mercoledì, 27 febbraio 2008

No, vabbè. Io volevo scrivere una cosa contro i cantanti stranieri che vanno a Sanremo e dicono sempre che l’Italia è il posto migliore della Terra. Stasera ci è cascato pure Simon Le Bon. Niente, è più forte di loro. Sarà per questo che stimo Brian Molko che non cagò nessuno e prima di andarsene, giacché c’era, spaccò pure una chitarra.

Volevo scrivere una cosa così ma mi brucia troppo quello che ho visto su Italia 1. C’era Tre metri sopra il cielo. Io dovevo sapere, capite? Per combattere meglio il nemico devi conoscerlo, o no? Il problema è che stasera ho capito che non potrò mai avere la meglio su Federico Moccia perché lui è un pazzo squilibrato. Devi esserlo per scrivere una cosa così. A parte tutto il film, il resto è decente. 3msc è una delle tre cose più brutte che io abbia mai visto nella mia vita: le altre due sono la risonanza magnetica del mio ginocchio e il lavandino di casa di un mio amico di Foggia che, dopo un capodanno, venne intasato dal vomito di un’altra mia amica di Foggia. 3msc è l’assenza di senno fatta film. La storia non esiste, ci sono solo personaggi dai nomi assurdi (uno si chiama pure Pollo, che, per fortuna, a una certa, muore) e il film scorre via su Babi e Step che scopano, poi si prendono a schiaffi, poi piangono, poi litigano e si mandano i messaggini. Comunque non parlano mai. E come potrebbero, poveri? Babi è geneticamente modificata e può solo tirare su col naso e, quando sconfina nel fantastico mondo dei verbi e dei sostantivi, lo fa tra delle lacrime assurde, risultando incomprensibile anche a se stessa. Al punto che, a fine film, anche lei non avrà capito nulla di quello che è successo. Step non piange mai perché è un cazzo di duro. Neanche quando gli fanno notare che è palesemente più grande degli altri attori e, ciononostante, frequenta ancora il liceo.  E poi Step non è in grado di parlare: si esprime per suoni gutturali e bisillabi scomposti. Ora: io, di fronte a una mente che ha partorito dei personaggi così, non starei tranquillo nemmeno un po’. Il problema è che Moccia è come il mostro finale dei videogame e lo dimostra tirando fuori dal cilindro l’arma segreta: una sequenza di circa due minuti fuori dal mondo di ogni logica finora nota alle filosofie occidentali.

E’ tipo così: Step arriva a una festa e, senza parlare, si pomicia Babi. Poi Babi riceve una telefonata e, senza parlare, inizia a piangere e fugge. Step mugugna qualcosa e fugge pure lui. Arrivano da una parte dove c’è Pollo morto, che detta così sembra una rosticceria, ma in realtà è una strada dove Pollo si è schiantato con la moto. Pollo è il miglior amico di Step, eh. Ma Step è un duro e non piange. Babi invece sì. In questo clima si manifesta l’imponderabile. Babi scappa e rinfaccia a Step di non dare stabilità alla sua vita, costringendola a momenti di euforia e di tristezza troppo ravvicinati. Step, invece di mandarla a cagare che “che cazzo è appena morto il mio migliore amico”, inizia a ribattere e i due litigano. Litigano, cazzo. Litigano con il cadavere del loro migliore amico a terra, in una sacca di cellophane. Si prendono pure a pizze in faccia per la loro inutile relazione, mentre la scientifica nel frattempo porta a termine l’autopsia e accerta che Pollo in realtà è morto dopo aver ingerito per la vergogna il copione del film. Per questo adesso io non insulterò più Moccia perché ho capito che devo avere paura di lui. Moccia è un pazzo psicopatico di quelli che ti guardano con la fissità dell’ebete prima di piantarti un machete nella nuca.

Nel film c’è però un alter ego dell’autore che aiuta a capire la sua personalità o, almeno, le cause di tali deformazioni cognitive. E’ il fratello di Step. Bene: questo per sette ottavi di film è la persona più antipatica del pianeta. Poi, in cinque minuti di pellicola, la ragazza lo lascia, perde il lavoro, gli portano via pure un cane che gli stava sul cazzo e, di colpo, riscopre l’amore per il fratello e diventa simpatico. Una chiara proiezione dei traumi subiti dal Moccia.

Ma soprattutto c’è una cosa che non capisco e qui, ahimé, temo che la colpa non sia di Moccia. Se tutto il film è girato a Roma e i protagonisti sono tutti romani, perché la voce narrante è di un milanese esasperato tipo il commendator Zampetti?

Moccia è pazzo e io lo temo.
sabato, 23 febbraio 2008

Voglio fare sesso sfrenato con Michela Vittoria Brambilla.
martedì, 19 febbraio 2008

La scena è sempre la stessa: c’è lui che fa delle cose, mediamente inutili e che comunque attraggono tutta la sua attenzione, e lei che, a un certo punto, arriva figa, sorridente ed emozionata. Lo chiama, lui distoglie l’attenzione dal suo universo fatto del nulla, lei prende fiato e pronuncia amorevole la fatidica frase: “Saremo in tre”. Al che lui rimane senza parole, farfuglia qualcosa di lontanamente assimilabile a un lemma e poi si lascia andare a pensieri annessi alla sua imminente paternità. E comunque sono tutti felici e normalmente sereni come avessero azzeccato al Superenalotto un 4 da duemila euro scarsi.

La stortura della realtà è evidente. Chiunque abbia praticato sesso nella sua vita con una certa costanza, primo o poi si è trovato in prossimità di situazioni simili. Il reale arrivo del figlio è poi un dettaglio secondario ai fini della nostra analisi. Perché quello di cui in questa sede si vuole parlare è l’enorme differenza che intercorre tra la realtà filmica o pubblicitaria dell’annunciazione e la realtà reale dell’annunciazione stessa.

Nella vita reale il rischio di una gravidanza è accompagnato da un’ansia lancinante che si manifesta già una settimana/dieci giorni prima della data prevista per l’arrivo del ciclo. Lei è tesa perché non sente in movimento la situazione al suo interno e poco conta che tu sia abbastanza sicuro considerando che lei prende la pillola da sempre, che negli ultimi due mesi l’avete fatto altrettante volte e che, in entrambe le occasioni, tu avevi tre preservativi incastonati l’uno sull’altro e, cosa non meno trascurabile, non avevi raggiunto l’orgasmo. Però lei teme comunque le perdite, queste piaghe mitologiche la cui esistenza non è accertata e dovrebbe comunque essere concepita come una mini eiaculazione di acido solforico per perforare i tre preservativi e arrivare a destinazione.  Comunque: l’ansia sale e allora non rimane che ricorrere al drammatico test. Anzi, sarebbe più corretto dire “ai drammatici test” visto che, per maggiore sicurezza, ne viene acquistato uno di ogni marca in modo da ridurre il margine di incertezza non solo in prossimità dallo zero, ma, se possibile, addirittura sotto lo zero. In pratica l’ansia di maternità viene al test stesso che, per fugare ogni dubbio, si rivolge alla tua ragazza. Nonostante i test abbiano dato tutti impietosamente esito negativo e la tua ragazza sia ormai disidratata a causa degli ettolitri di pipì necessari per gli esami del caso, l’angoscia non passa e, anzi, monta ulteriormente. Ogni giorno che scorre verso l’attesa data d’arrivo del ciclo è una sferzata alla tua improvvisa voglia di un’autocombustione. Lei è intollerabile e ti rinfaccia continuamente il tuo stato di calma, dettato dalle attenuanti di cui sopra. A ogni immagine di un bambino, da quelli della pubblicità dei pannolini fino a quelli nei vasi con i fiori in testa che popolano i poster delle cartolibrerie, la senti tirare su col naso. Speri si sia fatta di cocaina, ma poi scoppia a piangere e il dramma è ormai manifesto. Non potrai fare nulla per calmarla, tanto non riuscirai mai a pronunciare qualcosa di così sensato da risultare idoneo alla tragedia in corso. Arriva il giorno delle mestruazioni, ma non le mestruazioni. Il panico si affetta ormai con l’intero set di coltelli Shogun di Mediashopping. Le scene di isteria ricordano quelle che hanno accompagnato il terremoto dell’Irpinia. Anche la tua impotenza è pressoché simile. Ma non sei uno che si perde d’animo e inventi soluzioni creative. Nel sonno provi a spruzzarle addosso del ketchup, sperando di prenderla in confusione. Ma è tutto inutile, anzi lei si incazza il doppio perché le hai anche sporcato le lenzuola appena cambiate. Sei in balìa degli eventi: passi le giornate a parlare con un tuo amico immaginario che per empatia hai ribattezzato Ogino Knaus, fingendo sia tedesco. Lei intanto è rassegnata e ha già iniziato a mettere da parte stivali col tacco e vestitini iper-attillati per riempire l’armadio di tutoni oversize e di completini per bambini.

Insomma: è chiaro che l’importante ai fini dell’investigazione non è capire se il bambino arriva o no, ma capire che, dopo siffatto stress, quel tipo di annuncio, quel maledetto “saremo in tre”, in natura non può esistere. E se anche lei dovesse essere così brava da riuscire a dirtelo, considera seriamente l’idea che il terzo possa essere quell’omino che dice di essere il marmista e la cui funzione non ti è mai stata chiara, considerando che a casa hai il parquet.
mercoledì, 13 febbraio 2008
author: tantecarecose @ 00:54
category: tuttologo per ignoranti, questa cosa secondo me
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Sul mio dentifricio c’è scritto “denti bianchi e forti”. Che non è un gran promessa, tenendo conto che quella è la sua funzione. E’ come se un impiegato delle poste andasse a lavorare con una maglietta che promette: “qui si possono pagare i bollettini”. Il problema vero, però, è che non su tutti i dentifrici c’è ‘sta scritta. Il che genera un dubbio quando ci si trova tra le mani il tubetto senza promessa (d’ora in avanti Tsp). Il Tsp, infatti, potrebbe non avere la scritta per ammissione esplicita dei propri limiti. Cioè se non sono capace di fare i denti bianchi e forti è meglio che non me lo scrivo addosso. Però potrebbe pure essere semplicemente rispettoso delle altrui intelligenze. Cioè se sono stato concepito per fare i denti bianchi e forti mica me lo devo scrivere addosso. Nel senso, chi mi compra lo saprà che servo a questo. E se compro un Tsp umile ritenendolo un Tsp intelligente e dopo un mese mi trovo i denti gialli? Perciò, in definitiva e nel dubbio, compro quello con la scritta.

Oggi, seduto sul water, ho scoperto l’essenza della pubblicità.
mercoledì, 06 febbraio 2008

Lo fanno, mica non lo so. Sono un giornalista pure io e le conosco le voci che girano sui complotti orditi dalla stampa per coprire fatti scabrosi. La diretta di Alfredino nel pozzo si disse che era stata fatta per distrarre dal casino della P2. E cose così. Ora io ho sempre pensato che queste fossero cazzate, invece oggi ho scoperto che del vero c’è. Almeno qualche volta. Per esempio, non voglio tirare in mezzo storie di verità esasperate per coprire altre verità, ma posso dire che spesso una verità viene raccontata parzialmente. Che di un fatto viene fornito un solo punto di vista, come al Tg4. Che di una notizia si fornisce solo il lato raccontabile, con una metà oscura che resta tale come nel romanzo di Stephen King. Ora: oggi la notizia del giorno era il ritrovamento dello Smile sulla Luna.
 
Smilesmile.happy


Stoltamente starete pensando che oggi hanno pure sciolto le Camere. Ingenui che siete. Siamo proprio nel caso di cui sto parlando. Lo scioglimento delle Camere è stato deciso solo per coprire una scottante verità che non poteva essere raccontata. Bella la Luna, bello lo Smile e giù pagine di giornali con il disegno del satellite affiancato a quello della simpatica faccina. Due simboli puliti, pubblicabili, persino benauguranti. Pensare che ci siano marziani che viaggiano nello spazio disegnando faccine sorridenti, alla fine, rasserena pure quelli che aspettano – giustamente – che prima o poi arrivi sulla Terra un’orda di extraterrestri incazzati a romperci il culo per qualche motivo. Un’ipotesi probabile e non ancora smentita. Sì, perché Napolitano e le elezioni sono solo una copertura per evitare che la concentrazione cadesse su un’altra verità. A qualche metro di distanza dallo Smile lunare, infatti, è stato ritrovato anche questo.

Cippaconiglio LunareCippa_Coniglio_2


Chiaro, no? Ma quali marziani cordiali e simpatici… Il ritrovamento del Cippa-coniglio lunare testimonia che per le galassie si aggirano bande di extraterrestri, non dico pericolosi, ma quantomeno minchioni, sì. Immaginate la Terra invasa da creature così.

Primo incontro del terzo tipo
Marziano: Tidssbvsdbv!
Terrestre: Eh?
Marziano: Sto cazzo! AHAHAHAHAH!!!!

Secondo incontro del terzo tipo

Marziano: Terrestre, io parlare tua lingua e venire da posto dove tutti conoscere te!
Terrestre: Davvero? Grande!
Marziano: Terrestre, e sai chi salutare molto te?
Terrestre: No…
Marziano: Sto cazzo!  AHAHAHAHAH!!!!

Terzo incontro del terzo tipo

Marziano: Terrestre, io venire in segno di pace (e tende la mano)
Terrestre: Davvero? Grande! (e tende la mano)
Marziano: AHAHAHAHAH!!! (dopo aver dato la scossa al terrestre con il pulsante nascosto nella mano e averlo innaffiato con la margherita spruzza-acqua, appuntata sulla giacca)

Quarto incontro del terzo tipo

Marziano: Terrestre, io insegnare te nostro saluto
Terrestre: Davvero? Grande!
Marziano: Tu tirare mio dito
Terrestre: (esegue)
Marziano: Prrrrrrrrr AHAHAHAHAHA!!!

Quanti insegnamenti si possono trarre da questa storia… I marziani parlano come i neri delle barzellette, i terrestri sono un po’ ripetitivi e a fare le gare di flatulenze ci si diverte comunque pure sulla Via Lattea.
venerdì, 01 febbraio 2008
author: tantecarecose @ 04:59
category: questioni varie ed eventuali, il caso moccia
comments: commenti (23)(popup) | commenti (23)

toto1

Non volevo fare troppo il coatto, ma l'hanno fatto tutti quelli in nomination... Perciò...

Perciò...scelgo una campagna elettorale sobria. Tipo:

"Anche tu, lettore occasionale, vai su Sw4n.net e vota questo simpatico blog nella categoria "Miglior blog umoristico". Se lo farai - e spargerai la voce - la Tcc & co. ti promette, in un colpo solo, la messa in sicurezza della foresta amazzonica, la chiusura del buco nell'ozono, l'appagamento dell'ego di un giovane blogger, la cancellazione del debito del Terzo mondo, la ricostruzione delle città devastate dallo tsunami e la messa la bando della pena di morte e dei libri di Moccia. Ricorda: per un mondo migliore basta un click".

Vabbé, questo messaggio si autodistruggerà alla scadenza del termine utile per votare...


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