martedì, 27 maggio 2008
author: tantecarecose @ 21:19
category: la terra dei cachi, geni del male, questioni varie ed eventuali
comments: commenti (32)(popup) | commenti (32)

Se andate in Calabria, ricordatevi di evitare la pasta all’arrabbiata. Si dirà: ma a me piace il piccante. Lo pensavo anch’io prima di perdere l’uso delle papille gustative, di passaggio da quel di Sibari. Fermatomi nel primo ristorante munito di Champions League, commisi l’errore di lasciarmi andare alle suggestioni del piccante calabro. Dice: a Roma mangio arrabbiata da anni, quanto potrà essere più forte quella di Sibari? “Immensamente” è la risposta esatta. Il piatto arriva già a tavola che è incazzato nero. Ci sono segnali come il sugo di un colore strano e un esagerato odore di peperoncino che potrebbero metterti in allarme, ma tu ti senti tutto sommato un duro e pensi che è solo un piatto di pasta – o meglio, un sugo – piccante come mille altri. Ma non è così e, a dire il vero, tu non lo saprai mai che sapore ha quel piatto di pasta. Trattasi infatti di rarissimo piccante a presa rapida che asfalta la lingua prima ancora che il boccone si tuffi giù nell’esogafo. Da quel momento nulla ha più senso. Non ha più senso bere qualsiasi cosa, ingurgitare chili di pane, spararsi un ventilatore contro le fauci spalancate o usare una borsa del ghiaccio come stuzzicadenti. E, ovviamente, non ha più senso mangiare. Non solo nella sera in questione, ma per il resto della vita. Peraltro, tra gli effetti collaterali, specie se la suddetta arrabbiata viene consumata tra maggio e settembre, c’è una sudorazione che assume i connotati dell’emorragia di liquidi. Per questo alcuni ristoranti hanno creato delle sale trasfusioni in cui ci sono donatori di sudore che, ogni giorno, salvano la vita a migliaia di turisti ignari e sprovveduti. Quelli che riescono a cavarsela da soli hanno comunque a disposizione delle pratiche taniche con imbuti per raccogliere i liquidi persi e poterli riciclare in uno spettro di azioni che va dall’innaffiare le piante al riberli con l’aggiunta di una fettina di limone.

Resta da capire per quale motivo il consumo di arrabbiata calabrese continui indisturbato senza che le autorità si decidano a prendere una posizione netta e definitiva. Non esiste una risposta certa, anche se gli studiosi tendono a rintracciare nell’approccio dei calabresi al piccante un comportamento simile a quello dei ragazzini con l’alcol. Come il 14enne con i jeans a vita bassa e l’elastico della mutanda di Calvin Klein si vanta a dismisura del proprio consumo esagerato di alcol, pur non essendo in grado di distinguere un bicchiere di vino da un mojito, allo stesso modo il calabrese si è calato in questo ruolo da duro del piccante che lo porta a vantarsi continuamente di quanto mangi piccante lui, senza ragionare sul fatto che a causa di ciò l’altro giorno ha mangiato per sbaglio un guanto in pile. A tutti prima o poi è capitato di conoscere un calabrese e a tutti è capitato di sentirlo almeno una volta vantarsi di una 'nduja estrema o di una bomba calabrese da ustione. Ma perché lo fai, amico calabrese? Perché ti fai del male, perché ce l’hai con te? Perché lo fai? E la lingua diventa pile.

giovedì, 15 maggio 2008
author: tantecarecose @ 13:56
category: la mia parte intollerante, anima animale, questa cosa secondo me
comments: commenti (64)(popup) | commenti (64)

Ragionando sui massimi sistemi, sono arrivato a una certezza: è giusto che il panda si estingua. Per tutta una serie di motivi. Da quando è stato messo sullo stemma del Wwf, infatti, il panda ha assunto consapevolmente questo atteggiamento spocchioso che risulta quantomeno poco costruttivo in questi tempi di dialogo politico e di sinergia tra le parti. Quando un panda si sveglia la mattina sa che l’opinione pubblica è dalla sua parte e si regola di conseguenza. Per dire: un panda può pensare di starsene senza fare un cazzo per tutto il giorno, tanto sa che la stima della gente nei suoi confronti non calerà. Perciò questo enorme animale bicolore, diciamolo, alle cronache mondane non regala davvero nulla. Mai una toccante storia alla Knut, mai un salvataggio di un bambino come i cani-eroi di “Studio aperto”, mai un episodio piccante come le porno-scimmie che seducono i maschi promettendo delle semplici spidocchiate della schiena. Anzi, proprio su quest’ultimo punto, il panda si distingue per indolenza. Le uniche notizie mondane su di lui riguardano i suoi problemi di accoppiamento. Voci non proprio edificanti che però il panda affronta con naturalezza, sempre perché la gente è pronta a giustificare ogni sua azione e ogni sua stasi con lo stress derivante dai problemi di estinzione. Eppure, quando le mie prestazioni sessuali sono calate e la mia fidanzata mi ha lasciato, non mi sembra di aver visto panda sotto casa mia che provassero a fermarla, spiegandole che lo stress lavorativo può portare anche a questo. C’è insomma questo egoismo di base che rende il panda un animale davvero odioso. Ma affrontiamo nel dettaglio una serie di temi che giustificano l’estinzione del panda.

1)    Prima di tutto c’è una motivazione stilistica: l’accostamento bianco-nero fa decisamente retrò. Motivo per cui il panda era di grande attualità negli Anni ’50/’60, mentre adesso è ricoperto da un velo di nostalgia per i bei tempi andati. Potrebbe farsi lo stesso discorso per la zebra – in particolare per quella a pois – ma si dà il caso che lo zebrato, insieme al leopardato e affini, in certi ambienti, abbia ancora un gran numero di estimatori.
2)    Secondo punto: non puoi scatenare un casino internazionale sulla tua estinzione se poi non c’hai voglia di fare sesso e di moltiplicarti. Non è che ogni giorno vengono abbattuti migliaia di panda e le povere bestie residue non tengono il passo della riproduzione. L’ultimo panda è stato rottamato dopo la legge Euro 0 e se, da allora, la specie non si è rimpolpata, è evidente che ci siano dei limiti ormonali. Molti studiosi sottolineano una spiccata tendenza del panda all’autoerotismo – ipotesi questa che sarebbe avvalorata dalle vistose occhiaie nere e dall'evoluzione della mano che ha portato l'animale ad avere sei dita – ma mancano al riguardo prove certe.
3)    Visto che si è tirata in ballo la rottamazione. Il panda è stato in grado di non evolversi anche nei suoi significati traslati. La Panda ha attraversato 23 anni di storia italiana rimanendo sempre uguale e ce ne ha messi altri cinque per trasformarsi appena in una monovolume. In un periodo appena più lungo, un giaguaro – per dire – ha messo in piedi addirittura un’azienda intera, che peraltro fabbrica auto di lusso.
4)    I panda sono tutti nelle riserve. Non si hanno notizie di panda titolari.
5)    Panda era anche uno dei personaggi con cui era più difficile finire Tekken 3. Di contro, l’uomo che ha ideato il videogioco, regalando al mondo l’opportunità di sfogarsi sul panda, andrebbe inserito nel novero dei più grandi geni di tutti i tempi.
6)    Nella letteratura e nel cinema non c’è un panda degno di nota. Hanno fatto film su cani e gatti, su cavalli e maiali. Chuck Norris ha persino regalato la notorietà all’armadillo a nove fasce. Bradipi e mammuth spopolano nei film animati e gli asini nella favole di Fedro, un autore romano divenuto noto grazie al Grande Fratello. Ma dei panda non c’è traccia.
7)    Il panda compare sulle monete cinesi e i personaggi che compaiono sulle monete, nella norma, sono morti.
giovedì, 08 maggio 2008
author: tantecarecose @ 18:44
category: laif is nau, questioni varie ed eventuali, sportobello, devianze mediatiche
comments: commenti (52)(popup) | commenti (52)

Breve elenco di cose sconvolgenti accadute nelle ultime ore:

un’ex valletta di Magalli è diventata ministro;

un uomo più basso di Berlusconi è diventato ministro;

un uomo più basso di Berlusconi esiste (ma questa, in effetti, è inclusa nel punto precedente). Per completezza dell’informazione: non esistendo stime ufficiale, il dato che gira in rete con maggiore insistenza relativo all’altezza del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta è un metro e trenta. Roba che Giorgia Meloni, affianco a lui nella foto ufficiale, sembrava Yao Ming;

Mara Venier va in vacanza ai Caraibi. Non so perché sia sconvolgente, ma d’altra parte non so neanche perché ne stiano parlando adesso su RaiUno;

Rafael Nadal è stato sconfitto al primo turno degli Internazionali di tennis di Roma. Il proprietario dell’agenzia di scommesse Bwin ringrazia e stasera offrirà una cena ai suoi amici brindando alla salute di Tcc e delle altre migliaia di audaci scommettitori del “ti piace vincere facile?”;

credo di aver capito perché i tifosi della Lazio, notoriamente a maggioranza destrorsa, fischiano il presidente Lotito. Non per i mancati investimenti, come sostiene la stampa, ma perché continua a costringere la curva a tifare per ogni etnia o categoria sociale tradizionalmente discriminata dai supporter stessi. Tra campo, panchina e tribuna, ieri sera, c’erano Behrami (kosovaro), Dabo e Mudingayi (neri), Pandev e Kolarov (slavi), Tare (albanese), Radu (romeno), Ballotta (anziano) e Rozenhal (ebreo). In passato c’era anche Gottardi (gay, secondo una leggenda metropolitana molto diffusa nella capitale);

i cinesi, per scappare dalle polemiche, hanno portato la fiamma olimpica in cima all’Everest. Temevano di trovare una bandiera del Tibet; per fortuna hanno trovato solo Mara Venier, che aveva spudoratamente mentito sulle sue ferie.

Visitor Map
Create your own visitor map!