category: laif is nau, questioni varie ed eventuali, questa cosa secondo me
comments: commenti (43)(popup) | commenti (43)
Tanto per riprendere il discorso delle feste. Il punto è che il dj è anche un po’ un antropologo. E se la figura del richiedente si espone all’analisi empirica, fatta com’è di slanci comunicativi con il dj stesso, vi sono altre categorie più nascoste, che l’omino alla consolle può classificare con ridotto margine di fallo solo grazie alla posizione privilegiata della sua postazione. Non a caso ho parlato di margine di fallo. Perché dopo la seconda festa stagionale in quel di San Felice al Circeo – luogo di celebri delitti e di rime in eo – dj Tcc è arrivato all’ennesima fondamentale classificazione del genere umano. Anche se qui non di peculiarità della persona si tratta, quanto di sue strategie comportamentali. Sarà stato l’ormone impazzito con l’estate, sarà stato il numero di donne esponenziale rispetto alle nostre solite feste popolate di manici e fruste, ma in quello scorso dannato sabato, un dj foggiano trapiantato nella capitale ha avuto modo di capire che l’uomo – non l’essere umano, ma l’uomo proprio, quello con un tot di peli da distribuire tra pancia e culo – si distingue soprattutto per il metodo di approcciare il gentil sesso. Di colpo, osservando quella manica di laidi che con affetto chiamo amici, mi sono reso conto di quanto ognuno di loro abbia una tattica diversa, ugualmente e mediamente remunerativa. Inevitabile la classificazione per metodi che, in onore dei loro più illustri esponenti, portano il loro nome, qui limitato alle sole iniziali per ovvi motivi di privacy. Tutti i casi sotto elencati, ovviamente, partono dalla condizione prima e necessaria di un organismo sufficientemente rimpinzato di alcolici vari.
Metodo S. M.: altrimenti detto “della percezione selettiva”. E’ un tipo di approccio assai curioso e interessante perché, a differenza di tutti gli altri, decisamente comportamentali, questo nasce da un input meccanico. Come a dire che sia il fisico stesso a richiederlo per forza di cose. Questo tipo di metodo parte addirittura da un’alterazione sensoriale. Il metodo S.M. nasce da uno scompenso all’apparato visivo. In sostanza il suo creatore, che presto sarà messo sotto placenta modificata nell’Area 51, in occasione di feste alcoliche inizia a dissociare le immagini percepite. Curiosamente il bulbo oculare inizia a non percepire più gli uomini e, nel campo visivo del nostro, compaiono per magia solo donne. Fattore questo fortemente limitante, ad esempio, per le stime del party. Tipo che se a una festa ci sono 50 donne e 150 uomini, il nostro commenterà: “Mah, non c’era neanche tutta ‘sta gente... Ci saranno state sì e no una cinquantina di persone...”. Comunque: il vero dramma di questo metodo è che, non vedendo potenziali concorrenti, ci si lascia andare a una socievolezza indiscriminata, forti del fatto che non ci sono i tempi stretti dettati dalla concorrenza. Per cui ci si trattiene mediamente a chiacchierare e ballare con tutte le presenti alla festa, salvo poi tornare a casa da soli ma con l’agendina piena di numeri di telefono. Molti inesistenti.
Metodo S. M. aggressivo: anche detto “del Caterpillar”. Sullo stesso soggetto, livelli di alcool e di euforia esagerati portano sì alla percezione selettiva ma anche a un’inopinata veemenza. Ne conseguono strusciamenti sempre più hard e molestie di vario tipo, che a volte portano al richiamo ufficiale da parte della donna. Resta salva la turnazione delle presenti alla festa.
Metodo F. N.: o “del simpatico guascone”. Il soggetto che pone in essere questa strategia fa della facilità relazionale il suo punto di forza. A vederlo dall’esterno lo si additerebbe come il classico amico di tutte. Errore. Sì, perché il simpatico guascone risulta davvero irresistibile. E’ l’uomo-party. Ride e scherza quando c’è da ridere e scherzare. Balla quando c’è da ballare. Canta quando c’è da cantare. Beve anche quando non c’è da bere. E se poi imita pure, allora il gioco è fatto. Il simpatico guascone è il Pavel Nedved delle feste: sempre nel vivo dell’azione e spesso e volentieri pronto a piazzare la zampata vincente. Piero Angela direbbe è socievole come un lemure del Madagascar e cinico come un alligatore delle Azzorre.
Metodo E. M. C.: anche detto “tribale”. Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il nome, non si tratta di un metodo antico, quanto di una strategia ancora usata nelle tribù che vivono lontane dal progresso. Quindi in sostanza si tratta, in effetti, di un metodo antico. Vatti a fidare dei significati estensivi degli aggettivi. Comunque, l’esponente del rimorchio tribale conquista le sue donne con il ballo. Più duttile dell’argento, più malleabile dell’oro, più trasformista di Arturo Brachetti, più camaleontico di un camaleonte dallo spiccato senso dell’umorismo, il maschio che attua il metodo E.M.C. riesce a ballare indistintamente su qualsiasi melodia. E così conquista le sue donne, trasportandole ore sulle sinuose ritmiche hip hop, ora sulle frenetiche terzine di pizzica salentina. Ora sul più classico pogo sinistrorso, ora sul trenino brasiliano di “Fio Maravilha”. E al gioco d’anca, si sa, la donna è sensibile.
Metodo G. D.: tristemente noto come “a zippo”. Dico tristemente perché è quello più odiato dagli altri uomini. Mentre infatti ognuno dei succitati stratagemmi lascia spazio alla libera concorrenza, il metodo a zippo tende a tagliare fuori ogni possibile avversario. Una sorta di sequestro di persona senza che di fatto la persona venga spostata dal contesto in cui si trova. L’abbordatore a zippo mette nel mirino la sua preda a inizio serata e inizia a lavorarla ai fianchi, novello De La Hoya. E’ un abbordaggio normalmente commovente. Dal punto di vista della ragazza, però, i cui tentativi di liberarsi – per l’appunto commoventi – risultano sempre meno energici e convincenti con il trascorrere dei minuti. Fino all’inspiegabile reazione, quella per cui dalla repulsione si passa alla lingua in bocca. Molti studiosi si sono espressi in merito. C’è chi sostiene che sia uno stordimento bello e buono, tipo ecstasy; chi porta avanti la tesi dell’autodifesa, tipo: “con la lingua in bocca almeno non parla più”; chi come una forma di attrazione sulla fiducia, tipo: “se questo sta parlando ininterrottamente da sei ore significa che ne ha fatte di cose interessanti nella sua vita...”. La risposta resta tuttavia incerta.
Metodo C. M.: anche noto come “del nonsense”. E “del diesel” verrebbe da aggiungere, considerando che chi pratica questo tipo di approccio tende a dare il meglio di sé quando ormai il delirio della festa sta passando. Diciamo quando la musica è finita e gli amici se ne vanno. L’abbordatore del nonsense se la diverte in tranquillità per tutta la sera, ma quando il dj inizia ad abbassare la musica sale in cattedra con il proverbiale umorismo senza senso che alle cinque di mattina vince come poche altre cose al mondo. Un campionario di battute e di frasi illogiche si abbatte sulla pista, suscitando l’ilarità delle pulzelle e il divertimento degli altri uomini. Da questo punto di vista è infatti l’opposto del metodo G. D., che crea intolleranza. Il metodo C.M. regala spettacolo con osservazioni tipo: “Allora, M., tu saresti una banana!” (con tono di improvvisa presa di coscienza di una situazione. Frase peraltro seriamente rivolta all’alba di domenica mattina all’esponente dei metodi S.M. e S.M. aggressivo).
Metodo M. A. D. G.: o “non metodo”. Proprio di chi tende a nascondersi. Erroneamente etichettato da molti, appunto, come un non metodo, richiede in realtà un training durissimo. Bisogna essere pronti, nell’arco di una serata: a non parlare con nessuno; a sedersi annoiato quando arriva il pezzo quello che proprio piace a tutto il mondo; e comunque a non ballare mai per non sembrare troppo felice della vita; a bere con il contagocce; a fare improbabili passeggiate da solo nell’oscurità; a non cagare le donne per dimostrare alle altre donne che lui non è come tutti gli altri; a stare appoggiato al muro; ad abbozzare un sorriso al momento giusto. Proprio grazie a questo sorriso – in realtà un proto-sorriso, dato il suo stato embrionale rispetto all’evoluzione della contrazione facciale che la storia ha raccontato – l’esponente del non metodo scopa irrimediabilmente. Ogni sera.
Metodo G. C.: anche detto “del cosa cazzo lo sigli a fare tanto quando parlerai di discesa dalla consolle e avendo premesso che il dj eri tu tutti capiranno chiaramente di chi si sta parlando”. E’ la strategia di chi – irraggiungibile per tutta la nottata – scende tra le festanti genti, sudato e soddisfatto e felice e ingrifato come un ermellino a nove fasce. E’ un metodo che ha un grosso vantaggio e un altrettanto grosso svantaggio. Il grosso vantaggio è di poter osservare i comportamenti delle presenti per tutta la festa, di poter carpire sguardi e sorrisi, di poter intuire gusti e punti deboli. Il grosso svantaggio è che tutto questo scibile rischia di diventare inutile alle sei del mattino, quando tutte sono andate a casa o hanno già fatto le loro scelte. In realtà c’è un altro contro-vantaggio: se una ti ha aspettato fino a fine festa, è evidente che qualche idea interessante in testa ce l’ha. Se non ha idee interessanti, è un sicario e ti sta aspettando per ucciderti.






