lunedì, 22 ottobre 2007

Che quando Padoa-Schioppa ha detto “fuori di casa i bamboccioni” io ero pure mezzo d’accordo. Nel senso: se avesse detto “tutti i trentenni sono dei bamboccioni del cazzo e meriterebbero i lavori forzati” mi sarei pure risentito, obiettando che molti trentenni i lavori forzati li fanno già. Ma non avendo dato del “bamboccione” a ogni trentenne esistente, io mi rifugio nelle consapevolezze di stare tra i non bamboccioni e che di gente della mia età che sta ancora a casa perché gli pesa il culo effettivamente ce n’è e non è che bisogna dire di no. Il punto, però, è un altro. E cioè che quello che vive fuori casa fa una vita abbastanza di merda. A conti fatti l’unico vantaggio è di non dover fare sesso in macchina. Per il resto è una tragedia. Specie quando ti accorgi che la tua vita sociale è solo nel luogo di lavoro. Specie quando senti che tutti i tuoi amici vanno d’accordo con i loro colleghi ed essendo statisticamente molto improbabile che 25 amici – per dire – siano stati così fortunati, capisci che è sufficiente passare dieci ore al giorno nello stesso edificio con chiunque perché diventi tuo amico. E che poi magari quella persona, conosciuta al supermercato, l’avresti uccisa investendola con un carrello carico di Mastro Lindo. Il lavoro è il vero argomento inesauribile di conversazione. Hai voglia a dire “io non lavorerei mai nello stesso ufficio di mia moglie”. Di fatto sarebbe l’unico modo per avere sempre qualcosa di cui sparlare. La panacea contro le serate passate ad aspettare i Bellissimi di Retequattro. Il problema semmai sarebbe che a parlare sempre di lavoro finiresti con un esaurimento nervoso di tutto rispetto. Ma questa è un’altra storia.
 
Dicevo: ragionando sul fisiologico crollo di rapporti sociali che si accusa all’inizio della vita lavorativa, sono arrivato alla conclusione che il segreto è ottimizzare i tempi. Tanto in ufficio ci devi stare e non ci sono santi e madonne. Ma fuori... Beh, fuori sì che scatta l’ottimizzazione. Io per esempio, considerato che non aggiorno il blog da dieci giorni perché non ho più una vita, ho messo a punto un piccolo ed efficacissimo vademecum per riappropriarsi della propria socialità al di fuori del lavoro. E funziona! Infatti adesso ho finalmente trovato il tempo di scrivere. Vediamo nel dettaglio, come al solito andando in crescendo sulla rilevanza del suggerimento.
 
5) Trasferitevi in ufficio. E’ la cosa più ovvia da pensare. Dormendo in ufficio finalmente non dovrete più effettuare spostamenti per andare al lavoro. Però... No, in realtà questo punto non è valido. Nel senso: mettiamo che eliminando andata e ritorno dall’ufficio riusciste a guadagnare due ore. Per dare sfogo alla socialità comunque dovreste uscire dall’ufficio. E poi tornarci. Vanifichereste tutto. No, no...sarebbe tutto inutile. Quindi i punti diventano quattro.
 
4) Non passate dal bagno. Sembra un’eresia, ma l’astuzia dell’uomo a volte può lasciare stupefatti. Abolire la doccia e i vari lavaggi mattutini non è poi così difficile. Senza pregiudicare l’igiene, ovviamente. Prima di andare a dormire immergete il vostro pigiama in una bacinella contenente acqua e bagnoschiuma. Quindi, dopo averlo accuratamente inzuppato, indossatelo. Dopo aver collocato svariate stufe in direzione del vostro letto, andate a dormire. La mattina vi sveglierete asciutti e profumati. In breve: pronti per uscire di casa. Tempo guadagnato: un’ora. Controindicazione: se le stufe sono troppe, potreste sudare. In tal caso la mattina sarete costretti a lavarvi, vanificando il tutto.
 
3) Lasciatevi. Se siete tra i pochi eletti che sono riusciti a preservare una vita sentimentale, nonostante il lavoro, non c’è che dire: bravi! Ora potete anche lasciarvi. Rinunciare alla relazione e al sesso vi permette di risparmiare il cinema del mercoledì sera, l’uscita con trombata del sabato e le telefonate serali nel resto della settimana. Tempo guadagnato: 5x20 min. al telefono, 3h il cinema del mercoledì, 3h l’uscita del sabato, 10 min. la trombata del sabato (totale 7h e 50 min. a settimana. In media 1h e 8 min. circa al giorno). Controindicazioni: scordate il sesso.
 
2) Abolite i pasti. Avete capito bene: questo è un passaggio fondamentale. Eliminando pranzo e cena, guadagnate qualcosa come due ore di socialità al giorno. Per nutrirvi basterà acquistare una fornitura stagionale di flebo e nutrirsi durante il sonno, mentre si lavora o quando più vi piace. Io per esempio lo sto facendo adesso. Tempo guadagnato: 2 ore. Controindicazione: alla lunga potreste non avere più vene da bucare. Evitate quindi di estrarre l’ago a pasto consumato.
 
1) Letto verticale. Sembrerà strano, ma mettere in verticale il materasso vi aiuterà non poco a espandere la socialità. Intanto perché è scientificamente provato che a dormire in piedi ci si stanca. Così eviterete di dormire per sette o più ore, limitandovi a 4 oneste orette tutte di fila. E poi evitereste la fastidiosa fase dell’alzarsi dal letto che, dal suono della sveglia al primo piede nella ciabatta, dura almeno 20 minuti. Dormendo in piedi, basterà aprire gli occhi e iniziare a camminare. Tempo guadagnato: 3 ore e 20 minuti. Controindicazioni: cambiare le lenzuola con il materasso in verticale e più difficile e potrebbe farvi perdere qualcuna delle ore guadagnate.
 
Con il metodo Tantecarecose, dunque, avete risparmiato 7 ore e 28 minuti al giorno. E poi voi lavoratori vi lamentate che non avete tempo libero. Bamboccioni del cazzo.
venerdì, 12 ottobre 2007
author: tantecarecose @ 00:03
category: geni del male, epica e mitologia, devianze mediatiche
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Cristiano Godano è uno di quelli che invidio perché hanno il nome che fa rima con il cognome. Come Gianluca Pagliuca e Toni Fabbroni (un mio amico romano). Cristiano Godano però, a differenza di Pagliuca e di Toni, ha un alone dannato derivante dal suo ruolo di leader dei Marlene Kuntz. Tipo che lo guardi è pensi: “Che figo che è Cristiano Godano dei Marlene Kuntz”. La stessa cosa, per dire, che ti viene in testa quando vedi Manuel Agnelli. Solo che in questo caso pensi: “Che figo che è Manuel Agnelli degli Afterhours”. In realtà sia Cristianogodano che Manuel Agnelli non è che siano proprio due pezzi di figo nel senso stretto del termine. Anzi: fossi donna direi pure che sono due uomini consumati dalle droghe e dalla vita. Ma se fossi donna direi anche che mi scoperei qualsiasi uomo dall’aspetto vagamente consumato dalle droghe e dalla vita. Così Cristianogodano e Manuel Agnelli piacciono molto. Anche per questa loro spocchia intellettualoide, generata dalle rispettive carriere ventennali nel rock alternativo italiano. Per questo se Manuel Agnelli si è spesso segnalato alle cronache per dire cose incomprensibili ai più, Cristianogodano è diventato il mio eroe personale da quando, un paio di giorni fa, è riuscito a infrangere a Radio Deejay qualsiasi precedente primato di utilizzo della parola “artista”. Ovviamente nell’accezione: “Io sono un artista”.
 
Il dj Linus: Allora, Cristianogodano, com’è la tua giornata?
Cristianogodano: E’ la classica vita di un ARTISTA. Mi sveglio tardi, inizio a connettere verso le quattro e poi resto sveglio fino a mattina, per scrivere le mie cose. Canzoni ma anche racconti. 
Il dj Linus: Ah, scrivi anche racconti...
Cristianogodano: Beh, per un ARTISTA è importante cimentarsi su più fronti.
Il dj Linus: Come spieghi la carriera così lunga dei Marlene Kuntz?
Cristianogodano: Perché siamo degli ARTISTA...ehm, degli ARTISTI seri.
Il dj Linus: Perché non vi siete mai mossi dalla vostra Cuneo?
Cristianogodano: Perché ci piace che la gente veda ognuno di noi come un ARTISTA solo durante il tour. A Cuneo puoi camminare per strada senza che nessuno ti assalga perché sei un ARTISTA. Invece a Milano non potrei uscire in strada senza che le gente riconoscesse in me l’ARTISTA.
Il dj Linus: Accidenti, quanto usi la parola “artista”...
Cristianogodano: Sono un ARTISTA anche in questo...
Il dj Linus: Vediamo se riesco a fregarti, cambiando discorso. Qual è la parte del tuo corpo che ti piace di più?
Cristianogodano: Ci sono più pARTI. STA agli altri giudicare.
Il dj Linus: Un po’ diplomatica come risposta...
Cristianogodano: Così è, se ti pAR... TI STA bene?
Il dj Linus: Ok, ok. Come te la cavi con le lingue?
Cristianogodano: The pART IS TAbbed
Il dj Linus: La parte è etichettata? Che significa?
Cristianogodano: E’ parte di un progetto da vero ARTISTA che mira a stravolgere il senso delle parole, così come lo attribuiamo normalmente. SmART IS TAble!
Il dj Linus: Intelligente è tavolo??? Non ti sto dietro, Cristiano.
Cristianogodano: Il pARTI STA finendo, Linus...
Il dj Linus: Seeeehh...e un anno se ne va... Cristiano, continui a mischiare cose senza senso. E come se rispondessi – che so? – parlando dei Simpsons a gente che ti chiede del Pil italiano...
Cristianogodano: Io preferisco sempre parlare di Homer e bART. ISTAt e analisi economiche le lascio agli altri.
Il dj Linus: Oddio, mi ci vuole un caffé...
Cristianogodano: Qui vicino c’è il bAR TISTA.
Il dj Linus: Quello è il Bar sport, Cristiano. A proposito, parliamo di calcio.
Cristianogodano: Mi piace. Avevo il poster in camera di bARTISTutA.
Il dj Linus: Malattie?
Cristianogodano: Sono allergico, ma prendo gli ARTISTAminici.
Il dj Linus: Vabbé, va... Salutiamo e ringraziamo Cristiano.
Cristianogodano: Hasta l’ARTISTA.
sabato, 06 ottobre 2007
author: tantecarecose @ 15:06
category: laif is nau, agenti e reagenti, amare considerazioni, momenti di vana gloria
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Ho aperto un blog perché era un po' che non facevo all'amore o non faccio all'amore perché passo il mio tempo a scrivere sul blog?

Nel giorno in cui dovrei festeggiare un anno di vaccate on-line - con annesse e connesse analisi sul numero dei post scritti, sui contatti aumentati, sulla demenza dei commenti e cose così - questa è l'unica riflessione che merita una certa considerazione.

Buon compl... Vabbé, va...

venerdì, 05 ottobre 2007
author: tantecarecose @ 02:57
category: perle, laif is nau, coimbra portugal, epica e mitologia
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Stefano e Francesco sono insieme da sempre. Io, Stefano e Francesco è come se lo fossimo. Per esempio, io e Ste eravamo assieme quando scoprii che la mia zita storica mi aveva messo le corna. Io e Fra eravamo nella stessa camera mentre io rischiavo la vita tagliando dei cavi elettrici senza aver staccato la corrente e quel bastardo, ridendo dietro la telecamera, mi riprendeva con le forbici squagliate in mano e con la faccia del miracolato. Ste e Fra invece erano assieme già da quando facevano venire l’acetone al povero cugino Isidoro, costringendolo a bere 150 bicchieri d’acqua. Io e Ste, poi, eravamo assieme in Portogallo; Ste e Fra a Salamanca; io e Fra sull’Eurostar per Alessandria mentre andavamo a trovare Ste nella sua nuova casa. Che poi eravamo tutti e tre insieme anche prima di partire per Coimbra, quando Doc, forte dei due Erasmus sul groppone, consigliò saggio: “Ragazzi, passerete lì un anno. Non vi bruciate subito”. Peccato che Doc non ci fosse quando, dopo soli tre giorni di terra lusitana, io e Ste tornavamo a casa barcollando, ubriachi persi, dopo che Ste aveva vomitato l’anima nella piazza principale della città. Fra e Ste vivevano insieme in Sicilia; io e Ste in Rua do Cabido; Ste e Fra anche al collegio del Gemelli quando trovarono il numero di telefono del Grande Vegezio. Da allora, tutti e tre sotto lo stesso tetto. A volte anche sotto la stessa tetta. Perché io e Ste siamo stati a letto con la stessa donna qualche volta, anche se non contemporaneamente. Doc mai, però ha sempre saputo in tempo utile il curriculum vitae di tutte le donne che erano state a letto con noi. Io facevo finta di dormire mentre Ste faceva roba con Telma. Ste faceva finta di dormire mentre io facevo roba con Alicia. Doc si limitava a entrare nelle nostre stanze senza bussare, sempre convinto che fossimo soli e trovandosi spesso di fronte improbabili scenari. Che poi le prime persone che facemmo entrare a casa io e Ste furono due tedesche, la prima persona che portò Doc fu un prete, don Marco. E questo la dice lunga. Però Doc si riscattava con il torneo di rutti appena svegli: campione indiscusso per sei anni consecutivi. Io e Ste prendevamo la nostra rivincita purgandolo a Pro Evolution, nonostante la sua snervante ragnatela di passaggi inutili in orizzontale sulla metà campo. E, tra i momenti storici veri, Fra e Ste erano insieme ai tempi di “tapame”; io e Fra mentre Ste scopriva la passione per le tardone; io e Ste, quando Doc usciva di casa molto più 3MSC di Federico Moccia per andare a beccare la sua Ste.
 
Tutto questo per dire che io, Stefano e Francesco eravamo insieme anche poco fa, in una buia sala d’attesa del Gemelli, a mangiare le pizzette fredde “der Caccola”. Sempre uguali, in culo agli undici anni in più. Distrutti e normalmente sereni. In apnea dentro un silenzio irreale. In un vuoto d’audio riempito da qualche parola occasionale e dalla consapevolezza che tra di noi c’erano tre persone che provavano – in ordine sparso – la strana sensazione di sentirsi papà, zio e zio acquisito.
 
E’ la prima cosa pseudo-seria che scrivo da quando ho aperto il blog. Ma per l’arrivo di Anna uno strappo potevo pure farlo. O no?
 

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