lunedì, 30 luglio 2007
author: tantecarecose @ 21:23
category: laif is nau, questioni varie ed eventuali, questa cosa secondo me
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Tanto per riprendere il discorso delle feste. Il punto è che il dj è anche un po’ un antropologo. E se la figura del richiedente si espone all’analisi empirica, fatta com’è di slanci comunicativi con il dj stesso, vi sono altre categorie più nascoste, che l’omino alla consolle può classificare con ridotto margine di fallo solo grazie alla posizione privilegiata della sua postazione. Non a caso ho parlato di margine di fallo. Perché dopo la seconda festa stagionale in quel di San Felice al Circeo – luogo di celebri delitti e di rime in eo – dj Tcc è arrivato all’ennesima fondamentale classificazione del genere umano. Anche se qui non di peculiarità della persona si tratta, quanto di sue strategie comportamentali. Sarà stato l’ormone impazzito con l’estate, sarà stato il numero di donne esponenziale rispetto alle nostre solite feste popolate di manici e fruste, ma in quello scorso dannato sabato, un dj foggiano trapiantato nella capitale ha avuto modo di capire che l’uomo – non l’essere umano, ma l’uomo proprio, quello con un tot di peli da distribuire tra pancia e culo – si distingue soprattutto per il metodo di approcciare il gentil sesso. Di colpo, osservando quella manica di laidi che con affetto chiamo amici, mi sono reso conto di quanto ognuno di loro abbia una tattica diversa, ugualmente e mediamente remunerativa. Inevitabile la classificazione per metodi che, in onore dei loro più illustri esponenti, portano il loro nome, qui limitato alle sole iniziali per ovvi motivi di privacy. Tutti i casi sotto elencati, ovviamente, partono dalla condizione prima e necessaria di un organismo sufficientemente rimpinzato di alcolici vari.

 

Metodo S. M.: altrimenti detto “della percezione selettiva”. E’ un tipo di approccio assai curioso e interessante perché, a differenza di tutti gli altri, decisamente comportamentali, questo nasce da un input meccanico. Come a dire che sia il fisico stesso a richiederlo per forza di cose. Questo tipo di metodo parte addirittura da un’alterazione sensoriale. Il metodo S.M. nasce da uno scompenso all’apparato visivo. In sostanza il suo creatore, che presto sarà messo sotto placenta modificata nell’Area 51, in occasione di feste alcoliche inizia a dissociare le immagini percepite. Curiosamente il bulbo oculare inizia a non percepire più gli uomini e, nel campo visivo del nostro, compaiono per magia solo donne. Fattore questo fortemente limitante, ad esempio, per le stime del party. Tipo che se a una festa ci sono 50 donne e 150 uomini, il nostro commenterà: “Mah, non c’era neanche tutta ‘sta gente... Ci saranno state sì e no una cinquantina di persone...”. Comunque: il vero dramma di questo metodo è che, non vedendo potenziali concorrenti, ci si lascia andare a una socievolezza indiscriminata, forti del fatto che non ci sono i tempi stretti dettati dalla concorrenza. Per cui ci si trattiene mediamente a chiacchierare e ballare con tutte le presenti alla festa, salvo poi tornare a casa da soli ma con l’agendina piena di numeri di telefono. Molti inesistenti.

 

Metodo S. M. aggressivo: anche detto “del Caterpillar”. Sullo stesso soggetto, livelli di alcool e di euforia esagerati portano sì alla percezione selettiva ma anche a un’inopinata veemenza. Ne conseguono strusciamenti sempre più hard e molestie di vario tipo, che a volte portano al richiamo ufficiale da parte della donna. Resta salva la turnazione delle presenti alla festa.

 

Metodo F. N.: o “del simpatico guascone”. Il soggetto che pone in essere questa strategia fa della facilità relazionale il suo punto di forza. A vederlo dall’esterno lo si additerebbe come il classico amico di tutte. Errore. Sì, perché il simpatico guascone risulta davvero irresistibile. E’ l’uomo-party. Ride e scherza quando c’è da ridere e scherzare. Balla quando c’è da ballare. Canta quando c’è da cantare. Beve anche quando non c’è da bere. E se poi imita pure, allora il gioco è fatto. Il simpatico guascone è il Pavel Nedved delle feste: sempre nel vivo dell’azione e spesso e volentieri pronto a piazzare la zampata vincente. Piero Angela direbbe è socievole come un lemure del Madagascar e cinico come un alligatore delle Azzorre.

 

Metodo E. M. C.: anche detto “tribale”. Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il nome, non si tratta di un metodo antico, quanto di una strategia ancora usata nelle tribù che vivono lontane dal progresso. Quindi in sostanza si tratta, in effetti, di un metodo antico. Vatti a fidare dei significati estensivi degli aggettivi. Comunque, l’esponente del rimorchio tribale conquista le sue donne con il ballo. Più duttile dell’argento, più malleabile dell’oro, più trasformista di Arturo Brachetti, più camaleontico di un camaleonte dallo spiccato senso dell’umorismo, il maschio che attua il metodo E.M.C. riesce a ballare indistintamente su qualsiasi melodia. E così conquista le sue donne, trasportandole ore sulle sinuose ritmiche hip hop, ora sulle frenetiche terzine di pizzica salentina. Ora sul più classico pogo sinistrorso, ora sul trenino brasiliano di “Fio Maravilha”. E al gioco d’anca, si sa, la donna è sensibile.

 

Metodo G. D.: tristemente noto come “a zippo”. Dico tristemente perché è quello più odiato dagli altri uomini. Mentre infatti ognuno dei succitati stratagemmi lascia spazio alla libera concorrenza, il metodo a zippo tende a tagliare fuori ogni possibile avversario. Una sorta di sequestro di persona senza che di fatto la persona venga spostata dal contesto in cui si trova. L’abbordatore a zippo mette nel mirino la sua preda a inizio serata e inizia a lavorarla ai fianchi, novello De La Hoya. E’ un abbordaggio normalmente commovente. Dal punto di vista della ragazza, però, i cui tentativi di liberarsi – per l’appunto commoventi – risultano sempre meno energici e convincenti con il trascorrere dei minuti. Fino all’inspiegabile reazione, quella per cui dalla repulsione si passa alla lingua in bocca. Molti studiosi si sono espressi in merito. C’è chi sostiene che sia uno stordimento bello e buono, tipo ecstasy; chi porta avanti la tesi dell’autodifesa, tipo: “con la lingua in bocca almeno non parla più”; chi come una forma di attrazione sulla fiducia, tipo: “se questo sta parlando ininterrottamente da sei ore significa che ne ha fatte di cose interessanti nella sua vita...”. La risposta resta tuttavia incerta.

 

Metodo C. M.: anche noto come “del nonsense”. E “del diesel” verrebbe da aggiungere, considerando che chi pratica questo tipo di approccio tende a dare il meglio di sé quando ormai il delirio della festa sta passando. Diciamo quando la musica è finita e gli amici se ne vanno. L’abbordatore del nonsense se la diverte in tranquillità per tutta la sera, ma quando il dj inizia ad abbassare la musica sale in cattedra con il proverbiale umorismo senza senso che alle cinque di mattina vince come poche altre cose al mondo. Un campionario di battute e di frasi illogiche si abbatte sulla pista, suscitando l’ilarità delle pulzelle e il divertimento degli altri uomini. Da questo punto di vista è infatti l’opposto del metodo G. D., che crea intolleranza. Il metodo C.M. regala spettacolo con osservazioni tipo: “Allora, M., tu saresti una banana!” (con tono di improvvisa presa di coscienza di una situazione. Frase peraltro seriamente rivolta all’alba di domenica mattina all’esponente dei metodi S.M. e S.M. aggressivo).

 

Metodo M. A. D. G.: o “non metodo”. Proprio di chi tende a nascondersi. Erroneamente etichettato da molti, appunto, come un non metodo, richiede in realtà un training durissimo. Bisogna essere pronti, nell’arco di una serata: a non parlare con nessuno; a sedersi annoiato quando arriva il pezzo quello che proprio piace a tutto il mondo; e comunque a non ballare mai per non sembrare troppo felice della vita; a bere con il contagocce; a fare improbabili passeggiate da solo nell’oscurità; a non cagare le donne per dimostrare alle altre donne che lui non è come tutti gli altri; a stare appoggiato al muro; ad abbozzare un sorriso al momento giusto. Proprio grazie a questo sorriso – in realtà un proto-sorriso, dato il suo stato embrionale rispetto all’evoluzione della contrazione facciale che la storia ha raccontato – l’esponente del non metodo scopa irrimediabilmente. Ogni sera.

 

Metodo G. C.: anche detto “del cosa cazzo lo sigli a fare tanto quando parlerai di discesa dalla consolle e avendo premesso che il dj eri tu tutti capiranno chiaramente di chi si sta parlando”. E’ la strategia di chi – irraggiungibile per tutta la nottata – scende tra le festanti genti, sudato e soddisfatto e felice e ingrifato come un ermellino a nove fasce. E’ un metodo che ha un grosso vantaggio e un altrettanto grosso svantaggio. Il grosso vantaggio è di poter osservare i comportamenti delle presenti per tutta la festa, di poter carpire sguardi e sorrisi, di poter intuire gusti e punti deboli. Il grosso svantaggio è che tutto questo scibile rischia di diventare inutile alle sei del mattino, quando tutte sono andate a casa o hanno già fatto le loro scelte. In realtà c’è un altro contro-vantaggio: se una ti ha aspettato fino a fine festa, è evidente che qualche idea interessante in testa ce l’ha. Se non ha idee interessanti, è un sicario e ti sta aspettando per ucciderti.

lunedì, 23 luglio 2007
author: tantecarecose @ 03:03
category: geni del male, sportobello, epica e mitologia, devianze mediatiche
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Seguire “Studio Sport” è un po’ come passare una mezzora a sfogliare un Bignami di letteratura. Roba che quando a Mediaset hanno messo su la redazione sportiva, hanno fatto fare i colloqui a Giacomo Devoto e Giancarlo Oli.

 

Colloquio per l’assunzione di Carlo Pellegatti, cantore delle gesta del Milan e instancabile utilizzatore del rarissimo endecasillabo spondaico

 

Pellegatti: Amici, voi che siete seduti sulle vostre comode poltrone, alzatevi che sento che questo è un momento decisivo per il campionato

Devoto-Oli: Signor Pellegatti, stia seduto. Qui l’unica cosa che si decide è la sua assunzione. Dunque, lei si candida per fare l’inviato da Milanello...

Pellegatti: Lei, signor Devoto, ha l'emisfero destro, dove risiede l'intuizione, molto sviluppato.

Devoto-Oli: Grazie, ma non cerchi di adulare.

Pellegatti: E lei, signor Oli, ha i piedi sensibili come le mani di Chopin e ha la schiena forte come quella di Atlante.

Devoto-Oli: Pellegatti, per cortesia... Ci mostri un attimo la sua competenza. Se le dico Italia-Germania 4-3?

Pellegatti: Partita epica servirebbe Calliope, la musa della poesia epica, per descrivere la partita dei ragazzi!

Devoto-Oli: Pellegatti, può smetterla per qualche minuto di fare il tifoso? Che le costa...

Pellegatti: Costa?, Manuel Rui Costa... che, con la cetra della classe, ci fa ritornare indietro nei tempi, quando le Muse ispiravano i poeti. E le occasioni adesso fioccano come neve nelle tormente del Nebraska.

Devoto-Oli: Va bène, Pellegàtti, l’assùmiàmo volentièri.

Colloquio per l’assunzione di Giorgio Terruzzi, ineguagliabile virtuoso dell’enjambment.

 

Devoto-Oli: Bene, Terruzzi, ci dica qual è lo sport che segue maggiormente...

Terruzzi: Ultimamente seguo molto la Formula

    uno e il Motomondiale,

    specie da quando c’è Valentino

    Rossi, che onora i colori

    dell’Italia

Devoto-Oli: Se le chiedessi di improvvisare un servizio al termine di un Gran premio?

Terruzzi: Valentino chiama e la Michelin

    risponde. Dopo la beffa di Laguna

    Seca, il pesarese aveva chiesto maggiori

    Garanzie e la casa

    francese...

Devoto-Oli: Va bene, va bene, Terruzzi. Ma perché parla così?

Terruzzi: Non lo

                so, mi viene

                naturale.

Devoto-Oli: Bene, siamo lieti

                         di assumerla.

 

 

(occhio al "quando non c'è/ da correre" a 1.24)

 

Colloquio per l’assunzione di Paolo Ziliani, audace ridisegnatore della sineddoche, dove “la parte per il tutto” è una qualità che identifica una persona.

 

Devoto-Oli: Bene, Ziliani, ci parli un po’ di lei...

Ziliani: Ziliani: quando arriva al colloquio è imbarazzato da fare paura. Con il passare dei minuti, si scrolla di dosso l’imbarazzo e finisce la prova in crescendo. Diesel.

Devoto-Oli: Diesel? Senta, Ziliani, ai motori abbiamo appena assunto Terruzzi...

Ziliani: Terruzzi: il colloquio della vita lo attende al varco e lui ci passa sopra come un Caterpillar. Roba che a pensare che a 49 anni ha ancora questa determinazione, ti si rizzano i peli sulle braccia. Highlander.

Devoto-Oli: Cosa centra Highlander? Quello non era un film con Sean Connery?

Ziliani: Connery: come il buon vino, migliora con il passare degli anni. Gli 007 si succedono, ma quando si parla del migliore il primo nome è sempre il suo. Riesce a far parlare di sé anche in un colloquio sportivo, della serie: “Dove mi metti, sto”. Versatile.

Devoto-Oli: Senta, Ziliani, ma lei che voto darebbe a questo colloquio?

Ziliani: Ziliani, voto 5,5: mezzo voto in più glielo diamo perché si mette contro Devoto e Oli in una volta sola. Roba che se quelli si arrabbiano gli danno un pugno in testa e lo abbassano di cinque centimetri. Spavaldo.

Devoto-Oli: Devoto-Oli: quando il peggio sembra arrivato, questi due arrivano e ti risolvono anche le situazioni più difficili. Contro Ziliani, vacillano, barcollano, ma non mollano. E alla fine assumono. Magnanimi.

giovedì, 19 luglio 2007

lunedì, 16 luglio 2007
author: tantecarecose @ 02:09
category: tuttologo per ignoranti, amare considerazioni, questa cosa secondo me
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Che uno ci crede pure che un giorno diventerà scrittore e magari mangerà pure grazie alle sue qualità narrative. Non dico alla Camilleri, ma alla Fabio Volo sì. Che per essere Fabio Volo non è che ci vuole moltissimo, in fondo. Poi leggi un libro che tu non è che l’hai comprato perché ha vinto lo Strega, ma solo perché hai letto tutto di questo autore che è una sorta di come vorresti essere tu. E quando hai letto “Branchie” hai anche pensato che eravate molto simili come modo di raccontare le cose e che c’era un umorismo pure quello simile. Poi leggi tutti i suoi libri e ti senti sempre più uguale a lui e maturi la beffarda e superomistica concezione che lui è stato solo più fortunato di te perché ha avuto tempo di stare a casa due, tre, quattro mesi solo per scrivere i suoi libri e i suoi racconti. Mentre tu, fuorisede sfigato, hai sempre dovuto studiare o lavorare per motivare i chilometri tra te e Foggia. Leggi, ti diverti, ti emozioni e pensi sempre: “Caro Niccolò, ringrazia che io non posso starmene a casa due, tre, quattro mesi solo per scrivere i miei libri e i miei racconti”. Poi una sera sei in giro con gli amici e all’improvviso capisci che hai voglia di tornare a casa per continuare a leggere quel libro che hai iniziato da qualche giorno e che stai divorando. Bene. A pagina 295 di “Come Dio comanda” ho maturato l’amara consapevolezza che non sono e non sarò mai in grado di scrivere come Ammaniti. E che forse non sarò mai nemmeno in grado di scrivere ad Ammaniti. Anzi: forse non sarò mai più in grado di scrivere. E forse non scriverò mai più. Assurgo serenamente.
mercoledì, 11 luglio 2007
author: tantecarecose @ 02:46
category: la mia parte intollerante, amare considerazioni
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Il mio lavoro è così sedentario che non è la sedia a essere ergonomica: sono io che ho preso la sua forma.

 

Il mio lavoro è così sedentario che al braccio destro c’ho un tunnel carpale che al ponte di Ferragosto ci fanno il controesodo.

 

Il mio lavoro è così sedentario che al posto del tappetino per il mouse ho un persiano in pura lana Kork di 150 x 170 cm.

 

Il mio lavoro è così sedentario che il correttore di Word oramai si corregge da solo pure le consecutio temporum e i falsi storici.

 

Il mio lavoro è così sedentario che l’ultima volta che ho bruciato uno zucchero è stato quando ha dato fuoco al cd del Grande Baboomba.

 

Il mio lavoro è così sedentario che se il mio computer prende un virus si mette in malattia per una settimana.

 

Il mio lavoro è così sedentario che se faccio un’intervista telefonica dopo mi ci vuole una damigiana di Gatorade.

 

Il mio lavoro è così sedentario che il mio stipendio è ancora in lire.

 

Il mio lavoro è così sedentario che l’ultimo scoop che ho fatto è stato quando sono riuscito ad accendere il pc senza mani.

 

Il mio lavoro è così sedentario che il penultimo scoop che ho fatto è stato quando ho scoperto che un grafico aveva rubato una penna dalla mia scrivania. Quella stessa penna con cui poi sarei riuscito ad accendere il pc senza mani, generando così l’ultimo scoop.

 

Il mio lavoro è così sedentario che quando faccio una cazzata mi scrivo una lettera di richiamo da solo.

 

Il mio lavoro è così sedentario che dopo che ho scritto la lettera di richiamo mi serve un’altra damigiana di Gatorade.

 

Il mio lavoro è così sedentario che i miei biglietti da visita si sono iscritti agli alcolisti anonimi.

 

Il mio lavoro è così sedentario che ormai Google quando mi vede la mattina mi saluta.

 

Internet sta ammazzando il giornalismo. Digli di smettere.

 

Questo è un comunicato del Nucleo Combattente per la Liberazione della Macchina da Scrivere.

 

(volendo potreste sfruttare i commenti in maniera intelligente per dirmi quant’è sedentario il vostro lavoro. Così, giusto per sentirci tutti un po’ meno soli)

sabato, 07 luglio 2007
author: tantecarecose @ 22:46
category: perle, la mia parte intollerante, amare considerazioni
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Legge di Murphy sulla traspirazione: se qualcosa può farmi sudare lo farà.

Traspirazione


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