giovedì, 30 agosto 2007
author: tantecarecose @ 21:08
category: la mia parte intollerante, laif is nau, geni del male, amare considerazioni
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Un tempo compravo i miei bravi cd singoli nella loro pratica custodia di plastica. Poi ho scoperto il mondo delle colonnine da 50 cd a prezzi ridottissimi. Poi ho scoperto che quando dovevo portarli in giro non sapevo dove metterli. E così ho scoperto i Case logic da 48 e da 96 cd. Poi ho scoperto anche che quando dovevo registrare un cd per qualcuno non sapevo dove metterlo e che comprare un Case logic da 48 o da 96 per un solo cd era troppo pretenzioso. Così ho scoperto anche i pacchi da 50 custodie vuote a prezzi ridottissimi che fanno il paio con le colonnine da 50 cd a prezzi ridottissimi. Solo dopo ho scoperto che, tra un prezzo ridottissimo e l’altro, adesso spendo molto di più prima e ho lo sbattimento di decidere di volta in volta dove mettere i cazzo di cd. Porco giuda. Sono lo stramaledetto bersaglio del marketing.

giovedì, 23 agosto 2007

Voglio che la mia futura ragazza sia una tipa incredibilmente figa. Fisicamente mi accontento della sufficienza, ma deve essere incredibilmente figa come tipa. Di quelle, per intenderci, che non ti trascinerebbero mai in spiaggia ad aspettare le stelle cadenti, ritenendola a ragione una sacrosanta rottura di palle. Ma che, trovandosi in spiaggia per caso, passerebbero volentieri ore di demenza ad esprimere a voce alta desideri assurdi a ogni frammento di astro che va a farsi benedire. Quasi quasi la voglio anche in grado di benedire gli astri...

 

Ora il punto della situazione è che io avevo voglia di scrivere un post tutto così, su come vorrei la mia ragazza, a metà strada tra “Voglio una lurida” degli Articolo 31 e “La mia ragazza mena” sempre degli Articolo 31. Poi ho pensato che ascolto della musica di merda e che avrei copiato gli Articolo 31 che, peraltro si sono copiati ormai da soli, avendo scritto due canzoni sullo stesso tema. Eppure sentivo che un post così avrebbe scatenato reazioni del tipo: “Hai visto Tcc? Allora, non è proprio un coglione... Cioè è un coglione ma di quelli romantici con cui ti diverti troppo...”. E via vagonate di Pvt di ragazze che bramano il mio cellulare – alcune il numero, altre, più materialiste, il cellulare in senso stretto – e commenti di blogger impazzite e innamorate e cose così.

 

Invece ho pensato che fosse più utile da parte mia scrivere qualcosa sulle ragazze che ruttano.

 

Ecco: è bene dire subito che qui non si parla del ruttino che ti scappa dopo aver bevuto sei ettolitri di Peyo Cola. Quello è umano e trasversale al sesso. Qui si parla della ragazza che beve sei ettolitri di Peyo Cola per ruttare allegramente e platealmente con gli amici. E no, cazzo! Parità in tutto, d’accordo, ma le gare di rutti restino prerogativa degli uomini. Lungi da me qualsiasi pretesa di ragionamento aulico tipo “Esseri fragili e indifesi come le donne che ruttano? Giammai...”. Macché. E’ solo questione di mantenere il rutto come peculiarità dell’uomo. Ci sono cose che non possono fare entrambi i sessi per mere pretese di parità. C’è mai stato qualche uomo che ha preteso di andare in vacanza con una valigia solo di scarpe? No. C’è mai stata qualche donna che ha preteso di imparare a parcheggiare in  retromarcia? Qualcuna sì, ma la storia dice che alla lunga ha desistito. E poi mettiamola così. Un tempo le sofferenze congenite uomo-donna venivano ripartite sulla carta con il seguente schema:

 

uomo – nessuna sofferenza

donna – parto e mestruazioni.

 

Una situazione che già in partenza risultava sbilanciata, regalando alla donna un grado di unicità biologicamente superiore a quello dell’uomo. Al punto che l’uomo ha dovuto inventarsi il servizio militare per ribattere su qualsiasi cosa. “Che ti lamenti del parto, io ho fatto il bersagliere”. “Che ti lamenti delle mestruazioni, io ho fatto il Car a Orvieto”. E cose così. Ora che il servizio di leva non è più obbligatorio e peraltro è aperto anche alle donne, l’uomo è tornato a non avere più nulla per sentirsi unico. La parità tra i sessi non esiste e, anzi, il divario a vantaggio della donna è ormai incolmabile. Davvero. Vi chiederemmo di avere le mestruazioni un mese a testa ma non si può. Potremmo provare anche con il parto ma, risolto il problema della fecondazione, non sapremmo da dove tirare fuori il bambino. E se tenerlo in pancia per nove mesi è faticoso, crescerlo fino a 18 anni o più sarebbe onestamente troppo. Donne, veniteci incontro. Lasciateci essere in pace gli unici essere ruttanti del sistema solare. Almeno fino a quando non saranno scoperti degli organismi elementari che su Giove comunicano grazie al reflusso gastrico.

 

Ora, io giuro che la pubblicazione di questo post non è in alcun modo collegata al fatto di aver parlato – poco fa – per la prima volta nella mia vita con Alebenfenati e Katana. Anche perché l’unico suono assimilabile a un rigurgito registrato nel corso della telefonata era Alebenfenati che provava a partorire una “r” degna di nota. Alebenfenati e Katana sono due personcine a modo e presto ci ameremo tutti e tre. Delegando a Kata la collocazione delle “r” nelle nostre conversazioni.

 

E comunque Alebenfenati è messa molto peggio di me.

martedì, 21 agosto 2007
author: tantecarecose @ 01:46
category: la mia parte intollerante, amare considerazioni
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Sono tornato a Roma. L'ansia pure.
lunedì, 06 agosto 2007
author: tantecarecose @ 02:05
category: geni del male, epica e mitologia, momenti di vana gloria
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E anche quest’anno è arrivato il momento del ritorno a casa. Che per me è sempre un po’ come l’ultimo giorno dell’anno, quando fai il bilancio dei 12 mesi precedenti. Il mio bilancio, nel caso specifico, si traduce nel quesito: ha ancora senso la mia permanenza a Roma o potrei serenamente tornare a casa dei miei a fare il trentenne mantenuto? Il problema è che non ho ancora vinto il premio Argos Hippium, per cui tornerei a casa da sconfitto. Sì, perché la vita dei foggiani nel mondo andava bene fino al 1995, quando giravano il pianeta in lungo e in largo e nessuno si sognava di rompere loro le scatole. Poi è arrivato questo dannato premio Argos Hippium, il riconoscimento alle eccellenze foggiane sparse per il globo. E la vita per gli emigranti dauni è diventata una tragedia. Sempre sotto esame perché sapevi che qualcuno stava analizzando il tuo operato. E perché l’assenza del tuo nome dalla lista dei premiati è sinonimo della tua inutilità. Quanti foggiani famosi ci saranno in Italia e nel resto del pianeta? Pochi in effetti e l’inserimento nella lista dei vincitori di personalità sempre più improbabili non fa che aumentare il senso del tuo fallimento. Nella prima edizione, ad esempio, hanno premiato Pasquale Padalino, bandiera del Foggia di Zeman, Antonella Bevilacqua, la nuova Simeoni, e Franco Ordine, un mito per gli amici di “Controcampo”. E poi, via via negli anni, Nicola Amoruso, Michele Placido, Antonio Pandiscia, Gegé Telesforo, Pino Campagna, Manila Nazzaro, Matteo Salvatore, Renzo Arbore, Toni Santagata e Giovanni Muciaccia. Tutti più o meno noti. Poi, nel 2006, hanno premiato Raffaello Follieri – peraltro mio lontano cugino nonostante io non lo conosca nemmeno – il cui merito è quello di scoparsi Anne Hathaway, quella di “Brokeback mountain” e “Il diavolo veste Prada”. E un premio è finito anche nelle mani di tale Barbara Matera, ex Letteronza di “Mai dire domenica”. Capito? I foggiani nel mondo stanno finalmente per finire e presto si potrà tornare a fare una vita normale. Il punto però non è questo. Perché gli emigranti della mia generazione sono cresciuti con il mito di questo Argos Hippium. Specie quelli che, come me, vanno da anni in vacanza nel luogo che assegna il premio, Siponto, ridente località la cui escursione demografica è a dir poco imbarazzante, passando dai sette-otto residenti d’inverno ai 2 milioni 876 mila abitanti che la popolano d’estate. Perciò, data la penuria di foggiani celebri residui, sento che mai come quest’anno io possa ambire all’Argos Hippium. Dato per scontato che uno finirà nelle mani di Pulsatilla, credo che per il resto sarà bagarre tra il foggiano che a Milano accende i fiammiferi con i piedi, il foggiano che a Vancouver riesce a comunicare con i canadesi parlando solo dialetto pugliese stretto e il foggiano che ha interpretato il passante con cane al guinzaglio nell’ultima fiction di Canale 5. A questo punto, io che ho un blog (come Pulsatilla), che ho pubblicato su “Toilet” (come Pulsatilla) e che ho vinto un paio di premi letterari (come Pulsatilla) lancio ufficialmente la mia candidatura. Perciò, chiunque legga questo post, dovrebbe farmi una cortesia: andare a questo indirizzo, votare per Gianluca Cordella, e inventare una motivazione. Per non costringervi a uno sforzo eccessivo ne suggerisco qualcuna:

 

Per l’instancabile contributo dato al giornalismo italiano, con le sue interessanti e divertenti interviste che - dalle pagine dei più qualificati quotidiani e mensili sportivi italiani – hanno scritto capitoli non affatto trascurabili della nobile arte dell’opinione in punta di penna.

 

Perché i suoi racconti sono delle gemme di ironia e, al tempo stesso, di poetico e disincantato sguardo sul mondo. “Toilet” – tra i casi letterari più interessanti dell’ultimo anno – ha ricevuto un grande impulso anche dalla sua collaborazione.

 

Perché vincere per due anni consecutivi il prestigiosissimo concorso “Cose di Roma” e ottenere la pubblicazione su “L’Unità” non è cosa riuscita a molti. Anzi, a nessuno visto che di “Cose di Roma” hanno per il momento organizzato solo due edizioni.

 

Per la sua determinante interpretazione nel film “L’aria salata”, che ha contribuito a fare della pellicola dell’esordiente Alessandro Angelini, uno dei film più interessanti del panorama contemporaneo italiano.

 

Per la gioia che irradia nella vita di tutti noi (ma con questo temo si capisca che li stiamo prendendo per il culo).

 

Qualsiasi altra motivazione, va bene lo stesso. L’importante è che votiate e che facciate votare anche amici, parenti e colleghi. Io incrocio le dita, chiudo le valigie e parto per Siponto. Appena trovo una connessione, aggiorno. Voi intanto votate. Forse non è tardi per mettere le mani sul dannato Argos Hippium 2007 e poter così tornare con gioia a fare il mantenuto.


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