L’epica – quella vera, non quella di un banale esame da professionista – si compie venerdì sera, quando una macchina verde con cinque folli raggiunge la Daunia. Quattro dei cinque folli non sanno cosa sia la Daunia. Missione: presenziare alla serata di premiazione dell’Argos hippium.
Nel mezzo della traversata Roma-Manfredonia ho il coraggio di vuotare il sacco:
“Raga’, a Manfredonia piove e forse la serata salta”.
L’affermazione è accolta da pacche sulle spalle e risate benevole. Capisco che qualcosa non va e, in effetti, quando spiego nel dettaglio che se la serata salta significa che stiamo facendo 800 km a vuoto, vengo preso di peso, imbavagliato, incappucciato e messo di peso nel portabagagli. Per fortuna sento qualcuno che dice:
“Dai, appena troviamo il cartello ‘inversione di marcia’ torniamo indietro”.
Il fatto che in autostrada non ci siano cartelli ‘inversione di marcia’ mi aiuta non poco nell’arrivare in semi-orario a casa mia.
Effettivamente piove, la gatta non si muove, ma in compenso si muove il mio cane che, appena arrivati, ci salta addosso lasciandoci sui vestiti quel simpatico effetto zampette di animale. Comunque: si accende una candela, diciamo buonasera ai miei genitori e andiamo a prepararci. Indomiti.
Arrivati allo Sporting Club, in Siponto, cirrostrati e cumuli-nembi danno prova di grande generosità e iniziano a dare tutto quello che hanno da dare. Arriva un signore che ordina alle acque di aprirsi: mi inginocchio e prego, pensando sia Mosé. Ma è solo l’organizzatore del premio che supplica il cielo di non fargli saltare la serata.
Intanto vengo a sapere di essere stato clamorosamente demansionato. Niente premiazione, niente ospitata d’onore. Sarò solo un sorta di valletto evoluto che premia chi l’Argos Hippium se l’è guadagnato davvero. Inviperito, mi munisco di Superliquidator e ci metto del mio sulla pioggia che imperversa sulla città.
Intanto il tempo passa, la pioggia non cessa e i bookmaker danno ormai la serata 1:80. In lontananza si vede un barca con un uomo, fiero, in piedi nel mezzo che agita un grosso remo. Sembra Caronte. Realizzo che in tal caso sarei morto, così mi inginocchio e prego. Ma quando la barca si avvicina mi accorgo che a bordo c’è ancora l’organizzatore del premio che si aggira nervosamente per Siponto, imprecando contro il fato avverso. Intanto i quattro folli mi guardano minacciosi, temendo ormai il peggio. Di conseguenza temo il peggio anch’io.
Poi, l’imponderabile. La pioggia si ferma e parte la serata. Lo Sporting è allagato. La tensione è alle stelle e non aiutano le seimila battute sullo tsunami e sulle gondole del comico sardo di Zelig. Viene distribuita carta in ogni sua forma per asciugare sedie e tavoli. Quelli che non hanno voglia di lavorare di gomito si fingono gentili e porgono le sedie alle signore. Quando l’ignara vittima si è accomodata, asciugando la sedia, fanno finta di aver sbagliato signora e la invitano ad andare via. Altri provano a rubare le sedie asciutte: un signore se ne accorge e cerca di strangolare il ladro con un rotolo di carta igienica. Intervengono le forze dell’ordine che obbligano il ladro, come pena, a sedersi e a strusciarsi su almeno venti sedie. Comunque, la serata inizia.
Per prima sale sul palco tale Jonie Falcone, giovane argentino-casertana della quale Tcc si innamora con effetto immediato. Jonie è una sorta di Shakira di bufala, ha fatto un singolo che si chiama “Hasta el sol” che contiene tutte le parole richieste da una canzone latino-americana (hasta, sol, corazon, vida, barrio e un, dos, tre) e con la più famosa collega ha in comune il pantalone di pelle e un invidiabilissimo movimento d’anca. Tcc decide che la sua gag sarà quella di salire sul palco e dire cose tipo: “Sono qui stasera solo per avere il numero di telefono di Jonie”. Applausi del pubblico, per la bella Jonie e per la battuta futuribile di Tcc.
Sul palco, intanto, si alternano foggiani illustri: c’è il foggiano che ha centuplicato gli utili di un’azienda, c’è la Top gun foggiana – sulla quale si sprecano le battute della Topa gun –, c’è il finanziere foggiano e altri foggiani vari. Poi, a una certa, chiamano sul palco il signor Maina – quello dei panettoni...è foggiano pure lui – e annunciano che a consegnare il premio sarà Tcc. Il signor Maina, in realtà, non c’è e ha mandato un suo rappresentate, tipo il presidente dei troiani nel mondo (per chi mastica poca Daunia, Troia è provincia di Foggia). Mentre salgo sul palco penso che sto per consegnare il premio a uno di Troia. Il mio protagonismo mi porta ad urlare “Questa...è...Spaaaarta!” e a scaraventare giù dal palco il cordiale signore, colpendolo con un calcio sullo sterno. Tra gli applausi generali, il troiano nel mondo si arrampica a fatica sul palco e, dopo la firma di un armistizio, gli consegno il premio. Intanto sul palco nessuno mi caga. I conduttori parlano solo con il vice-Maina e io sembro quello inutile degli 883. In realtà non sono turbato perché posso finalmente osservare da vicino la presentatrice della serata, Marzia Campagna, che scalza dal mio cuore Jonie Falcone, causando il mio secondo innamoramento della serata. Marzia fa la giornalista per un’emittente foggiana ed è la classica ragazza che hai visto crescere, che poi perdi di vista e che ribecchi dopo anni, con uno stupore piacevole che ti fa tirare fuori solo le classiche frasi pugliesi tipo: “Madonna, ti sei fatta veramente un pezzo di ragazza...”. Benché anche Pacciani si sia fatto un pezzo di ragazza, l’effetto-Marzia è esattamente quello.
Dicevo: mentre apprendo vita, morte e miracoli del troiano nel mondo, capisco di essere caduto in un’imboscata. E’ evidente che hanno deciso di farmi pagare la spavalderia del blog e l’idiozia di quanti, da me spronati, hanno votato con motivazioni davvero poco terrestri.
E invece Siponto mi ama e la serata cambia improvvisamente piega. Mentre il troiano continua a sproloquiare, Jonie Falcone, forse perché ingelosita dal mio amore per Marzia, sale sul palco e lo stende con un colpo di lucha libre (Jonie ne sa a pacchi di lucha libre). Io la amo nuovamente. Allora Marzia, capito che le sto sfuggendo dalle mani, decide di farmi suo con i mezzi del mestiere e inizia a intervistarmi. Non riesco a sopprimere il mio ego che prende la parola al posto mio e inizia a sparare cazzate. Strappa anche qualche sorriso ai presenti. Al mio fianco il comico sardo di Zelig prova a rubarmi la scena, insultandomi per il mio abbigliamento, ma Jonie lo stende. Poi mi chiedono perché dovrei essere premiato e io comunico che risponderò solo in presenza del mio avvocato. Ma mentre il legale arriva, Marzia conquista definitivamente il mio amore, annunciando che sarò premiato anche io. Però non con l’Argos hippium ma con un quadro che, oggettivamente, è molto più figo. Nonostante rappresenti l’Argos hippium. Che è un po’ come organizzare una rimpatriata con gli amici del liceo e poi invitare solo le loro foto. Ma va bene così. Tcc posa per i fotografi con tanto di quadro, firma il registro dei premiati, sempre posando per i fotografi e, alla fine, posa il quadro davanti ai fotografi e va a sedersi tra i folli.
Tra i folli intanto si parla di Fiordaliso, ospite della serata incredibilmente rifatta. Sono le donne folli che lo sostengono. Ma quando Fiordaliso compare sul palco – manco a dirlo, per cantare “Non voglio mica la luna” – i folli uomini e Tcc concordano che è la classica tardona che fa la fortuna di un uomo. Tcc si innamora per la terza volta nel corso della serata, nel momento preciso in cui Fiordaliso, in evidente competizione con Jonie Falcone, muove il culo davanti alla telecamera.
Il resto è il mini-concerto di Bennato e la mega-cena terrona gentilmente offerta dai coniugi Tcc e finita orientativamente intorno alle tre di notte. Quando un giorno è appena finito e un nuovo giorno sta per iniziare.