte quello delle situazione pubica afro-americana che è oggettivamente un incubo per il 90% degli abitanti del Belpaese).
Il problema è che l’uomo non ha paura di un sacchetto dell’immondizia, ma di una nave stracolma, sì. Ecco allora la soluzione di Tcc: scomporre l’emergenza. Vogliamo portare via l’immondizia da Napoli? Bene, facciamolo. Ma non la carichiamo tutta su una cargo battente bandiera partenopea che dà l’impressione al sardo di venire sommerso a sua volta dal pattume. Trasportiamola nottetempo con tanti camion in tutte le città italiane, nessuna esclusa. Quindi migliaia di precari assunti a progetto dal Comune di residenza (e si dà una mano anche al mondo del lavoro, con conseguente crescita del potere d’acquisto e benefici al Pil) avranno il compito di smistare l’immondizia nelle case della gente. In ogni busta verrà collocato anche un pratico Arbre Magique, in modo tale da non dover sopportare fastidiosi olezzi. Inoltre l’Arbre Magique verrà quotata in Borsa con capitale italiano e così finalmente - dopo il boom delle vendite per fronteggiare l'emergenza - avremo un’azienda competitiva a livello internazionale. Ogni nucleo familiare, dunque, riceverà un sacchetto di spazzatura arrivato direttamente dalle zone sotto emergenza della Campania. E il gioco è fatto. Il giorno dopo, uscendo di casa, tutti quelli che hanno ricevuto il sacchetto lo butteranno nel cassonetto sotto casa, come fanno ogni giorno. In più molti lo dimenticheranno sul balcone per un paio di giorni, come avviene nelle case degli studenti fuorisede, così che le buste non saranno tutte gettate nella stessa notte ma spalmate in 48/72 ore. Ora: in Italia ci sono 59.206.382 abitanti che, considerando mediamente un nucleo di quattro persone, fa 14.801.595 famiglie eventualmente destinatarie del sacchetto. E volete dirmi che a Napoli e dintorni in questo momento ci sono più di 14 milioni di buste dell’immondizia di cui non si sa che fare?
Ma com’è che devo sempre pensarci io? Sto iniziando ad accusare il peso delle responsabilità.





