martedì, 25 marzo 2008

La mia vita mi fa abbastanza schifo. E' inutile girarci intorno. O, comunque, ci si può anche girare intorno, a patto di non aspettarsi grosse sorprese una volta tornati al punto di partenza. Nel senso: se dovessi contare le cose che mi piacciono che faccio in questo periodo non arriverei alla fine delle dita di una mano con quattro dita. Apprezzo, in ordine più o meno sfuso:

- fare conversazioni totalmente prive di senso con Simiele, a volte prive anche di grammatica e di parole;
- fare commenti forzatamente sgradevoli con Mitch su tutte le donne con cui faremmo all'amore in questo periodo. Quindi su tutte le donne;
- continuare a pensare che prima o poi scriverò il libro che mi permetterà di andare al Maurizio Costanzo Show insieme a Federico Moccia, Aldo Nove, Pulsatilla e Andrea G. Pinketts. Dove ovviamente io e Andrea G. Pinketts ci ubriacheremo prima della registrazione e passeremo la puntata a ridere per fatti nostri, tra l'odio generale e Costanzo che ripete: "Boni, state boni".

La mia vita mi sta stretta. Deve essersi infeltrita quando l'ho lavata insieme alla roba del calcetto. Mi sento una puttana della fantasia: vorrei darla a tutti (la fantasia) ma intorno a me vedo solo depressione e scazzo e noia. E mi deprimo e scazzo e annoio pure io. In questi giorni ho conosciuto - o meglio, ho rincontrato dopo qualche tempo - l'arroganza, l'ignoranza disarmante, il ricatto, il dubbio, la delusione, l'insoddisfazione, la malinconia, il rimpianto, la tristezza per la chiusura di Blogbabel (questa per la prima volta) e la rinuncia al pranzo di Pasqua (questa per la quarta consecutiva). Ho sentito le lacrime di mio padre e le avrei rovesciate addosso a chi mi ha spinto a barattare tre giorni di ferie con tre giorni d'ospedale. Il rispetto, cazzo.

Toni inusuali e tendenti al criptico. Attendo tempi migliori per rovesciare nell'aria secchi di vaffanculi e delle mie simpatiche cazzate. Torno subito, abbiate fede.
domenica, 09 marzo 2008
author: tantecarecose @ 15:28
category: tuttologo per ignoranti, il caso moccia
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Sempre per aiutare il lettore a risparmiare qualche ora del suo tempo prezioso, vado avanti nell’analisi dei libri sopravvalutati dall’uomo e dal fluire della storia che potrebbero tranquillamente non essere mai consultati da un individuo senza che la vita di questi risenta del benché minimo contraccolpo.

“100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” di Melissa P.:
storia di una minorenne che la dà in giro come non fosse sua. Trasposizione librica del classico concetto che tira più un pelo di figa che un carro di buoi, anche se ci si trova in libreria. Scritto sotto forma di diario, il libro alterna i racconti sessuali della giovane Melissa con i compiti di latino e matematica da fare per il giorno successivo. Ben presto la giovane Melissa confonde i due piani – quello ormonale con quello scolastico – e inizia a parlare di sesso come un sussidiario. L’unico dubbio, alla fine del libro, sono i 100 colpi di spazzola, secondo alcuni un’ardita metafora. Secondo Wikipedia, “il libro ha riscosso un grande successo tra le ragazze di età compresa tra i 16 e i 25 anni”. Le prime intente a capire da dove cominciare, le seconde a interrogarsi sugli errori commessi in passato.

“Il codice da Vinci” di Dan Brown:
tutta comincia con l’assassinio di Jacque Sauniere, curatore del Louvre. E, con questo omicidio, si chiude la parte logica del libro e inizia il delirio dell’autore. Nelle pagine successive si scopre che Sauniere è stato ucciso perché un suo vecchio zio, parente alla lontana di Leonardo da Vinci, odiava il cristianesimo e aveva scoperto che il Santo Graal altro non era che un bicchiere di plastica di una festa delle medie organizzata da Leonardo sul quale campeggiava il nome “Leonardo” scritto con il pennarello. Da qui si evince dunque che la vera scoperta che il libro vuole portare alla luce è l’esistenza dei bicchieri di plastica e degli Uniposca Osama già tra la fine del 1400 e l'inizio del 1500. Almeno questo è quello che ho capito io.

“Ho voglia di te” di Federico Moccia:
cioè Step è tornato dall’America dove c’ha avuto un sacco de problemi perché quanno diceva a la ggente che se chiamava Step, tutti se mettevano a cammina’ o a sali’ le scale. E lui non ce capiva una mazza così torna a Roma e trova n’artra co’ un nome bestiale, tipo Gin. Che poi se chiama Ginevra che esce co’ l’amiche sua Fra (da Francesca), Anto (da Antonella), Lau (da Laura), Pin (da Pina) e Pi (da Pia). Però poi torna pure Babi e Step scopa co’ tutte e poi inizia a bere come un dannato. Forse è per questo che si riavvicina a Gin e alla fine scrive sul muro “Ho voglia di te”. Nel primo libro aveva scritto “Io e te 3 metri sopra il cielo”. Dopo questo libro l’associazione nazionale degli amministratori di condominio ha imposto alle sue future fidanzate di dichiarare l’eventuale unione con Step all’Ufficio igiene cittadina del Comune di residenza onde evitare imbrattamenti di muri supplementari.
mercoledì, 27 febbraio 2008

No, vabbè. Io volevo scrivere una cosa contro i cantanti stranieri che vanno a Sanremo e dicono sempre che l’Italia è il posto migliore della Terra. Stasera ci è cascato pure Simon Le Bon. Niente, è più forte di loro. Sarà per questo che stimo Brian Molko che non cagò nessuno e prima di andarsene, giacché c’era, spaccò pure una chitarra.

Volevo scrivere una cosa così ma mi brucia troppo quello che ho visto su Italia 1. C’era Tre metri sopra il cielo. Io dovevo sapere, capite? Per combattere meglio il nemico devi conoscerlo, o no? Il problema è che stasera ho capito che non potrò mai avere la meglio su Federico Moccia perché lui è un pazzo squilibrato. Devi esserlo per scrivere una cosa così. A parte tutto il film, il resto è decente. 3msc è una delle tre cose più brutte che io abbia mai visto nella mia vita: le altre due sono la risonanza magnetica del mio ginocchio e il lavandino di casa di un mio amico di Foggia che, dopo un capodanno, venne intasato dal vomito di un’altra mia amica di Foggia. 3msc è l’assenza di senno fatta film. La storia non esiste, ci sono solo personaggi dai nomi assurdi (uno si chiama pure Pollo, che, per fortuna, a una certa, muore) e il film scorre via su Babi e Step che scopano, poi si prendono a schiaffi, poi piangono, poi litigano e si mandano i messaggini. Comunque non parlano mai. E come potrebbero, poveri? Babi è geneticamente modificata e può solo tirare su col naso e, quando sconfina nel fantastico mondo dei verbi e dei sostantivi, lo fa tra delle lacrime assurde, risultando incomprensibile anche a se stessa. Al punto che, a fine film, anche lei non avrà capito nulla di quello che è successo. Step non piange mai perché è un cazzo di duro. Neanche quando gli fanno notare che è palesemente più grande degli altri attori e, ciononostante, frequenta ancora il liceo.  E poi Step non è in grado di parlare: si esprime per suoni gutturali e bisillabi scomposti. Ora: io, di fronte a una mente che ha partorito dei personaggi così, non starei tranquillo nemmeno un po’. Il problema è che Moccia è come il mostro finale dei videogame e lo dimostra tirando fuori dal cilindro l’arma segreta: una sequenza di circa due minuti fuori dal mondo di ogni logica finora nota alle filosofie occidentali.

E’ tipo così: Step arriva a una festa e, senza parlare, si pomicia Babi. Poi Babi riceve una telefonata e, senza parlare, inizia a piangere e fugge. Step mugugna qualcosa e fugge pure lui. Arrivano da una parte dove c’è Pollo morto, che detta così sembra una rosticceria, ma in realtà è una strada dove Pollo si è schiantato con la moto. Pollo è il miglior amico di Step, eh. Ma Step è un duro e non piange. Babi invece sì. In questo clima si manifesta l’imponderabile. Babi scappa e rinfaccia a Step di non dare stabilità alla sua vita, costringendola a momenti di euforia e di tristezza troppo ravvicinati. Step, invece di mandarla a cagare che “che cazzo è appena morto il mio migliore amico”, inizia a ribattere e i due litigano. Litigano, cazzo. Litigano con il cadavere del loro migliore amico a terra, in una sacca di cellophane. Si prendono pure a pizze in faccia per la loro inutile relazione, mentre la scientifica nel frattempo porta a termine l’autopsia e accerta che Pollo in realtà è morto dopo aver ingerito per la vergogna il copione del film. Per questo adesso io non insulterò più Moccia perché ho capito che devo avere paura di lui. Moccia è un pazzo psicopatico di quelli che ti guardano con la fissità dell’ebete prima di piantarti un machete nella nuca.

Nel film c’è però un alter ego dell’autore che aiuta a capire la sua personalità o, almeno, le cause di tali deformazioni cognitive. E’ il fratello di Step. Bene: questo per sette ottavi di film è la persona più antipatica del pianeta. Poi, in cinque minuti di pellicola, la ragazza lo lascia, perde il lavoro, gli portano via pure un cane che gli stava sul cazzo e, di colpo, riscopre l’amore per il fratello e diventa simpatico. Una chiara proiezione dei traumi subiti dal Moccia.

Ma soprattutto c’è una cosa che non capisco e qui, ahimé, temo che la colpa non sia di Moccia. Se tutto il film è girato a Roma e i protagonisti sono tutti romani, perché la voce narrante è di un milanese esasperato tipo il commendator Zampetti?

Moccia è pazzo e io lo temo.
venerdì, 01 febbraio 2008
author: tantecarecose @ 04:59
category: questioni varie ed eventuali, il caso moccia
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toto1

Non volevo fare troppo il coatto, ma l'hanno fatto tutti quelli in nomination... Perciò...

Perciò...scelgo una campagna elettorale sobria. Tipo:

"Anche tu, lettore occasionale, vai su Sw4n.net e vota questo simpatico blog nella categoria "Miglior blog umoristico". Se lo farai - e spargerai la voce - la Tcc & co. ti promette, in un colpo solo, la messa in sicurezza della foresta amazzonica, la chiusura del buco nell'ozono, l'appagamento dell'ego di un giovane blogger, la cancellazione del debito del Terzo mondo, la ricostruzione delle città devastate dallo tsunami e la messa la bando della pena di morte e dei libri di Moccia. Ricorda: per un mondo migliore basta un click".

Vabbé, questo messaggio si autodistruggerà alla scadenza del termine utile per votare...

mercoledì, 30 gennaio 2008
author: tantecarecose @ 00:25
category: tuttologo per ignoranti, il caso moccia
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Per aiutare il lettore a risparmiare qualche ora del suo tempo prezioso, fornisco un compendio di libri sopravvalutati dall’uomo e dal fluire della storia che potrebbero tranquillamente non essere mai consultati da un individuo senza che la vita di questi risenta del benché minimo contraccolpo.
 
“Siddharta” di Herman Hesse: storia di un povero cristo che, in diverse fasi della sua vita viene abbandonato da chiunque: dagli amici, dal figlio e pure da un barcaiolo semi-muto. Siddharta ha i complessi di inferiorità verso l’amico Govinda, al quale i Kula Shaker hanno dedicato una canzone. Forse è questo a far sbroccare Siddharta, al quale mi sembra che nessuno abbia mai dedicato neanche un giro di do. Comunque: Siddharta e Govinda viaggiano e decidono di andare a vivere con i “Samana”, pensatori che imparano a impersonarsi con tutto ciò che incontrano. Tipo che se incontrano un masso, tutti i Samana si fermano a fare il masso e non si muovono finché non passa di lì una cosa deambulante nella quale possano impersonarsi. Poi Govinda decide di aggregarsi a una setta, mentre Siddharta incontra Kamala, la lascia incinta senza saperlo e se ne va. Poi incontra il pescatore muto che lo abbandona dopo un po’ e, di fronte alle limitazioni imposte dall’handicap, questo la dice lunga sul grado di zelo ed entusiasmo che Siddharta riusciva a portare nella vita della gente. Poi Siddharta trova il figlio, che però lo odio e lo abbandona a sua volta dopo poco. Intanto Govinda, con i neuroni ormai bruciati da anni di droghe e alcool con quelli della confraternita, torna da Siddharta e lascia che si sfoghi raccontando le sue cazzate metafisiche. 
 
“L’alchimista” di Paulo Coelho: serie di riflessioni sul viver bene che spaziano dall’ovvio all’assurdo. Tipo: non dormire con il cellulare acceso ché se qualcuno ti chiama ti svegli. Oppure: se quando sei in macchina vedi la luna piena fermati e parlale, non curandoti del fatto che sei in autostrada e che ti sfrecciano i tir da tutti e due i lati a 180 km/h. Nella versione originale, quella in portoghese, i protagonisti si chiamano Santiago e Fatima. In quella italiana si chiamano Catanzaro e Isernia. Santiago/Catanzaro è povero ma grazie all’alchimia diventa ricco. Un po’ come Wanna Marchi. Da uno che si chiama Paolo Coniglio, d’altra parte, non era lecito attendersi di più.
 
“I promessi sposi” di Alessandro Manzoni: al capitolo 2 Lucia Mondella ha già il match-point: con un “sì” pronunciato di fronte al curato – che finalmente sta bene – potrebbe chiudere la storia dopo circa una ventina di pagine. Manzoni, però, si accorge che così non sarebbe passato alla storia e, rosicando, fa fallire il piano di Renzo e Lucia, che ci metteranno altre 500 pagine prima di riuscire a diventare marito e moglie. Il romanzo ha dunque avuto successo solo perché ha dimostrato che l’inevitabile prima o poi accade. In tal senso è stato decisivo il cambio del nome del protagonista. Nella prima versione, infatti, il romanzo si chiamava “Fermo e Lucia”. Il problema è che, ogniqualvolta ci si trovasse nel mezzo di un’azione per cui era opportuno che Lucia chiamasse per nome il suo fidanzato, questi, ubbidiente, rimaneva impalato, non portando a termine la propria azione. A pagina 14.362, Manzoni si accorse che così non sarebbe mai riuscito a farli arrivare all’altare e decise di cambiare il nome di Fermo. Per vendetta, però, li fece comunque sposare in un lazzaretto.
 
“Due di due” di Andrea De Carlo: ci sono due amici che non si sa come facciano ad esserlo. Uno è sfigato, l’altro è da paura, infrange i vetri dell’imbarazzo e se le scopa tutte lui. Al punto che risulta difficile capire perché quello da paura abbia interesse a portare avanti questi amicizia. E riesce ancora più difficile spiegarselo per lo sfigato che, a una certa, va a vivere lontano dalla civiltà, campando di autoproduzione, tanta è la poca voglia di avere contatti con un mondo che ormai lo deride anche nella figura del fruttivendolo o del giornalaio sotto casa. Quello da paura ovviamente muore giovane e dannato, mentre lo sfigato è condannato a una vita di merda e morirà 96enne, solo e povero. Ma questo nel libro non è detto.
 
“Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia: cioè ci sta Step che è un figo proprio da panico e che je piace ‘sta Babi che però non se lo incula de pezza. Allora Step je fa le poste co’ la moto, ma Babi je a fa solo annusa’. Poi Step però la conquista e mettono i lucchetti a Ponte Milvio. Poi Step parte per l’America che vuole fare le sue esperienze con le magliette della Pickwick e Babi si dispera con gli orsi di peluche attaccati allo zaino. Il romanzo è stato venduto in tutti i Paesi d'Europa e persino in Giappone e in Brasile. Senza essere tradotto, però.
venerdì, 25 gennaio 2008
author: tantecarecose @ 02:41
category: la mia parte intollerante, geni del male, tuttologo per ignoranti, il caso moccia
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Beh, nelle ultime ore è successo qualcosa di davvero clamoroso, è inutile che stia qui a parlarne. D’altra parte quando ci sono in giro personaggi di questo spessore non è che puoi aspettarti molto altro. La verità è che uno pensa che al peggio non ci sia mai fine, però poi deve sempre ricredersi. Insomma, per uno che ha idee simili alle mie, oggi è un giorno di merda perché, più o meno intorno alle 20, mentre succedevano cose di poco conto tipo la caduta del governo, su uno schermo di una sala del cinema Adriano di Roma passavano i titoli di coda del film di Federico Moccia.
 
Ora accogliere con un sorriso benevolo l’esordio alla regia di Moccia dopo aver già dovuto mandare giù i suoi libri è un po’ come accettare con lo stesso sorriso che Rocco Siffredi, oltre alle fighe assurde che si ciulla per professione, inizi a trombarsi anche tua madre, tua sorella e ogni componente femminile della tua famiglia. Che io ci provo a non parlarne, ma proprio non ce la faccio. Così ho deciso di fare come Beppe Grillo, rubando la celebre campagna “Boicotta Esso e Shell”, che per l’occasione diventa:
 
BOICOTTA MOCCIA
Anche se non vai al cinema dai tempi dell’Istituto Luce e se sei analfabeta e dunque inabilitato alla lettura, per favore fai circolare il messaggio agli amici.
 
Diamoci da fare... Siamo venuti a sapere di un'azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti di Federico Moccia. Si sente dire che dopo i libri e i film la sua attività creativa si estenderà anche alla poesia, alla musica, al teatro sperimentale, al cabaret, alle arti figurative tutte, alla medicina, alla cucina, al bricolage, al decoupage, alla veterinaria applicata e alla metempsicosi.
 
La presenza di Moccia aumenterà fino a saturare il mondo della comunicazione.
 
UNITI possiamo fermarlo, muovendoci insieme, in modo intelligente.
 
Ecco come: La parola d'ordine è "colpire il portafoglio dei cinema che NON trasmettono i suoi film". I proprietari dei cinema ci hanno fatto sempre credere che un prezzo che varia tra 6 e 7 euro al biglietto sia un buon prezzo, anche per un film di Moccia, ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro è circa la metà. Meno della metà se parliamo di un film del pelatone. Cinefili e cinofili possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende: bisogna usare il potere che abbiamo. La proposta è che, da qui alla fine dell'anno, nessuno vada più a vedere – che so? – un film di Quentin Tarantino. Il gestore della sala che non si dà pace per l’imprevisto flop del caro vecchio Quentin sarà obbligato a calare i prezzi. A quel punto, con il biglietto a un euro, anche i più convinti denigratori di Tarantino decideranno di affollare le sale. Se l’Adriano, ad esempio, cala i prezzi di Tarantino, tutte le altre sale dovranno fare altrettanto. Lo stesso Adriano dovrà adeguarsi per evitare che nella sala di Moccia ci siano dieci persone, tra cui Babi e Step, e che nella sala di Tarantino siano accatastati 2673 spettatori. A quel punto calerà il prezzo anche del film di Moccia. Per evitare però che la gente, a quel punto, cominci ad andare a vedere anche “Scusa ma ti chiamo amore” bisognerà agire su più fronti nella prima fase. Come fare? Facile. Nelle sale di Tarantino stracolme, tra il primo e il secondo tempo, verrà proiettato un video di un attivista anti-Moccia che racconta per filo e per segno la trama della pellicola, concentrandosi ovviamente sul finale, rigorosamente svelato. Così si scoraggiano gli esseri pensanti che non hanno letto il libro. Poi, però, l’attivista racconterà anche una serie di sventure capitate a suoi amici immaginari a causa delle turbolenze dei fan di Moccia. Dirà di quel ragazzo investito dalla moto del fan che si credeva Step e che è entrato nella sala dell’Adriano impennando. Racconterà della ragazza rimasta sei notti e sette giorni chiusa nel bagno del cinema a causa dei lucchetti che i fan avevano attaccato dietro la porta del cesso. Ricorderà la ragazza affogata nel Tevere dopo essere precipitata da Ponte Milvio a causa del peso degli orsi di peluche attaccati allo zaino. Insomma, anche i fan del Moccia più accaniti dovrebbero sentirsi a questo punto sufficientemente demotivati. A quel punto si potranno rialzare i prezzi di Tarantino, tanto il film del pelatone se lo andranno a vedere solo Cristiana Capotondi e le sue amiche. Si può fare, dunque, solo che per farcela dobbiamo essere milioni di non clienti dell’Adriano in tutto il mondo. Il che verrà facile a uno che vive a Sydney, meno a chi abita a Piazza Cavour. Questo messaggio è stato inviato a una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a...diciamo una decina di amici, siamo a trecento. Se questi fanno altrettanto, siamo a 3000, e così via. Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato alla.... settima "generazione", avremo raggiunto e informato trenta milioni di potenziali spettatori.
 
Chi ti Moccia, ti spegne: digli di smettere.
PS: peraltro Moccia picchia i bambini, si scaccola in macchina e attacca i suoi prodotti sotto il sedile del passeggero, aiuta le vecchiette ad attraversare ma le lascia a metà della carreggiata, racconta i finali dei film e dei libri ai suoi amici, quando sta con la sua ragazza fa commenti pesanti sulle altre donne, rutta durante i pasti anche ai pranzi di lavoro, lancia i petardi allo stadio, ride quando vede in tv le immagini dello tsunami, si mangia le unghie dei piedi e non compra un cd originale da un decina d'anni. Fate voi.
domenica, 29 aprile 2007
author: tantecarecose @ 23:09
category: laif is nau, questioni varie ed eventuali, il caso moccia
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Se fossi Bubka o Fiona May, ora me ne starei in pedana a chiedere l’applauso ritmato del pubblico, prima del secondo tentativo. Il punto non è tanto che non sono Bubka o Fiona May quanto che sto provando a chiedere l’applauso ritmato qui, nella mia camera, e non mi risponde nessuno. Mah... Comunque, dicevamo, domani ci riprovo. L’Ordine dei giornalisti chiama e io proverò a rispondere. Ovviamente insieme ad altre 699 persone che in questo momento, proprio come me, staranno pensando: “Ma vuoi mettere che adesso, su 700 persone, vanno a seccare proprio me?”. Io a ottobre lo pensavo e pensavo anche che la statistica che vuole un bocciato su quattro era poco più che uno spauracchio. Non senza orgoglio, sono stato cassato. I tre amici che avevano fatto il corso con me, no. Io ero il fottutissimo “uno su quattro”. Quindi domani, per iniziare, cercherò quelli che, a vista, hanno più probabilità di essere bocciati. Ne metterò insieme tre e spererò che la statistica, a ‘sto giro, freghi qualcun altro. In attesa del resoconto di quello che accadrà domani al famigerato Ergife, l’hotel nel quale il 90% della popolazione italiana si reca per concorsi vari e solo l’altro 10% per dormirci, faccio il punto dei temi preparati per la prova di domani:

 

 

Traccia di filosofia dello spettacolo

“Tutto scorre, specie in primavera. Il candidato illustri le differenze tra Panta rei e Marina Rei”

 

Traccia di economia scientifica

“Respiriamo l’aria e viviamo aspettando primavera. Il candidato illustri la relazione tra l’allergia ai pollini, Marina Rei e le lobby dei produttori di antistaminici”

 

Traccia di letteratura musicale contemporanea

“Secondo alcuni scrittori, dietro la B dell’amica Isa B potrebbe nascondersi Babi, la fidanzata di Step. Il candidato si esprima su questa teoria complottistica e illustri le relazioni che intercorrono tra Babi, Step, l’amica Isa B, Marina Rei e Federico Moccia”

 

Traccia di grammatica condizionale linguistica

“Marina Rei, da cantante a semplice condizionale. Il candidato illustri la metamorfosi dell’artista, citando casi analoghi. Si ponga l’accento, inoltre, sull’interpretazione anglosassone della trasformazione artista-condizionale: il caso di Sonia Grey”

sabato, 14 aprile 2007
author: tantecarecose @ 16:38
category: la mia parte intollerante, il caso moccia
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Ciao_LampioneROMA - L'allarme era stato già lanciato qualche giorno fa: troppo peso, su quel lampione di Ponte Milvio che ospita, ormai da tempo, i celebri lucchetti dell'amore. E alla fine, oggi pomeriggio, il peggio è accaduto: il lampione è crollato. Sul posto, sono intervenuti i vigili del fuoco. (Fonte: Repubblica.it)

 

“Farò il pompiere” dicevano il piccolo drago Grisù e il piccolo Tantecarecose. Poi il drago Grisù è cresciuto e, come ogni esemplare della sua specie, ha iniziato a incenerire città e a fare la guardia a castelli incantati. Il piccolo Tantecarecose è cresciuto, ma sempre con questa voglia più o meno latente di fare il vigile del fuoco. Poi prendi altre strade, fai il giornalista, apri un blog, insulti Moccia, apri un quotidiano – apri un computer, trattandosi di quotidiano on-line – e di colpo ti accorgi che, dopo averlo aperto, il computer non funziona. Però ci sono i computer dei tuoi colleghi e, da lì, ti imbatti nella notizia che aspettavi da tempo. E che ti fa rinascere la voglia di correre sul quel ponte con i tuoi colleghi per evitare che il lampione agonizzante si abbatta con tutta la sua rabbia ferrosa su qualcuno. E mentre pensi questo pensi che:

 

Fdrceeio Moccia non è sostenuto solo dalle lobby delle ferramenta, degli avvocati divorzisti e degli Amici dell’Aloe (ved. post precedenti), ma anche da quella dei produttori di lampioni, che fanno pressione su di lui perché la questione dei lucchetti, come è evidente, ha dei risvolti pratici anche per loro. Feeiodrc Moccia, anzi, insulta i pompieri che accorrono per sistemare i pali. Una volta è stato visto mentre strappava i peli del naso a un peluche raffigurante il drago/pompiere Grisù. La reazione del drago gli è parsa così dignitosa e al tempo stesso rivoluzionaria che ha deciso di affidargli la parte del co-protagonista nel prossimo film. Il peluche di Grisù farà l’amico morigerato di Step. Manterrà il nome Grisù, che pare stia già diventando un cult tra i giovani. Alla notizia, Scamarcio ha replicato con la sua tipica espressione da duro. L’altro giorno Frdcoiee Moccia ha visto una ragazzina alla quale, per sfiga, sono cadute le chiavi di casa nel Tevere. Osservando con attenzione – durante la caduta libera – le dimensioni delle chiavi stesse, Foieercd Moccia l’ha stimata perché pensava avesse agganciato al palo di Ponte Milvio un lucchetto blindato di 2,50 x 1,60 metri. Fodereci Moccia l’ha scritturata per il prossimo film. Alla notizia, Laura Chiatti ha replicato: “Ma che davero davero? Che bello, sono troppo contenta!!! E comunque tra noi non ci sarà mai rivalità e saremo ottime amiche. Saluto tutti quelli che mi conoscono”. :-) P-) I protagonisti dei libri e dei film di Frioeedr Moccia riescono a fare le faccine anche parlando.

 

Giuro che questa potrebbe essere forse l’ultima volta nella quale non proverò a non insultare nuovamente Foderice Moccia.

domenica, 25 marzo 2007
author: tantecarecose @ 17:12
category: tuttologo per ignoranti, il caso moccia
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Neanche “Gomorra” di Saviano è riuscito a dare una risposta alle mie domande. Vado con ordine. Dopo ben tre mesi – non è propriamente il genere di libro che prediligo – sono riuscito a finire questo benedetto caso letterario che, a onor del vero, mi era stato consigliato da esperti del settore quando ancora l’attenzione dei media non lo aveva ricoperto come una vagonata di melassa. Che dire? Che si tratti di un’opera coraggiosa lo testimonia la simpatica scorta che ormai segue Saviano come un’ombra in qualsiasi suo movimento. Libro scioccante, scritto in maniera linguisticamente superba ma che non è riuscito a fare luce su una delle zone d’ombra più oscure dell’economia mondiale. Saviano smaschera le dinamiche dei traffici di droga, di armi, anche di persone, ma non del bene più sconosciuto e politicamente scomodo. Di un traffico del quale, chissà perché, nessuno parla. Quello dell’Aloe.

 

Quale considerazione nasce automatica nella mente di una persona mediamente intelligente e curiosa quando si trova per le mani un dopobarba o un farmaco all’Aloe vera? Che ci sia anche un’Aloe finta, ovviamente. Ma di ciò nessuno parla. L’Aloe diventerà il petrolio del XXII secolo. L’Aloe vera è usata come lassativo, come topico per ridurre il dolore e favorire la guarigione di ustioni, ferite ed eritemi solari, come amaro-tonico, eupeptico (aiuta la digestione). E’ inoltre utilizzata per malattie del sistema immunitario, allergie alimentari, ulcere gastro-duodenali, malattie infiammatorie croniche, per prevenire gli effetti iatrogeni radio-chemioterapici e per la cura delle malattie infettive. Oltre a svariati usi nel mondo della cosmesi. E ci fanno anche gli yogurt. Insomma, un giro economico da mettere alle corde, forse non tutti insieme, ma qualche Emirato Arabo a caso, sì.

 

Ma chi c’è allora dietro il giro di Aloe? Quali gruppi di potere ne controllano l’estrazione e la vendita? Perché nessuno ne parla? E, soprattutto, quando sulle confezione c’è scritto “con Aloe” e basta, si intende “con Aloe vera” o non si scrive nulla per omettere che si tratti di Aloe finta? Come a dire che l’Aloe finta potrebbe essere tra noi senza che nessuno possa accorgersene a causa di una semplice ed errata interpretazione di un aggettivo omesso...

 

Poi, per caso, mi imbatto in un sito internet di una libreria di Magenta, vicino Milano, dove trovo le informazioni che mi servono per chiudere il cerchio. In detta libreria, infatti, l’11 novembre scorso si è svolto il seguente evento:

 

Incontro promosso dall'Associazione Amici Aloe del Magentino per parlare di “USO TERAPEUTICO DELL'ALOE, UNA PIANTA DAVVERO ECCEZIONALE!”

 

Fin qui nulla di strano, se non fosse che qualche giorno dopo, la stessa libreria ha ospitato “un’eccezionale anteprima”:

 

Con un giorno di anticipo su tutti gli altri lettori, i tanti fan di Federico Moccia potranno avere una copia del nuovissimo libro "Scusa ma ti chiamo amore" in un'edizione speciale, disponibile solo in questa serata, con dedica dell'autore! Non aspettare! Prenota prima possibile la tua copia!

 

Ancora lui! Il quadro è chiaro. Federico Moccia è uno spacciatore di Aloe finta. Per i suoi loschi traffici indice serate culturali nelle quali promette edizioni speciali dei suoi libri che altro non sono che fascicoli rilegati con una copertina che, sciolta in acqua calda, diventa Aloe finta in polvere. Atossica e inodore: introvabile anche per i cani della polizia. L’insospettabile libreria d Magenta fa da copertura e da magazzino per lo stoccaggio, mentre l’Associazione Amici dell’Aloe, sfruttando le proprie ramificazioni nel mondo della politica e dell’economia, si occupa del reperimento della materia prima e dei visti internazionali per il trasporto. Secondo quanto riferito da una fonte che ha chiesto di rimanere anonima, sembra che nel prossimo libro di Moccia Step decida di mettere da parte le canne e di lanciarsi nel mercato di una nuova e potentissima droga sintetica ottenuta dalla sintesi dell’Aloe finta.

 

Saviano si sta già occupando del caso.
lunedì, 12 marzo 2007
author: tantecarecose @ 01:56
category: la mia parte intollerante, il caso moccia
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Attenzione: il post seguente contiene un duro sfogo contro un individuo. Per evitare querele il suo nome sarà parzialmente criptato.

  

Il vero male del mondo è Feedrico Moccia. Feedrcio Moccia ha 44 anni e fa il figo con le ragazzine con lo zainetto con i portachiavi di peluche appesi. Federoci Moccia ha costruito un mondo virtuale per ragazzini; Michael Jackson almeno ci ha messo i soldi e l’ha costruito davvero. Fdeerico Moccia è sostenuto dalle lobby dei ferramenta che fanno pressione su di lui per inserire la cazzata dei lucchetti nei suoi libri. Feerdico Moccia è pelato (questa non è molto offensiva ma è un dato di fatto). Efedrico Moccia ha un sito e un blog dove sono permessi solo i commenti che lo esaltano quale più grande scrittore della storia contemporanea. Una volta gli ho scritto che, secondo me, solo i libri di Biagi destavano più interesse dei suoi ma lui si è offeso e non ha pubblicato il commento. Ho insistito e alla fine mi ha pubblicato. Una sua lettrice mi ha risposto: “Biagi? Grande Max! Dai, che quest’anno il mondiale di Superbike è tuo!  :-)”. Sul sito di Fdrceeio Moccia è vietato usare le vocali ed è bandita la “c” (giuro che l’ho vista sostituita dalla “k” anche quando era dolce---> passi “anke”, ma “kiao” proprio no). Sul sito di Eeiofdrc Moccia ti pubblicano solo se dopo il commento metti anche una faccina :-)    %-)    P-)  ecc. La faccina :-( non è consentita perché sennò si deprimono gli utenti del sito. Ferdeico Moccia suppone che in giro per il mondo ci siano ragazzi che si chiamano Step. Feredoci Moccia lavora ai testi di “Domenica In” (questa la sanno in pochi, ma è vera). Il primo libro di Docirefe Moccia è stato tradotto anche in Brasile: per colpa sua anche il Cristo Re è stato ricoperto di lucchetti. Feeiodrc Moccia vuole convincere i ragazzini a sposarsi a diciotto anni. Su di lui fanno pressioni anche le lobby degli avvocati divorzisti. Frdcoiee Moccia potrebbe essere l’anticristo.

 

(Adesso è ovvio che Feeiordc Moccia leggerà questo post e mi contatterà benevolmente sorpreso dalla mia vis comica e per nulla offeso e mi proporrà di scrivere a quattro mani il terzo capitolo della storia di Step. Io gli spiegherò che sono frustrato per non essere ancora riuscito a pubblicare il mio libro, e lui mi dirà “Dai, adesso vediamo cosa possiamo fare” e nascerà un sodalizio artistico destinato a sconvolgere la letteratura del XXI secolo. Io intanto continuerò ad insultarlo)

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