Ci sono tante cose che non saprò mai fare nella mia vita. Come, ad esempio, sconfiggere le forze del male, risanare il debito pubblico o resuscitare i morti. Poi ce ne sono altre che, pur essendo infinitamente più piccole e in apparenza insignificanti, non saprò fare lo stesso. Uno di esse, di gran lunga quella che mi crea il maggior numero di problemi, è salutare le cassiere del supermercato. Non è un’osservazione classista, nel senso che lo so che per salutare la cassiere basta dirle “ciao”. Solo tecnicamente, però. Nel senso: se entri nel supermercato vuoto e alle casse non c’è nessuno, arrivi, saluti, paghi e vai via. Magari prima di andare via regali anche qualcuna delle tue irrefrenabili battute umoristiche. Ma se alla cassa c’è fila... Lì sì che si materializza il dramma. Perché scegliere il tempo del saluto è impossibile e comunque finirai per fare la scelta sbagliata. Per questo io odio le cassiere dei supermercati. Perché ci provano gusto a fingersi amiche con il solo intento di rendere la mia vita un inferno.
Caso 1: la fila è interminabile e tu, che ti sei appena messo in coda dietro la vecchina imbottita di detersivi, inizi a cercare freneticamente lo sguardo della cassiera. Lo trovi e la saluti sprezzante del resto della gente. Bene, è questo il caso in cui sarai malvisto da tutto il resto della fila. Quel saluto verrà inevitabilmente visto come quello di chi arriva alle poste e, mascherandosi dietro uno “scusate, devo solo chiedere un’informazione”, scavalca tutta la fila, arriva allo sportello dall’impiegato che conosce, consegna il modulo o il bollettino del caso e conclude l’operazione in due minuti e tredici secondi netti. Tutti inizieranno a guardarti di traverso. La vecchina con i detersivi attaccherà discorsi ovvi sulla maleducazione dei giovani d’oggi. E se poi trovi pure il moralizzatore, dovrai sorbirti frasi volutamente provocatorie che spaziano dal vago “in questo supermercato c’è chi ha l’impressione di stare in salotto con gli amici” al diretto “mi raccomando, non iniziamo a fare i furbi e rispettiamo la fila”. Senza contare che se la cassiera non la conosci ti prenderà per una sorta di Charles Manson che cerca di sedurre le cassiere per poi ucciderle in un parcheggio di un centro commerciale.
Caso 2: ti metti dietro la vecchina e per i primi tre metri di fila fai il vago come in ascensore. Guardi ovunque, fisse le scarpe, ti concentri sul colorato banco che mischia senza logica i prodotti Kinder e quelli Hatù. Comunque eviti di incrociare lo sguardo della cassiera. Quando arrivi a due-tre persone dal pagamento, cerchi il suo sguardo e, infine, saluti. Bene, penserà che sei un classista del cazzo e ti vergogni di essere suo conoscente. E’ ovvio. Perché non avresti dovuto salutarla appena arrivato in fila, sennò? Lei ti ha notato mentre fingevi interesse per gli Happy Hippo. Ma tu, destrorso dei miei coglioni, hai fatto il vago per tutto il tempo pur di non mostrare agli altri soci del Rotary in fila con te che rivolgi la parola a gente di così bassa levatura. Sei proprio una merda.
Caso 3: la ignori fino al tuo turno. Sei un maleducato approfittatore. Certo, perché per te i rapporti sociali hanno un senso solo se sono funzionali a qualcosa vero? Scommetto che se non fossi obbligato a pagare fileresti via liscio senza nemmeno un “ciao” al volo. E, poi, scusa, perché non salutarmi mentre passavo i detersivi della vecchina prima di te? Stavi già sistemando la tua roba sul nastro gommato, dietro la barra “cliente successivo”. Cosa c’é? Fin quando non lavoro per te non sono degna di saluto? Stronzo.
Caso 4: fingi di soffrire di forti amnesie e ogni giorno che vai al supermercato ti cali nel ruolo di quello che va in quel supermercato per la prima volta. Se poi hai dei colleghi disposti a perorare la causa tanto meglio. Le prime volte, di fronte ai volti inferociti delle cassiere, potranno scusarsi loro per te, spiegando la tua malattia.
Caso 5: ordini la spesa per telefono. Spendi di più, ma sei felicissimo di poter accogliere il filippino che te la porta a casa con un sorriso a 384 denti.