E anche quest’anno è arrivato il momento del ritorno a casa. Che per me è sempre un po’ come l’ultimo giorno dell’anno, quando fai il bilancio dei 12 mesi precedenti. Il mio bilancio, nel caso specifico, si traduce nel quesito: ha ancora senso la mia permanenza a Roma o potrei serenamente tornare a casa dei miei a fare il trentenne mantenuto? Il problema è che non ho ancora vinto il premio Argos Hippium, per cui tornerei a casa da sconfitto. Sì, perché la vita dei foggiani nel mondo andava bene fino al 1995, quando giravano il pianeta in lungo e in largo e nessuno si sognava di rompere loro le scatole. Poi è arrivato questo dannato premio Argos Hippium, il riconoscimento alle eccellenze foggiane sparse per il globo. E la vita per gli emigranti dauni è diventata una tragedia. Sempre sotto esame perché sapevi che qualcuno stava analizzando il tuo operato. E perché l’assenza del tuo nome dalla lista dei premiati è sinonimo della tua inutilità. Quanti foggiani famosi ci saranno in Italia e nel resto del pianeta? Pochi in effetti e l’inserimento nella lista dei vincitori di personalità sempre più improbabili non fa che aumentare il senso del tuo fallimento. Nella prima edizione, ad esempio, hanno premiato Pasquale Padalino, bandiera del Foggia di Zeman, Antonella Bevilacqua, la nuova Simeoni, e Franco Ordine, un mito per gli amici di “Controcampo”. E poi, via via negli anni, Nicola Amoruso, Michele Placido, Antonio Pandiscia, Gegé Telesforo, Pino Campagna, Manila Nazzaro, Matteo Salvatore, Renzo Arbore, Toni Santagata e Giovanni Muciaccia. Tutti più o meno noti. Poi, nel 2006, hanno premiato Raffaello Follieri – peraltro mio lontano cugino nonostante io non lo conosca nemmeno – il cui merito è quello di scoparsi Anne Hathaway, quella di “Brokeback mountain” e “Il diavolo veste Prada”. E un premio è finito anche nelle mani di tale Barbara Matera, ex Letteronza di “Mai dire domenica”. Capito? I foggiani nel mondo stanno finalmente per finire e presto si potrà tornare a fare una vita normale. Il punto però non è questo. Perché gli emigranti della mia generazione sono cresciuti con il mito di questo Argos Hippium. Specie quelli che, come me, vanno da anni in vacanza nel luogo che assegna il premio, Siponto, ridente località la cui escursione demografica è a dir poco imbarazzante, passando dai sette-otto residenti d’inverno ai 2 milioni 876 mila abitanti che la popolano d’estate. Perciò, data la penuria di foggiani celebri residui, sento che mai come quest’anno io possa ambire all’Argos Hippium. Dato per scontato che uno finirà nelle mani di Pulsatilla, credo che per il resto sarà bagarre tra il foggiano che a Milano accende i fiammiferi con i piedi, il foggiano che a Vancouver riesce a comunicare con i canadesi parlando solo dialetto pugliese stretto e il foggiano che ha interpretato il passante con cane al guinzaglio nell’ultima fiction di Canale 5. A questo punto, io che ho un blog (come Pulsatilla), che ho pubblicato su “Toilet” (come Pulsatilla) e che ho vinto un paio di premi letterari (come Pulsatilla) lancio ufficialmente la mia candidatura. Perciò, chiunque legga questo post, dovrebbe farmi una cortesia: andare a questo indirizzo, votare per Gianluca Cordella, e inventare una motivazione. Per non costringervi a uno sforzo eccessivo ne suggerisco qualcuna:
Per l’instancabile contributo dato al giornalismo italiano, con le sue interessanti e divertenti interviste che - dalle pagine dei più qualificati quotidiani e mensili sportivi italiani – hanno scritto capitoli non affatto trascurabili della nobile arte dell’opinione in punta di penna.
Perché i suoi racconti sono delle gemme di ironia e, al tempo stesso, di poetico e disincantato sguardo sul mondo. “Toilet” – tra i casi letterari più interessanti dell’ultimo anno – ha ricevuto un grande impulso anche dalla sua collaborazione.
Perché vincere per due anni consecutivi il prestigiosissimo concorso “Cose di Roma” e ottenere la pubblicazione su “L’Unità” non è cosa riuscita a molti. Anzi, a nessuno visto che di “Cose di Roma” hanno per il momento organizzato solo due edizioni.
Per la sua determinante interpretazione nel film “L’aria salata”, che ha contribuito a fare della pellicola dell’esordiente Alessandro Angelini, uno dei film più interessanti del panorama contemporaneo italiano.
Per la gioia che irradia nella vita di tutti noi (ma con questo temo si capisca che li stiamo prendendo per il culo).
Qualsiasi altra motivazione, va bene lo stesso. L’importante è che votiate e che facciate votare anche amici, parenti e colleghi. Io incrocio le dita, chiudo le valigie e parto per Siponto. Appena trovo una connessione, aggiorno. Voi intanto votate. Forse non è tardi per mettere le mani sul dannato Argos Hippium 2007 e poter così tornare con gioia a fare il mantenuto.