mercoledì, 18 giugno 2008
author: tantecarecose @ 23:52
category: anima animale, questa cosa secondo me
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Io non voglio parlare sempre degli animali e giuro che dopo questo post per un po’ smetto. Però una cosa sui cani la devo dire. Il cane mi piace, ma purtroppo non è un animale intelligente. O, almeno, non come cerca di far credere alla gente. Bisogna che qualcuno lo dica una volta per tutte. Che qua con ‘sta storia che è il miglior amico dell’uomo si rischia di alterare la realtà. Io non capisco come si fa a considerare il cane intelligente. O meglio: non capisco perché sul cane vengono magicamente alterati tutti i criteri che nella nostra vita ci consentono di dire se una persona sia intelligente o meno. Un caso su tutti: il cane non esce da solo per andare a fare i suoi bisogni. Questo già spiega tutto. Se il cane fosse intelligente – oltre che un attento osservatore – dovrebbe essere in grado di capire che tirando verso il basso la maniglia la porta si apre, che una volta usciti la si richiude, che bisogna ricordarsi di prendere le chiavi prima di uscire e che, per rientrare, basta infilare la chiave nella toppa, girarla e spingere la porta. Ma il cane non lo fa e si potrebbe perciò pensare a una sorta di indolenza canina. Neanche per scherzo: il cane infatti brama l’uscita e lo dimostra quando lo chiamate con il guinzaglio in mano. Quindi ne consegue che il cane non sa aprire la porta di casa. E che quindi non è un essere intelligente. Perlaltro è curioso – come anticipato – il metro di giudizio. Se io guardo un  uomo che prende la chiavi, esce di casa e dopo qualche minuto rientra, non lo giudico intelligente. Perché un cane dovrebbe dunque esserlo? E soprattutto perché un cane che non è in grado di fare tutto ciò viene considerato intelligente?

Altro indizio: nel primo periodo della sua vita, il cane non sa dove deve fare i bisogni. Come i bambini. Poi l’uomo impara normalmente, il cane invece prosegue per vie sadomaso: fa i bisogni a caso in giro per l’appartamento, rimediando sonore legnate ogni volta, fino a quando non impara. Nel senso: a un uomo le scudisciate basterebbero una volta. Il che mi lascia pensare che, sotto sotto, al cane piaccia prendere legnate.

In più al cane piace guadagnarsi la stima con gesti inutili e francamente umilianti. Se io porto le ciabatte a qualcuno tenendole in bocca, minimo mi fanno rinchiudere. Così come non passerei le giornate a riportare indietro oggetti che qualche stronzo mi lancia lontano chilometri. Se li lancia, significa che non gli servono. Perché andarli a prendere? E poi questa storia di mangiare la carne e nascondere l’osso... E’ come se conservassi in un cassetto in camera mia un tubo di Pringles vuoto.

Il quadro che ne emerge è dunque quello di un animale indolente, tendente alla sottomissione, un po’ tonto, portato all’auto-umiliazione, con un umorismo tutto suo e che sostanzialmente ama passare il tempo in modo non costruttivo.

Cazzo, ma questo sono io...

giovedì, 15 maggio 2008
author: tantecarecose @ 13:56
category: la mia parte intollerante, anima animale, questa cosa secondo me
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Ragionando sui massimi sistemi, sono arrivato a una certezza: è giusto che il panda si estingua. Per tutta una serie di motivi. Da quando è stato messo sullo stemma del Wwf, infatti, il panda ha assunto consapevolmente questo atteggiamento spocchioso che risulta quantomeno poco costruttivo in questi tempi di dialogo politico e di sinergia tra le parti. Quando un panda si sveglia la mattina sa che l’opinione pubblica è dalla sua parte e si regola di conseguenza. Per dire: un panda può pensare di starsene senza fare un cazzo per tutto il giorno, tanto sa che la stima della gente nei suoi confronti non calerà. Perciò questo enorme animale bicolore, diciamolo, alle cronache mondane non regala davvero nulla. Mai una toccante storia alla Knut, mai un salvataggio di un bambino come i cani-eroi di “Studio aperto”, mai un episodio piccante come le porno-scimmie che seducono i maschi promettendo delle semplici spidocchiate della schiena. Anzi, proprio su quest’ultimo punto, il panda si distingue per indolenza. Le uniche notizie mondane su di lui riguardano i suoi problemi di accoppiamento. Voci non proprio edificanti che però il panda affronta con naturalezza, sempre perché la gente è pronta a giustificare ogni sua azione e ogni sua stasi con lo stress derivante dai problemi di estinzione. Eppure, quando le mie prestazioni sessuali sono calate e la mia fidanzata mi ha lasciato, non mi sembra di aver visto panda sotto casa mia che provassero a fermarla, spiegandole che lo stress lavorativo può portare anche a questo. C’è insomma questo egoismo di base che rende il panda un animale davvero odioso. Ma affrontiamo nel dettaglio una serie di temi che giustificano l’estinzione del panda.

1)    Prima di tutto c’è una motivazione stilistica: l’accostamento bianco-nero fa decisamente retrò. Motivo per cui il panda era di grande attualità negli Anni ’50/’60, mentre adesso è ricoperto da un velo di nostalgia per i bei tempi andati. Potrebbe farsi lo stesso discorso per la zebra – in particolare per quella a pois – ma si dà il caso che lo zebrato, insieme al leopardato e affini, in certi ambienti, abbia ancora un gran numero di estimatori.
2)    Secondo punto: non puoi scatenare un casino internazionale sulla tua estinzione se poi non c’hai voglia di fare sesso e di moltiplicarti. Non è che ogni giorno vengono abbattuti migliaia di panda e le povere bestie residue non tengono il passo della riproduzione. L’ultimo panda è stato rottamato dopo la legge Euro 0 e se, da allora, la specie non si è rimpolpata, è evidente che ci siano dei limiti ormonali. Molti studiosi sottolineano una spiccata tendenza del panda all’autoerotismo – ipotesi questa che sarebbe avvalorata dalle vistose occhiaie nere e dall'evoluzione della mano che ha portato l'animale ad avere sei dita – ma mancano al riguardo prove certe.
3)    Visto che si è tirata in ballo la rottamazione. Il panda è stato in grado di non evolversi anche nei suoi significati traslati. La Panda ha attraversato 23 anni di storia italiana rimanendo sempre uguale e ce ne ha messi altri cinque per trasformarsi appena in una monovolume. In un periodo appena più lungo, un giaguaro – per dire – ha messo in piedi addirittura un’azienda intera, che peraltro fabbrica auto di lusso.
4)    I panda sono tutti nelle riserve. Non si hanno notizie di panda titolari.
5)    Panda era anche uno dei personaggi con cui era più difficile finire Tekken 3. Di contro, l’uomo che ha ideato il videogioco, regalando al mondo l’opportunità di sfogarsi sul panda, andrebbe inserito nel novero dei più grandi geni di tutti i tempi.
6)    Nella letteratura e nel cinema non c’è un panda degno di nota. Hanno fatto film su cani e gatti, su cavalli e maiali. Chuck Norris ha persino regalato la notorietà all’armadillo a nove fasce. Bradipi e mammuth spopolano nei film animati e gli asini nella favole di Fedro, un autore romano divenuto noto grazie al Grande Fratello. Ma dei panda non c’è traccia.
7)    Il panda compare sulle monete cinesi e i personaggi che compaiono sulle monete, nella norma, sono morti.
mercoledì, 05 marzo 2008
author: tantecarecose @ 02:41
category: laif is nau, questioni varie ed eventuali, amare considerazioni, anima animale
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Riflettevo sulla mia condizione. L’unica conclusione alla quale sono arrivato è che sono un disadattato. Anche partendo da presupposti diversi, finisco sempre là. E siccome su alcune cose – davvero poche, ma questa è una di esse - sono un metodico assurdo, ho buttato giù una rapida lista dei motivi che mi rendono un disadattato. Per cui il seguente post non ha alcuno scopo divulgativo, se non per me. Consideratelo un ragionamento a voce alta. Sono un disadattato perché:

1.    perché ogni volta che mi trovo in un luogo pubblico e superaffollato, in maniera del tutto indipendente dalla solennità del momento o dalla concentrazione richiesta dallo stesso, la mia occupazione principale diventa, in automatico, rintracciare sosia dei miei amici e di personaggi famosi;
2.    perché quando esco di casa affido l’esito della mia giornata a sfide improbabili con il destino. Mi spiego. Metti che io stia percorrendo una strada, che nel verso opposto arrivi un’altra persona e che a metà strada tra noi ci sia un palo della luce. Il mio primo pensiero mattutino è: se arrivo lì prima di lui, oggi succede questa cosa (dove “questa cosa” è un evento che cambia di volta in volta, ndr);
3.    perché alle sfide col destino ho imposto anche un regolamento ferreo. Tipo che non si può correre per vincere la sfida e che, allo stesso modo, se si mette a correre il tuo inconsapevole avversario tu non puoi fare altrettanto perché il destino ha evidentemente fatto la sua scelta;
4.    perché non riesco a cogliere il senso traslato delle parole e dei cognomi, specie se associati ad animali. Perciò, se nell’esercizio delle mie funzioni, incontro il titolo “Draghi a Palazzo Chigi” non posso che immaginare Prodi circondato da mitologiche creature sputafuoco. Se si parla di “Talpe al commissariato di polizia” vedo solo degli agenti che dialogano con dei roditori miopi;
5.    perché se una battuta mi ha fatto particolarmente ridere, sono capace di farlo anche ore dopo e in contesti sociali drammaticamente diversi. Il che comporta immotivate manifestazioni di ilarità – che so? – nel mezzo di un film drammatico al cinema o nel corso di una commemorazione funebre;
6.    perché questo devastante effetto della risata in differita si manifesta anche per battute che ho fatto io. Il che palesa un tasso di autocompiacimento senza precedenti. E in questo momento immagino ovviamente un tasso (l'animale) che tesse (l'enimele) le sue lodi in modo insistente;
7.    perché mi piace fare il pioniere musicale che ascolta cd di gente sconosciuta ai più. Il che non significa gruppi di nicchia, che una loro nicchia comunque ce l’hanno. No, io ascolto solo cd di gente sconosciuta davvero a tutti, finendo per ascoltare musica oggettivamente di merda 24 ore su 24;
8.    perché una volta, per provarci con una ragazza, l’ho invitata a casa mia a guardare “Hot shots”;
9.    perché una volta, per vincere un sombrero (valore commerciale credo 2 euro), ho bevuto dieci tequila bum bum di seguito (valore commerciale 10 euro), finendo quasi in coma etilico (avevo bevuto il mondo anche prima, ovviamente);
10.    perché, stanco di vivere nell’anonimato, ho deciso di aprire un blog che, in maniera del tutto geniale, non ho chiamato con il nome.
sabato, 22 dicembre 2007
author: tantecarecose @ 03:29
category: geni del male, tuttologo per ignoranti, anima animale, epica e mitologia
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E' tutto perfetto. Il buio di una qualsiasi sera dicembrina interrotto dalle luci della Roma natalizia. Le strade sgombre del cinquantunesimo giovedì dell’anno. Gelido, peraltro. Il freddo cane che all’interno della acid–mobile intuisco appena dallo sterzo ghiacciato che si riscalda un po’ alla volta. I bocchettoni dell’aria però alitano nell’abitacolo una clima da Tropico del Capricorno, mentre un pezzo r’n’b mi scalda le arterie e accompagna la macchina che accondiscende le curve del Muro torto. Sto bene e non so perché, giudicando la mia vita appena da 5,5. Zeppo di una calma che credo di aver provato prima solo immerso nelle pozze di acqua termale di Cura di Vetralla, con la pressione ai minimi storici. E’ tutto sin troppo perfetto perché io possa evitare di riflettere approfonditamente sull’unica considerazione che ignoro per quale motivo mi sia venuta in mente proprio in questo momento.
 
Ma a che cazzo servivano le braccia al Tyrannosaurus rex? Film, libri, documentari: qualcuno ha mai visto il T-Rex usarle?
 
trex 
 E non avrebbe potuto essere altrimenti. Cioè, parliamo di animali che potevano raggiungere i 12/13 metri di lunghezza e che avevano ‘ste due appendici anteriori lunghe appena un metro. Cento inutili centimetri per parte che intanto rendevano vane, viste le proporzioni, una lunga serie di attività quotidiane come grattarsi la schiena, allacciarsi le scarpe, tagliarsi le unghie dei piedi, mettersi il gel nei capelli, rullare una sigaretta, scaccolarsi e farsi le pippe. Viene da pensare che le usasse per mangiare. Errato. Primo: queste bestie erano troppo più alte di uomini e di gran parte degli esseri coetanei, nel senso di abitanti del Cretaceo superiore. Il che significa che il T-Rex, pur chinandosi come neanche Ilona Staller avrebbe saputo fare, non sarebbe arrivato nemmeno a raccogliere l’eventuale preda. Secondo: nel fortuito caso di successo, magari per prede più voluminose, in ogni caso non sarebbe riuscito a portarle alla bocca a causa della giuntura del gomito e della spalla che gli consentivano movimenti in un arco di non più di 40/45°. Quindi corte e pure costruite male: una tragedia. Con l’inclinazione di 45° non poteva neanche fare il gesto dell’ombrello che richiede un’angolazione prossima ai 90°. Non poteva neanche applaudire, perché ‘sti benedetti arti anteriori erano troppo rigidi e pure troppo distanti tra loro. E poi nel Cretaceo superiore, a differenza di quello inferiore, c'era ben poco da applaudire. Insomma: lungo tutto il Muro torto ho pensato che l’unica cosa a cui potessero servire quelle braccia era fare le matasse di lana. Però non esisteva la lana, quindi era impossibile anche questa ipotesi. Non riuscivo a darmi pace. Se le teorie evoluzionistiche vogliono gli esseri viventi adattarsi all’ambiente, perché quelle braccia non sparivano? Perché il T-Rex si ostinava a mantenerle? Non potevo resistere all’interrogare Wikipedia per scoprirlo.
 
“È invece possibile che il T-Rex usasse gli arti per tenere fermo il partner durante la copula (Osborn, 1906)”.
 
E poi non venite a dirmi che nella vita non si fa ogni cosa con il fine di copulare come i dannati.

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