lunedì, 28 aprile 2008

Tutti noi, prima o poi, troviamo nel corso della vita una persona – una e una sola al mondo – che risponde con un sorriso ai nostri momenti di difficoltà, che è sempre pronta a farsi scivolare addosso i nostri insulti e che conosce ogni nostro punto debole. Una persona speciale che sa prenderci con dolcezza, ma al tempo stesso con rigore. Il fisioterapista.
 
Il fisioterapista è una strana figura, a metà strada tra il Dalai Lama e Heinrich Himmler. Quando la prima volta arriva a casa tua, ti fai il segno della croce per quanto è incorporeo. E il fatto che sia entrato in casa passando attraverso la porta chiusa certo non ti aiuta a fare chiarezza. Ma prima che tu possa entrare in crisi mistica, ti chiede 70 euro, illuminandoti sulla sua reale natura. Chiarito l’equivoco, resti comunque rapito dal suo tono pacato e dal sorriso bonario. Nella tua camera c’è una surreale atmosfera zen. Il fisioterapista cerca di spiegarti la via per raggiungere l’armonia del Cosmo attraverso l’interazione di muscoli che non avevi mai sentito nominare prima. E il fatto che tu ce li abbia tutti ti inorgoglisce e in qualche modo ti responsabilizza. In pochi minuti si è conquistato ben altro che la tua fiducia: sei rapito dalle sue parole senza senso e ti senti un suo potenziale schiavo. A quel punto, però, succede qualcosa di strano. Il fisioterapista si trasforma in un sadico gerarca nazista. Ma sempre zen. Piegandoti degli arti a caso inizia a generare dei dolori che non pensavi potessero esistere in natura. O perlomeno non così sconnessi dalla morte. Però lui è calmo come il Cavaliere d’oro delle casa di Vergine. Il che ti porta a pensare che sia tu a esagerare e che, in realtà, non ti stia facendo così male. Quando poi sdraiato, pancia sotto, vedi spuntarti sulla spalla un tuo allegro tallone, capisci che quel dolore disumano è in effetti il muscolo della gamba tirato oltre ogni regola del buon senso e non una tua rappresentazione metafisica del malessere che affligge l’uomo moderno. Alle tue comprensibili smorfie di dolore lui risponde con un sorriso.
 
Il punto cruciale della questione fisioterapista è proprio questo. Lui ti porta al limite, ma tu non ti fidi di lui. Perciò, ogni volta che un tuo muscolo viene stirato per quanto possibile, tu resti convinto che il tuo “possibile” sia diverso dal concetto di “possibile” del fisioterapista. Da qui la bizzarra disparità di vedute che porta il fisioterapista a dirti cose tipo “dai, spingi di più, dai che ce la fai a piegare un altro po’” e tu a rispondere con cose tipo “dai un cazzo, brutto stronzo, se tiro un altro po’ qua mi si strappa tutto e un altro intervento dopo te lo fai tu al posto mio, ok?”. Ma il fisioterapista crede in te, tira e, di fatto, non si strappa nulla. Quindi aveva ragione lui. Che sorride ai tuoi insulti.
 
Forse è questo il vero motivo di attrito con il fisioterapista: tu lo odi perché non ti fa sentire speciale. Ti tratta come un qualsiasi paziente, mettendoti di fronte all’amara realtà: non è vero che siamo tutti diversi. Siamo tutti dannatamente uguali e funzioniamo allo stesso modo. Una fotografia del reale che spinge sempre più uomini medi dall'ego fortemente frustrato a diventare assassini di fisioterapisti.
venerdì, 11 aprile 2008
author: tantecarecose @ 13:18
category: devianze mediatiche
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Campando di tv, in questi giorni mi sono accorto di quanta ingiustizia ci sia in un Paese in cui a una giovane apprendista vj viene chiesto di fare anche la ruota, nonostante abbia la mestruazioni. E’ inaccettabile. E di quanta indifferenza ci sia nei grandi Paesi che trascurano i delicati temi ambientali, obbligando tre poveri pinguini a scoreggiare all’inverosimile per fronteggiare lo scioglimento della calotta polare. Io non voglio vivere in un mondo in cui la diarrea può sorprendermi da un momento all’altro, obbligandomi a saltare l’appuntamento al cinema con la mia amica, e in cui mio padre, poco dopo la mia nascita, decida già che auto comprarmi per i 18 anni. Voglio andare al supermercato senza fare inutili file alla cassa perché quello prima di me si è messo a cantare con la cassiera, voglio che Alessia Marcuzzi finalmente abbia un’attività intestinale regolare e soprattutto voglio che qualche biologo mi confermi che il bifidus attivo non è mai esistito.

Peraltro pensavo che in caso di violento terremoto o di incendio di casa mia avrei pochissime possibilità di salvarmi.
domenica, 06 aprile 2008
author: tantecarecose @ 14:30
category: laif is nau, amare considerazioni, medicina33, tcc nel paese delle meraviglie
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L’intervento per ricostruire il crociato anteriore non è solo un’operazione per ricucire le membra amputate del soldato che guidava le sacre truppe in Terra Santa. E’ fondamentalmente un modo per umiliare chi subisce un tale intervento chirurgico. Cioè tu arrivi lì e la clinica è bella, stanze singole massimo comfort, divani ed LCD, frigobar e, in alcune camere, anche pianobar. Poi, nel giro di qualche minuto, capisci di essere caduto in una trappola. Ti si palesano, in ordine di pericolosità, una serie di personaggi che iniziano a deturpare il tuo corpo, animati da emozioni e fini contrastanti. Il primo, diciamo il mostro di primo livello, è il cardiologo. Ti accoglie con il sorriso, fa domande concilianti per farti sentire a tuo agio, dopodichè, con la scusa dell’elettrocardiogramma, tira fuori un rasoio e ti depila una striscia di petto. Non tutto, eh. Solo una striscia. Quindi, dopo appena cinque minuti dal tuo arrivo, sei un uomo peloso senza una striscia nel bel mezzo della foresta del tuo torace. Ti mandano in camera e arriva il mostro di secondo livello, un mostro doppio come Gemini dei Cavalieri dello Zodiaco: la doppia infermiera. La prima finge di non trovarti la vena nel braccio e prosegue perforando a caso tipo cercatore di petrolio. Il risultato è una pizza oscillante tra il viola e il giallo che ti si stampa a mo’ di tatuaggio sul braccio destro. Sei quasi contento che alla fine eri convinto che a 30 anni fosse arrivato il momento di tatuarsi. Il mostro doppio invece ha la stessa arma del cardiologo, però più potente: il rasoio multiplo. Inizia a depilarti la gamba da operare che peraltro reagisce bene a quell’assalto. Il rasoio usa e getta ha infatti vita limitata e, dopo un po’ che disbosca, è costretto ad arrendersi. Purtroppo, però, la subdola infermiera è dotata di rasoio multiplo e così insiste. Alla fine saranno sette i rasoi caduti sotto la fittezza del tuo apparato pelifero e, nonostante ti senta ridicolo con una gamba pelosa e l’altra glabra, percepisci il senso epico dell’eroe solitario che uccide il maggior numero di nemici possibile prima di perire sotto i loro colpi. Dopo il secondo livello, comunque, sei tutto peloso tranne che sulla gamba destra e su una striscia di petto e hai una chiazza violacea sul braccio. Mentre mediti di vendere su eBay il rettangolo libero da peli sul torace per tatuartici uno sponsor, arriva il mostro di terzo livello, il portantino, che è quasi un quadro bonus. Lui infatti ti umilia solo dal punto di vista psicologico. Ti fa togliere tutti gli abiti, ti infila un camice bianco e una cuffia verde per tenere i capelli e così ti porta in giro per la clinica. Peccato che in quel momento forse hai incrociato la donna della tua vita, ma lei non ti ha riconosciuto e, anzi, ha riso di te. Ma è nulla in confronto a quello che ti aspetta: il mostro finale del quarto livello, l’anestesista. Tu arrivi lì, imbracato nel letto, e lui inizia a bucarti ovunque. Parte con la farfalla nel polso e poi, col sorriso sulle labbra, ti buca la spina dorsale e ti ci infila un catetere spinale: a quel punto muori e la partita finisce lì.

Quando il dio dei videogame ospedalieri si trova di fronte alla scelta “continua” o “ricomincia”, però, sceglie la prima e ti risvegli disteso sul letto ospedaliero, con la faccia coperta. L’immunità che notoriamente i videogiochi regalano a chi torna in gioco nel mezzo dell’azione ti permette di non perire nuovamente contro i colpi di scalpello che il quinto mostro, il chirurgo/ortopedico, ti piazza ben assestati contro la rotula. Lo scudo protettivo ti permette di uscire dalla sala operatoria. Mentre torni nella tua camera, però, ti accorgi che il mostro ortopedico ti ha fatto un altro buco sulla spalla – sulla cui funzione ancora ti interroghi – e ti ha lanciato contro la sua arma finale: un pompetta infilata nel ginocchio che drena il sangue. Mentre ti lasciano lì a macerare per due giorni, capisci che la morte è diventata uno degli obiettivi della tua vita. 

Il sesto mostro è ancora l’infermiere multiplo: devono farti il bidet a letto e, ovviamente, i due designati sono un infermiere gay e uno palesemente superdotato. Tra l’ansia da prestazione e l’anestesia lombare diventi l’uomo più minidotato della storia e, mentre pensi che in fondo potrebbe andare a peggio, va peggio e arriva a dare una mano l’infermiera figa. A quel punto fingi di essere un trans appena operato. Il terzo giorno arriva il settimo mostro, la terapista, la più crudele, che inizia a dimenare a destra e sinistra la tua gamba appena operata, mentre tu, non avendo più armi,  provi invano a farle notare che magari non è il caso. Arriva il giorno dell’uscita e torna il mostro multiplo che ti strappa due chili di cerotti dei quali non ti eri nemmeno accorto. Colpa dell’anestesia. Adesso hai anche un buco di peli sulla spalla destra, due fasce glabre sui polsi e una grossa X sulla schiena.

Ricapitolando: all’uscita sei tutto peloso, eccezion fatta che per la gamba destra, per un rettangolo sul petto, una X sulla schiena, un buco sulla spalla destra e due polsini immaginari. E hai sempre la chiazza giallo-violacea sul braccio destro. Non vedi l’ora che una ragazza possa guardarti nudo in quello stato, ma in fondo hai l’autostima a terra e, nonostante la gamba, decidi di darti alla macchia e di girovagare per i boschi, cibandoti di bacche, muschi e licheni.
giovedì, 03 aprile 2008
author: tantecarecose @ 18:10
category: laif is nau, amare considerazioni, tcc nel paese delle meraviglie
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Paura, eh?

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