giovedì, 03 luglio 2008

Tanto tutti prima o poi ci abbiamo provato, per cui non mi sento un alieno a dire quello che sto per dire. Che poi se sei giornalista, se hai fatto l’animatore o lo speaker in radio, se hai un blog o se ogni tanto partecipi a qualche concorso di narrativa, una componente egocentrica ce la devi avere. Io le cose succitate le ho fatte tutte, quindi ho tante componenti egocentriche. O una sola, però molto grande. Insomma: io sono uno di quelli che ogni tanto testa la sua popolarità su Google.

Devo dire che, da questo punto di vista, essere Gianluca Cordella e non Mario Rossi mi ha agevolato non poco il compito. Almeno le pagine trovate parlavano di me e quasi esclusivamente di me. Senza dover stare a passarle in rassegna tutte, sfoltendo la mia effimera auto-affermazione di ingombranti omonimie. E sin dall’inizio mi sono portato appresso un Gianluca Cordella che parla di automodellismo e un Gianluca Cordella calciatore/modello. Il modellista non mi ha mai preoccupato tanto. Aveva le sue due belle citazioni e, a distanza di anni, quelle sono rimaste. Quindi questo Gianluca Cordella o è morto o ha appeso i modellini al chiodo, peraltro frantumandoli in mille pezzi. Niente da aggiungere su di lui. Il calciatore/modello è già più problematico. Intanto perché è stato lui a spingermi la prima volta a cercare il mio nome. Sfogliavo una rivista inutile, quando trovai una pagina con una gamba muscolosa e una scarpa di Dirk Bikkembergs. Con la scritta “Gianluca Cordella posa per Dirk Bikkembergs”. La soluzione era facile: dovevo querelare questo stilista da quattro soldi per aver provato ad arricchirsi con il mio nome. Da buon egocentrico non mi ha nemmeno sfiorato l’idea che potesse trattarsi di un omonimo. Era chiaro che quella vecchia volpe di Dirk mi conoscesse bene e avesse deciso di usare il mio nome. Altrimenti perché non avrebbe fotografato il modello anche in faccia? Il classico scambio di persona. Ma mentre mi vedevo già in tribunale di fronte a un Dirk imbarazzato che provava a dimostrare che quella gamba fosse la mia, mi imbattei in un manifesto di Bikkembergs con Gianluca Cordella sano. Non ero io, cazzo. Un omonimo celebre e ingombrante. L’anagrafe mi aspettava: dovevo diventare almeno Gianluca Cordelli. La fama di questo calciatore/modello doveva però fare i conti con la brama di successo di Bikkembergs che, messi da parte i calciatori dilettanti, decise di lanciare la nuova campagna pubblicitaria con calciatori di serie A. Da allora di Gianluca Cordella non si è saputo più molto, a parte – e questo brucia ancora – che lui ha delle pagine che parlano di lui in cirillico. Cosa che io, a meno di miracoli, non avrò mai. Pazienza. E comunque oчевидно, в честь чемпионата мира по футболу лицом марки в этом олимпийском году стал популярный итальянский футболист Джанлука Корделла.

Nel frattempo il blog stava iniziando a crescere, avevo vinto un paio di concorsi di narrativa e avevo pubblicato qualche racconto qua e là. Insomma stavo diventando io il vero Gianluca Cordella.  Pagine in aumento, primi risultati tutti per me e avversari che non crescevano.

Qualche settimana fa, il dramma. Nel Salento è venuto fuori ‘sto Gianluca Cordella campioncino, a quanto pare, di sollevamento pesi. Per me, l’inizio della crisi. Le sue pagine si stanno moltiplicando, e in numero, e in popolarità. I risultati legati a lui hanno già scalzato 2-3 pagine di risultati con il mio nome. Presto il vero Gianluca Cordella sarà lui e io finirò per essere una meteora della notorietà, peraltro solo informatica, considerando la coltre di anonimato che ricopre come un plaid scozzese la mia vita professionale. A me diranno “Gianluca Cordella? Ah, come il pesista...”. Che poi questo è pure un under 23, c’ha una carriera davanti, magari le Olimpiadi. E io no. Fosse stato – che ne so – un tenero fioraio avrei potuto anche meditare di eliminarlo fisicamente. Invece no, è un pesista, cazzo. Roba che magari mi fracchia anche di mazzate mentre tento di ripristinare la mia web-egemonia. Che amarezza. Perciò...niente, l’unica cosa che chiedo è di scrivere Gianluca Cordella ovunque capiti. Blog, siti, anche istituzionali, forum. Mi va bene tutto. D’altra parte non è colpa mia se fra il nessuno e il centomila, ho sempre tifato per l’uno.
venerdì, 13 giugno 2008

Lukas Podolski nasce in Polonia, cresce calcisticamente in Germania, sceglie di giocare per la nazionale tedesca e, quando agli Europei segna contro la Polonia, non esulta. Hakan Yakin ha genitori turchi e per pura coincidenza nasce in Svizzera, sceglie la nazionale elvetica e, quando agli Europei segna contro la Turchia, non esulta. Tcc nasce in Italia, sposa una samoana di 165 chili, sceglie la nazionale delle Samoa americane e, quando in un’amichevole insignificante segna contro l’Italia, esulta come sedici Pippo Inzaghi condensati in un unico Pippo Inzaghi che segna il gol decisivo in fuorigioco evidentissimo al quinto minuto di recupero della finale dei mondiali. E ‘sti cazzi il fair play. Podolski e Yakin guardano Tcc in tv che esulta come un pazzo e rosicano per non aver fatto lo stesso in quello che potrebbe essere stato il momento più alto della loro carriera calcistica. La differenza forse sta nel fatto che Podolski e Yakin hanno fatto le loro scelte quasi per caso, programmando non più in là di un paio d’anni. Tcc invece ha sempre inseguito il sogno di giocare in una nazionale. Una qualsiasi. E siccome in quella italiana non ce l’avrebbe mai fatta, e nemmeno in una europea di livello bassissimo tipo Andorra, ha accettato di trasferirsi in uno dei paesi che chiudono la classifica mondiale della Fifa e di provare a cercare fortuna lì. Sposa la samoana e dopo un po’ prende la cittadinanza. A 31 anni non è calcisticamente di primo pelo ma in una squadra che l’11 aprile 2001 ha preso 31 gol dall’Australia può fare la sua figura. Così si propone agli osservatori delle Samoa americane, interrompendoli proprio mentre facevano la gara di Buondì ingurgitati nel minore tempo possibile. Tcc entra in campo convinto, supera in velocità i mastodontici cristoni samoani e infila il portiere con un diagonale imparabile. Non ci sono dubbi: le Samoa americane hanno la loro stella. Il primo periodo in nazionale è divertente, anche se il clima da armata Brancaleone non aiuta a preparare al meglio le partite. Ma arriva il grande giorno, l’occasione di una vita. L’Italia, prima dei mondiali di calcio australiani, organizza un’amichevole agevole contro le Samoa americane. Tcc scende in campo con le gambe che fanno giacomo-giacomo (James-James, essendo nelle Samoa americane). Dopo otto minuti l’Italia è sul 13-0. Ma a metà della ripresa, con gli azzurri sul 43-0, la retroguardia accusa un comprensibile colpo di sonno. E’ allora che Tcc si infila tra le maglie della difesa e, approfittando di un Buffon sdraiato all’ombra del suo palo destro, si avvia verso la porta, ferma la palla sulla linea, si china e la mette morbida in porta di testa: 43-1 ed esultanza smodata e incomprensibile ai più, specie a ‘sti Podolski e Yakin che non esultano contro le loro nazioni. E ‘sti cazzi i parenti che ci restano male e la gomitata in faccia di Materazzi che comunque prenderò tra cinque minuti.   

Per gli amanti delle statistiche allego il tabellino di quel memorabile match Australia-Samoa americane, facendo notare che l’attaccante Thompson, con 13 reti, è entrato nel Guinness dei primati per quanto riguarda le reti messe a segno in solo match e che, mentre l’Australia aveva in panchina Frank Farina, le Samoa americane solo un generico Lui: 

Australia: Petkovic, Muscat, Moore, Popović (De Amicis), T. Vidmar (Miller), A. Vidmar, Zdrilic, Horvat, Boutsianis, Colosimo, Thompson. A disposizione: Foxe, Chipperfield, Aloisi, Corica, Wilson, Bolton, Mori. Allenatore: Farina.

Samoa americane: Salapu, Leututu (Mariko), Falimaua, Fatu, Faaloua,  Sinapati, Mulipola, Feagiai, Falaniko (Ioana), Savea, Im Min. A disposizione: Silao, Maina. Allenatore: Lui.

Reti: Boutsianis al 10’, 50’ e 84’; Thompson al 12’, 23’, 27’, 29’, 32’, 37’, 42’, 45’, 56’, 60’, 65’, 85’ e 88’; Zdrilic al 13’, 21’, 25’, 33’, 58’, 66’, 78’ e 89’; A. Vidmar al 14’ e 80’; Popović al 17’ e 19’; Colosimo al 51’ e 81’; De Amicis al 55’.
giovedì, 08 maggio 2008
author: tantecarecose @ 18:44
category: laif is nau, questioni varie ed eventuali, sportobello, devianze mediatiche
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Breve elenco di cose sconvolgenti accadute nelle ultime ore:

un’ex valletta di Magalli è diventata ministro;

un uomo più basso di Berlusconi è diventato ministro;

un uomo più basso di Berlusconi esiste (ma questa, in effetti, è inclusa nel punto precedente). Per completezza dell’informazione: non esistendo stime ufficiale, il dato che gira in rete con maggiore insistenza relativo all’altezza del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta è un metro e trenta. Roba che Giorgia Meloni, affianco a lui nella foto ufficiale, sembrava Yao Ming;

Mara Venier va in vacanza ai Caraibi. Non so perché sia sconvolgente, ma d’altra parte non so neanche perché ne stiano parlando adesso su RaiUno;

Rafael Nadal è stato sconfitto al primo turno degli Internazionali di tennis di Roma. Il proprietario dell’agenzia di scommesse Bwin ringrazia e stasera offrirà una cena ai suoi amici brindando alla salute di Tcc e delle altre migliaia di audaci scommettitori del “ti piace vincere facile?”;

credo di aver capito perché i tifosi della Lazio, notoriamente a maggioranza destrorsa, fischiano il presidente Lotito. Non per i mancati investimenti, come sostiene la stampa, ma perché continua a costringere la curva a tifare per ogni etnia o categoria sociale tradizionalmente discriminata dai supporter stessi. Tra campo, panchina e tribuna, ieri sera, c’erano Behrami (kosovaro), Dabo e Mudingayi (neri), Pandev e Kolarov (slavi), Tare (albanese), Radu (romeno), Ballotta (anziano) e Rozenhal (ebreo). In passato c’era anche Gottardi (gay, secondo una leggenda metropolitana molto diffusa nella capitale);

i cinesi, per scappare dalle polemiche, hanno portato la fiamma olimpica in cima all’Everest. Temevano di trovare una bandiera del Tibet; per fortuna hanno trovato solo Mara Venier, che aveva spudoratamente mentito sulle sue ferie.
venerdì, 11 aprile 2008
author: tantecarecose @ 13:18
category: devianze mediatiche
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Campando di tv, in questi giorni mi sono accorto di quanta ingiustizia ci sia in un Paese in cui a una giovane apprendista vj viene chiesto di fare anche la ruota, nonostante abbia la mestruazioni. E’ inaccettabile. E di quanta indifferenza ci sia nei grandi Paesi che trascurano i delicati temi ambientali, obbligando tre poveri pinguini a scoreggiare all’inverosimile per fronteggiare lo scioglimento della calotta polare. Io non voglio vivere in un mondo in cui la diarrea può sorprendermi da un momento all’altro, obbligandomi a saltare l’appuntamento al cinema con la mia amica, e in cui mio padre, poco dopo la mia nascita, decida già che auto comprarmi per i 18 anni. Voglio andare al supermercato senza fare inutili file alla cassa perché quello prima di me si è messo a cantare con la cassiera, voglio che Alessia Marcuzzi finalmente abbia un’attività intestinale regolare e soprattutto voglio che qualche biologo mi confermi che il bifidus attivo non è mai esistito.

Peraltro pensavo che in caso di violento terremoto o di incendio di casa mia avrei pochissime possibilità di salvarmi.
mercoledì, 27 febbraio 2008

No, vabbè. Io volevo scrivere una cosa contro i cantanti stranieri che vanno a Sanremo e dicono sempre che l’Italia è il posto migliore della Terra. Stasera ci è cascato pure Simon Le Bon. Niente, è più forte di loro. Sarà per questo che stimo Brian Molko che non cagò nessuno e prima di andarsene, giacché c’era, spaccò pure una chitarra.

Volevo scrivere una cosa così ma mi brucia troppo quello che ho visto su Italia 1. C’era Tre metri sopra il cielo. Io dovevo sapere, capite? Per combattere meglio il nemico devi conoscerlo, o no? Il problema è che stasera ho capito che non potrò mai avere la meglio su Federico Moccia perché lui è un pazzo squilibrato. Devi esserlo per scrivere una cosa così. A parte tutto il film, il resto è decente. 3msc è una delle tre cose più brutte che io abbia mai visto nella mia vita: le altre due sono la risonanza magnetica del mio ginocchio e il lavandino di casa di un mio amico di Foggia che, dopo un capodanno, venne intasato dal vomito di un’altra mia amica di Foggia. 3msc è l’assenza di senno fatta film. La storia non esiste, ci sono solo personaggi dai nomi assurdi (uno si chiama pure Pollo, che, per fortuna, a una certa, muore) e il film scorre via su Babi e Step che scopano, poi si prendono a schiaffi, poi piangono, poi litigano e si mandano i messaggini. Comunque non parlano mai. E come potrebbero, poveri? Babi è geneticamente modificata e può solo tirare su col naso e, quando sconfina nel fantastico mondo dei verbi e dei sostantivi, lo fa tra delle lacrime assurde, risultando incomprensibile anche a se stessa. Al punto che, a fine film, anche lei non avrà capito nulla di quello che è successo. Step non piange mai perché è un cazzo di duro. Neanche quando gli fanno notare che è palesemente più grande degli altri attori e, ciononostante, frequenta ancora il liceo.  E poi Step non è in grado di parlare: si esprime per suoni gutturali e bisillabi scomposti. Ora: io, di fronte a una mente che ha partorito dei personaggi così, non starei tranquillo nemmeno un po’. Il problema è che Moccia è come il mostro finale dei videogame e lo dimostra tirando fuori dal cilindro l’arma segreta: una sequenza di circa due minuti fuori dal mondo di ogni logica finora nota alle filosofie occidentali.

E’ tipo così: Step arriva a una festa e, senza parlare, si pomicia Babi. Poi Babi riceve una telefonata e, senza parlare, inizia a piangere e fugge. Step mugugna qualcosa e fugge pure lui. Arrivano da una parte dove c’è Pollo morto, che detta così sembra una rosticceria, ma in realtà è una strada dove Pollo si è schiantato con la moto. Pollo è il miglior amico di Step, eh. Ma Step è un duro e non piange. Babi invece sì. In questo clima si manifesta l’imponderabile. Babi scappa e rinfaccia a Step di non dare stabilità alla sua vita, costringendola a momenti di euforia e di tristezza troppo ravvicinati. Step, invece di mandarla a cagare che “che cazzo è appena morto il mio migliore amico”, inizia a ribattere e i due litigano. Litigano, cazzo. Litigano con il cadavere del loro migliore amico a terra, in una sacca di cellophane. Si prendono pure a pizze in faccia per la loro inutile relazione, mentre la scientifica nel frattempo porta a termine l’autopsia e accerta che Pollo in realtà è morto dopo aver ingerito per la vergogna il copione del film. Per questo adesso io non insulterò più Moccia perché ho capito che devo avere paura di lui. Moccia è un pazzo psicopatico di quelli che ti guardano con la fissità dell’ebete prima di piantarti un machete nella nuca.

Nel film c’è però un alter ego dell’autore che aiuta a capire la sua personalità o, almeno, le cause di tali deformazioni cognitive. E’ il fratello di Step. Bene: questo per sette ottavi di film è la persona più antipatica del pianeta. Poi, in cinque minuti di pellicola, la ragazza lo lascia, perde il lavoro, gli portano via pure un cane che gli stava sul cazzo e, di colpo, riscopre l’amore per il fratello e diventa simpatico. Una chiara proiezione dei traumi subiti dal Moccia.

Ma soprattutto c’è una cosa che non capisco e qui, ahimé, temo che la colpa non sia di Moccia. Se tutto il film è girato a Roma e i protagonisti sono tutti romani, perché la voce narrante è di un milanese esasperato tipo il commendator Zampetti?

Moccia è pazzo e io lo temo.
sabato, 23 febbraio 2008

Voglio fare sesso sfrenato con Michela Vittoria Brambilla.
martedì, 19 febbraio 2008

La scena è sempre la stessa: c’è lui che fa delle cose, mediamente inutili e che comunque attraggono tutta la sua attenzione, e lei che, a un certo punto, arriva figa, sorridente ed emozionata. Lo chiama, lui distoglie l’attenzione dal suo universo fatto del nulla, lei prende fiato e pronuncia amorevole la fatidica frase: “Saremo in tre”. Al che lui rimane senza parole, farfuglia qualcosa di lontanamente assimilabile a un lemma e poi si lascia andare a pensieri annessi alla sua imminente paternità. E comunque sono tutti felici e normalmente sereni come avessero azzeccato al Superenalotto un 4 da duemila euro scarsi.

La stortura della realtà è evidente. Chiunque abbia praticato sesso nella sua vita con una certa costanza, primo o poi si è trovato in prossimità di situazioni simili. Il reale arrivo del figlio è poi un dettaglio secondario ai fini della nostra analisi. Perché quello di cui in questa sede si vuole parlare è l’enorme differenza che intercorre tra la realtà filmica o pubblicitaria dell’annunciazione e la realtà reale dell’annunciazione stessa.

Nella vita reale il rischio di una gravidanza è accompagnato da un’ansia lancinante che si manifesta già una settimana/dieci giorni prima della data prevista per l’arrivo del ciclo. Lei è tesa perché non sente in movimento la situazione al suo interno e poco conta che tu sia abbastanza sicuro considerando che lei prende la pillola da sempre, che negli ultimi due mesi l’avete fatto altrettante volte e che, in entrambe le occasioni, tu avevi tre preservativi incastonati l’uno sull’altro e, cosa non meno trascurabile, non avevi raggiunto l’orgasmo. Però lei teme comunque le perdite, queste piaghe mitologiche la cui esistenza non è accertata e dovrebbe comunque essere concepita come una mini eiaculazione di acido solforico per perforare i tre preservativi e arrivare a destinazione.  Comunque: l’ansia sale e allora non rimane che ricorrere al drammatico test. Anzi, sarebbe più corretto dire “ai drammatici test” visto che, per maggiore sicurezza, ne viene acquistato uno di ogni marca in modo da ridurre il margine di incertezza non solo in prossimità dallo zero, ma, se possibile, addirittura sotto lo zero. In pratica l’ansia di maternità viene al test stesso che, per fugare ogni dubbio, si rivolge alla tua ragazza. Nonostante i test abbiano dato tutti impietosamente esito negativo e la tua ragazza sia ormai disidratata a causa degli ettolitri di pipì necessari per gli esami del caso, l’angoscia non passa e, anzi, monta ulteriormente. Ogni giorno che scorre verso l’attesa data d’arrivo del ciclo è una sferzata alla tua improvvisa voglia di un’autocombustione. Lei è intollerabile e ti rinfaccia continuamente il tuo stato di calma, dettato dalle attenuanti di cui sopra. A ogni immagine di un bambino, da quelli della pubblicità dei pannolini fino a quelli nei vasi con i fiori in testa che popolano i poster delle cartolibrerie, la senti tirare su col naso. Speri si sia fatta di cocaina, ma poi scoppia a piangere e il dramma è ormai manifesto. Non potrai fare nulla per calmarla, tanto non riuscirai mai a pronunciare qualcosa di così sensato da risultare idoneo alla tragedia in corso. Arriva il giorno delle mestruazioni, ma non le mestruazioni. Il panico si affetta ormai con l’intero set di coltelli Shogun di Mediashopping. Le scene di isteria ricordano quelle che hanno accompagnato il terremoto dell’Irpinia. Anche la tua impotenza è pressoché simile. Ma non sei uno che si perde d’animo e inventi soluzioni creative. Nel sonno provi a spruzzarle addosso del ketchup, sperando di prenderla in confusione. Ma è tutto inutile, anzi lei si incazza il doppio perché le hai anche sporcato le lenzuola appena cambiate. Sei in balìa degli eventi: passi le giornate a parlare con un tuo amico immaginario che per empatia hai ribattezzato Ogino Knaus, fingendo sia tedesco. Lei intanto è rassegnata e ha già iniziato a mettere da parte stivali col tacco e vestitini iper-attillati per riempire l’armadio di tutoni oversize e di completini per bambini.

Insomma: è chiaro che l’importante ai fini dell’investigazione non è capire se il bambino arriva o no, ma capire che, dopo siffatto stress, quel tipo di annuncio, quel maledetto “saremo in tre”, in natura non può esistere. E se anche lei dovesse essere così brava da riuscire a dirtelo, considera seriamente l’idea che il terzo possa essere quell’omino che dice di essere il marmista e la cui funzione non ti è mai stata chiara, considerando che a casa hai il parquet.
mercoledì, 06 febbraio 2008

Lo fanno, mica non lo so. Sono un giornalista pure io e le conosco le voci che girano sui complotti orditi dalla stampa per coprire fatti scabrosi. La diretta di Alfredino nel pozzo si disse che era stata fatta per distrarre dal casino della P2. E cose così. Ora io ho sempre pensato che queste fossero cazzate, invece oggi ho scoperto che del vero c’è. Almeno qualche volta. Per esempio, non voglio tirare in mezzo storie di verità esasperate per coprire altre verità, ma posso dire che spesso una verità viene raccontata parzialmente. Che di un fatto viene fornito un solo punto di vista, come al Tg4. Che di una notizia si fornisce solo il lato raccontabile, con una metà oscura che resta tale come nel romanzo di Stephen King. Ora: oggi la notizia del giorno era il ritrovamento dello Smile sulla Luna.
 
Smilesmile.happy


Stoltamente starete pensando che oggi hanno pure sciolto le Camere. Ingenui che siete. Siamo proprio nel caso di cui sto parlando. Lo scioglimento delle Camere è stato deciso solo per coprire una scottante verità che non poteva essere raccontata. Bella la Luna, bello lo Smile e giù pagine di giornali con il disegno del satellite affiancato a quello della simpatica faccina. Due simboli puliti, pubblicabili, persino benauguranti. Pensare che ci siano marziani che viaggiano nello spazio disegnando faccine sorridenti, alla fine, rasserena pure quelli che aspettano – giustamente – che prima o poi arrivi sulla Terra un’orda di extraterrestri incazzati a romperci il culo per qualche motivo. Un’ipotesi probabile e non ancora smentita. Sì, perché Napolitano e le elezioni sono solo una copertura per evitare che la concentrazione cadesse su un’altra verità. A qualche metro di distanza dallo Smile lunare, infatti, è stato ritrovato anche questo.

Cippaconiglio LunareCippa_Coniglio_2


Chiaro, no? Ma quali marziani cordiali e simpatici… Il ritrovamento del Cippa-coniglio lunare testimonia che per le galassie si aggirano bande di extraterrestri, non dico pericolosi, ma quantomeno minchioni, sì. Immaginate la Terra invasa da creature così.

Primo incontro del terzo tipo
Marziano: Tidssbvsdbv!
Terrestre: Eh?
Marziano: Sto cazzo! AHAHAHAHAH!!!!

Secondo incontro del terzo tipo

Marziano: Terrestre, io parlare tua lingua e venire da posto dove tutti conoscere te!
Terrestre: Davvero? Grande!
Marziano: Terrestre, e sai chi salutare molto te?
Terrestre: No…
Marziano: Sto cazzo!  AHAHAHAHAH!!!!

Terzo incontro del terzo tipo

Marziano: Terrestre, io venire in segno di pace (e tende la mano)
Terrestre: Davvero? Grande! (e tende la mano)
Marziano: AHAHAHAHAH!!! (dopo aver dato la scossa al terrestre con il pulsante nascosto nella mano e averlo innaffiato con la margherita spruzza-acqua, appuntata sulla giacca)

Quarto incontro del terzo tipo

Marziano: Terrestre, io insegnare te nostro saluto
Terrestre: Davvero? Grande!
Marziano: Tu tirare mio dito
Terrestre: (esegue)
Marziano: Prrrrrrrrr AHAHAHAHAHA!!!

Quanti insegnamenti si possono trarre da questa storia… I marziani parlano come i neri delle barzellette, i terrestri sono un po’ ripetitivi e a fare le gare di flatulenze ci si diverte comunque pure sulla Via Lattea.
sabato, 15 dicembre 2007

Che abbia ormai inesorabilmente perso il contatto con la realtà è evidente. Così, sfogliando il libro dei coniglietti suicidi – di cui segue un prezioso allegato esplicativo per chi ancora non li conoscesse – ho pensato al libro dei Tcc suicidi.
 Coniglio_suicida 
Al di là delle varianti più o meno interessanti che ho partorito, ho pensato che mi piacerebbe avere sette vite come i gatti. Che poi tutte le volte che ho ammazzato dei gatti questi sono morti davvero. E pure dopo settimane passate ad aspettare che resuscitassero la sostanza non cambiava. O, dunque, ho sempre ammazzato gatti che aveva già sprecato i sei bonus precedenti o ‘sta storie delle sette vite non è vere. Ma questo è un altro discorso. Io pensavo che, avendo sette vite, almeno sei le sprecherei per provare delle morti assurde. Ché tanto già in una vita mi rompo abbastanza le scatole, pensa in sette... Quindi, tenendo per buona la settima vita, ho fatto un elenco approssimativo delle morti che sperimenterei.
 
1) Frenare di colpo in autostrada, quando sono sulla corsia di sorpasso e c’ho il coatto che mi lampeggia a dieci centimetri dal culo della mia macchina. Giù il pedale senza preavviso e chi s’è visto s’è visto. Muori, coglione.
 
2) Precipitare con l’ascensore. Avrei voluto dire lanciarmi da un palazzo per provare il senso del volo o perlomeno della caduta libera ma avevo paura di passare per sentimentale. L’ascensore mantiene una sua dimensione più pulp.
 
3) Travestirmi da Orso Balosso e andare a fare un giro in barca, sapendo di non avere i remi, che non ci sarà vento e che Ballina e il delfino Simone non potranno salvarmi. A quel punto morire disidratato al largo. La bellezza di questa morte sta nel godersi il ritrovamento della salma: un cadavere travestito da orso con gli stivali a pois. Per comprendere meglio il senso di questo apprezzabile decesso osservare con attenzione e con le casse accese il video che segue.
 
 
4) Darmi fuoco durante una serata tra amici. Pensa che scena! Tutti sulla spiaggia a bere una cosa, Tcc tira fuori una tanica di benzina, se la rovescia addosso e si dà fuoco. Che matte risate tra gli amici increduli! Che poi i miei amici sono talmente abituati a sentirmi dire e a vedermi fare cose senza senso che lì per lì non ci farebbero neanche caso. Che scena al sopraggiungere della consapevolezza che l’amico Tcc è ormai una salma carbonizzata! Morirei dal ridere se non fossi già morto bruciato.
 
5) Provare a morire di immobilismo. Questa è la più lenta ma per certi versi la più stimolante. Consiste nello svegliarsi un giorno, sedersi sul letto o dove meglio si crede e basta. In sostanza sedersi e stare immobile finché morte non sopraggiunga. E’ vietato mangiare, bere e andare in bagno. In un versione più soft si può guardare la tv, leggere, ascoltare musica e persino usare il telefono. L’unica regola è non alzarsi mai: devi pensare che staccandoti da quella sedia vanificherai tutto, rischiando di non morire più.
 
6) Sperimentare se è possibile morire di astinenza sessual... Argh!... Add...i...o.........
domenica, 09 dicembre 2007
author: tantecarecose @ 17:22
category: geni del male, amare considerazioni, devianze mediatiche
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A me che a “Più libri, più liberi” ci fosse pure lo stand di Splinder mi sembrava una cosa fantastica. Già mi immaginavo questa piccola area con decine e decine di blogger infoiatissimi, pronti a passare ore lì dentro sperando di incontrare altri blogger che hanno sempre e solo conosciuto tramite i loro deliri scritti. Gente con magliette inneggianti ad Alebenfenati, grossi cuori gonfiabili con la faccia di Katana che manda baci e ancora stormi di giovani blogger che sperano di diventare un giorno come Almost30. Fatezuccherine, elfi e altre creature del bosco che parlano tra di loro. Integralisti di Personalitaconfusa, in coda ai cancelli sin dalle prime ore del mattino. Persone che scherzano con Nessuno77, mentre altri si beano dell’irresistibile verve di Fran. Wilcoyote con i suoi amici suona la chitarra in un angolo dello stand, con Minkiarobby che si lascia andare a improbabili coreografie. Tutti, comunque, si complimentano con Monicamarghetti che tanto qualcosa all’interno dello stand l’ha organizzata di sicuro pure lei. Forse i reading di QueenIshtar e Anneheche. Comunque i più sono là per conoscere dal vivo la conturbante SexyHelenCam. Chi per un motivo, chi per un altro, nello stand di Splinder c’è davvero un sacco di gente. Nella mia mente, però.
 
Ore 18.22. Tcc passa una porta grigia ed entra in una sala dove ci sono tre computer con altrettante persone di spalle che scrivono le loro cagate. Non sono blogger: solo giornalisti che scrivono i loro pezzi. Due segretarie-manager ridono tra loro, mettendomi anche un po’ a disagio. Poi c’è una sala conferenze mezza vuota, che vabbé i convegni interessanti, ma io voglio il cazzeggio tra blogger. Non è possibile però che non ce ne siano altri. E’ allora che capisco tutto. Splinder è come Truman show. Mi ha fatto credere che ci sia una realtà che non esiste. Tutti i blogger non esistono e i blog sono aggiornati da un programma che sfrutta algoritmi diversi per dare l’impressioni di stili diversi. Anche le telefonate di Alebenfenati e Katana erano fatte in realtà da una segretaria preposta (forse la Marghetti, che in tal caso sarebbe l’unica a esistere davvero). Ilsolecheride su Msn è sempre la Marghetti.
 
Cazzo, sono l’unico blogger di Splinder.

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