author: tantecarecose @ 21:54
category: laif is nau, epica e mitologia, momenti di vana gloria, tcc nel paese delle meraviglie
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Il paradiso esiste davvero: si chiama Spazio Novecento. Io ci sono stato e ho capito che era il paradiso perché era tutto bello. Lo Spazio Novecento è un non luogo, nel senso che non è una discoteca e non è un locale. E’ un posto dove viene stipata beltà in ogni sua fattezza. Allo Spazio Novecento il brutto – in ogni sua forma – non esiste. All’ingresso è tutto bianco e c’è un letto con una figa bestiale che ti accoglie vestita da angelo delle tenebre: vestito scuro e trucco da donna di malaffare. Con le ali, però. Poi c’è una scalinata imponente con altri due divani e altre due fighe-angelo sedute. La mia prima escursione in paradiso, intanto, sfata un luogo comune: non è vero che gli angeli non hanno sesso. Quelli dello Spazio Novecento ce l’hanno, secondo me anche più di uno a sera. Comunque le fighe-angelo sono ovunque, tranne che nello spazio adibito alle danze. Lì ci sono le fighe e basta. Ma non ragazze fighe normali. Proprio ragazze superlative che io prima non le avevo mai viste. Le tocco per accertare che non si tratti di ologrammi e le denunce per molestie sessuali che ricevo il giorno dopo mi confermano che non lo fossero. Ma allo Spazio Novecento è tutto il brutto a non essere ammesso. Quindi anche il ragazzo più inguardabile è tipo Brad Pitt e Johnny Depp con una spruzzata di Sean Connery. Se fosse stato un locale terreno, sarei stato clamorosamente fuori posto. Invece è il paradiso e tutti mi accolgono con il sorriso. Tranne le fighe-angelo che per contratto devono mantenere la faccia da stronze. Intorno a me regna il buonumore. Tutti si divertono dimenandosi su ritmi che non mi aspettavo di trovare in paradiso. Sarà perché alla consolle ci sono due delle fighe-angelo. Penso al luogo comune che vede il dj scopare come un riccio ogni sera e mi convinco che forse è il caso di provare un approccio con una delle due fighe-angelo-dj. Mentre provo ad avvicinarmi alla consolle, però, il bello tutt’intorno mi distrae. Schiene scoperte a perdita d’occhio, tette senza reggiseno che prendono per il culo le teorie di Newton, culi scultorei da “perché non parli?”, gambe slanciate, sandali profumati, ombelichi del mondo, coppe C del nonno. A causa dell’ormone che si sposta nell’aria mi accorgo di avere una pettinatura diversa. La cosa non turba la popolazione del non luogo. Le ragazze mi parlano, bevono con me, mi dicono che sono simpatico e nessuna di loro pretende soldi. Uno strano flusso di persone attira la mia attenzione verso i cessi. Non le persone brutte che qua non esistono. Proprio i wc. Mi avvicino e scorgo un piccola fila che aggira i bagni. La seguo e sbuco in un piccolo spazio in cui ballano stipate diverse centinaia di persone. Allora ci sono! Sono i brutti del non locale appositamente ghettizzati. Quelli che escono dalla zona vengono dotati di mascherine tipo Eyes wide shut. E io che la credevo una deliziosa trovata degli organizzatori! Comunque i brutti sono discreti e non rompono le palle. Torno tra i belli. Scosto con un piede di porco i pettorali dei due ragazzi che parlano davanti a me, impedendomi il passaggio. Trovo i miei amici alle prese con due tardone di Praga e, fiutato l’andazzo, dono loro due rotoli di cellophane per evitare malattie. Una delle due ha le tette sblusate. L’altra ha tre tette: penso a un errore di chirurgia, poi mi ricordo che sono in paradiso. Intanto le fighe-angelo-dj, smesse le ali, bevono cuba libre al bancone del bar con due belli alla moda. Io continuo a parlare con tutte, ma la gente intorno a me è sempre meno. Le fighe-angelo sono sparite. La musica è finita, gli amici se ne vanno. Vado anch’io ma non me ne accorgo. Mi sveglio nel letto di casa molte ore dopo. Ho sognato la mia morte? Cazzo, se ho rimorchiato così tanto avrò il cellulare pieno di nuovi numeri di telefono! Come ho fatto a non pensarci prima? La rubrica delude le mie aspettative. Il portafoglio, però... Fedele amico: lui sì che non rifila pacchi. Mancano i 70 euro che avevo prelevato la sera prima. Difficile che siano sublimati nottetempo. Per fortuna non era un sogno.





