giovedì, 31 maggio 2007
author: tantecarecose @ 03:04
category: questioni varie ed eventuali
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E come ogni 31 maggio che si rispetti è finalmente arrivato il momento dei propositi per l’anno nuovo. Mi si obietterà che i propositi per l’anno nuovo vanno fatti il 31 dicembre ma non è colpa mia se il 31 dicembre scorso non avevo propositi. E siccome ho bisogno di certezze nella mia vita farò finta che io abbia sempre annunciato i miei propositi il 31 maggio. Detto questo, devo ammettere che ero partito con roba ambiziosa tipo la pace assoluta nel mondo. Poi ho pensato che già mi rompo le palle così, figurarsi in un mondo fatto solo di gente che dà pacche sulla spalla. Che poi per gli attori comici questa cosa deve essere un casino, specie quando aspetti che la spalla ti serva la battuta e quella invece, poveretta, è sommersa dalle pacche di gente a caso. Comunque, appurato che della pace nel mondo non me ne frega una ceppa, ho puntato il diabolico mirino dell’ambizione verso cose più raggiungibili e ho stilato la seguente lista di buoni propositi:

 

·      Conoscere una persona che abbia sul telefonino la suoneria del gatto che, sulle note di Mika, intona “Ma dove vai? Ma cosa fai? Forza rispondi e vedrai” e poi, purtroppo non ricordo il resto delle liriche.

·      Andare a cena con il minchione che pubblicizza il mika-gatto. Per intenderci quello che fa “se ti piace questa digita 41” e balla controtempo mentre parte una versione della canzone incriminata interpretata da gente di discutibile talento artistico.  

·      In alternativa, andare a cena con altri finti vip da scegliere in un lotto che comprende una a scelta delle Tutine di Zelig, uno a caso delle prime tre edizioni del Grande Fratello e una delle ex ragazze di Non è la Rai.

·      Fare una rissa con Lucignolo, il vostro dj della notte

·      Far sbranare uno del Grande Fratello da un pitbull senza una zampa. Così a Studio aperto riuscirebbero a raccontare in un unico servizio la storia strappalacrime del cane maltrattato e quella clamorosamente sticazzistica dell’ex concorrente del Gf che ha ritrovato il suo diario delle medie, riuscendo così a ricontattare tutti i suoi ex compagni.

·      Riuscire a capire per una volta dove vuole andare a parare l’opinionista Paolo Del Debbio.

·      Rigare la papa-mobile.

·      Aprire un blog serio, frequentato solo da gente di un certo livello.

venerdì, 25 maggio 2007

Le idee geniali spesso nascono da eventi banali. Isaac Newton teorizzò l’esistenza della forza di gravità dopo che una mela gli cadde in testa mentre stava serenamente sotto un albero a farsi i fatti suoi. Così Tantecarecose, da una conversazione a tre, inutile come mille altre, con Simiele e Tomada, ha partorito l’idea con cui probabilmente cambierà il corso della storia. E’ bene chiarire subito che, per una corretta applicazione della suddetta idea, è necessario un requisito di base: bisogna essere latitanti. Per cui, se ancora non avete commesso alcun crimine di una certa entità, affrettatevi! Non infrangi la legge per paura delle pene? Il delitto ti spaventa perché è notoriamente seguito dal castigo? Non preoccuparti, amico-timidone-potenziale-criminale, perché zio Tantecarecose ha pensato anche a te. Arriverà presto sul mercato, infatti, il “Pizzino cucciolone”, l’ultimo ritrovato in fatto di comunicazione alternative. Il “Pizzino cucciolone”, amico-timidone-potenziale-criminale, nasce infatti per preservare la tua latitanza il più a lungo possibile.

 

Ormai le forze dell’ordine si sono specializzate a un punto tale che per te, latitante di vecchia data, mantenere il tuo status, faticosamente conquistato nel corso degli anni, sta diventando sempre più difficile. I telefoni sono intercettati, le mail e le conversazioni telefoniche sono tracciate, i piccioni viaggiatori non sono più quelli di una volta, l’inchiostro simpatico ha perso la sua proverbiale verve umoristica e sui messaggi nella bottiglia ci hanno fatto finanche delle canzoni. Perfino il pizzino classico, dopo la cattura di Provenzano, sembra non garantire più l’affidabilità di un tempo. E’ per questo che la Tantecarecose Inc., con la collaborazione dei ministeri delle Comunicazioni e delle Politiche Agricole e Forestali,  ha pensato al “Pizzino cucciolone”.

 

L’idea di base è molto semplice. Si tratta di fondere due mondi comunicativi apparentemente così distanti come quello dei pizzini e quello del Cucciolone Algida. Se un agente vede due persone che si scambiano un bigliettino si insospettisce. Ma non può insospettirsi se vede una persona che offre un Cucciolone a un amico. “E il messaggio?” dirai tu, amico-timidone-potenziale-criminale. Beh, la comunicazione, l’ordine o la semplice minaccia verranno scritti nei fumetti dei due animali che, sul gustoso biscotto del noto gelato, si scambiano battute umoristiche. Il risultato sarà pressappoco il seguente:

 

Pizzino_cucciolone

 

Otterrai in poco tempo una comunicazione efficace e sicura. Sì, perché il “Pizzino cucciolone” può essere ingerito come un normale gelato e, casomai odiaste il gelato, si scioglierà dopo pochi minuti, eliminando ogni traccia. E poi basta tenerlo in mano per qualche minuto perché il biscotto vi si attacchi alle mani, così da cancellare il messaggio compromettente. E se anche un agente particolarmente audace dovesse avere l’intuizione, gli basterà aprire l’involucro e sbirciare all’interno per essere certo che di Cucciolone si tratta. E se proprio dovesse tirarlo fuori, non perderebbe certo tempo a leggere quelle che, nella sua mente, sono delle stupide battute tra due animali. Metal detector e raggi vari non potranno che constatare la presenza di Cucciolone e solo di Cucciolone. Mentre, tu, amico-timidone-potenziale-criminale, avrai fatto sapere ai tuoi compari senza problemi e senza sforzo quello che volevi dire. Ovviamente, il “Pizzino cucciolone” si rivolge anche a chi è latitante da tempo. Con il vantaggio che costui, avendo già sviluppato un sistema di comunicazione particolare, potrà scrivere il messaggio in un codice tale che faccia sembrare i dialoghi tra gli animali del biscotto delle vere battute. Così da mettersi al riparo dall’agente più attento ma anche da un eventuale errore di recapito del pizzino. Niente più fuga di notizie, insomma, anche per te, amico-senza-scrupoli-criminale-certificato. Con il “Pizzino cucciolone” della Tantecarecose Inc la latitanza è un gioco da ragazzi.

sabato, 19 maggio 2007

Arriva un momento nella vita di un uomo in cui ci sente particolarmente fighi. Per “un uomo” non intendo un esemplare generico del genere maschile, ma proprio un uomo e basta: io. Dunque, arriva un momento nella mia vita in cui mi sento particolarmente figo. Ed è all’incirca ogni volta che mi trovi a uscire da un ospedale. C’è un qualcosa di epico e di terribilmente attraente in Tantecarecose che esce da un qualsivoglia nosocomio.

 

“Sì, dottore, un attimo. Finisco di raccontarlo anche sul blog e concludiamo la seduta”

 

Dicevo, quando esco dal un policlinico qualsiasi mi sento di un figo assurdo. Vai a sapere perché. Le ultime volte che sono stato al Gemelli ho fatto delle uscite clamorose. Occhiali da sole, giacca in mano, camminata fiera e vagamente tendente al dolore di chi vuole comunicare alla prima paziente che stia facendo il cammino inverso cose del tipo: “Guardami, piccola. Tu mi vedi così sicuro di fronte alla vita ma non sai quello che ho appena passato”. Sì, perché in realtà credo che questa idea me l’abbia messa in testa qualche film americano, con un Tom Cruise forse che gli è appena morta la sua ragazza ma lui è un cazzo di duro che nemmeno Chuck Norris ed esce dall’ospedale in preda a un dolore bestiale che non si trasforma nemmeno in una lacrima. Tantecarecose, ogni volta che cammina per i corridoi di un struttura sanitaria qualsiasi, è appena uscito dalla sala in cui è morta la sua donna. Sono il più vedovo d’Italia. Sono TantecareCruise in preda al dolore, ma resisto. Esco dall’ospedale e faccio le scale. Incrocio gli sguardi delle specializzande con gli stivali sotto il camice, delle infermiere con la mascherina calata e di tutte quelle che stanno per sapere che il proprio fidanzato è morto: piaccio incredibilmente a tutte.

 

Fottuto Tom Cruise, spiegaglielo tu che l’ultima volta che sono stato al Gemelli era per un fungo all’alluce.

domenica, 13 maggio 2007
author: tantecarecose @ 17:03
category: laif is nau, amare considerazioni
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E’ incredibile come nella vita le cose cambino rapidamente. Basti pensare che quando mercoledì ho scritto l’ultimo post avevo 29 anni, mentre oggi ne ho 30. Di questo passo non oso immaginare quello che potrebbe succedere da qui a un paio di mesi. Altra novità: ho scoperto che al mondo ci sono molte più persone vogliose di prenderti per il culo di quanto potessi immaginare. Cartina al tornasole ancora il mio compleanno. Fino allo scorso anno, gli auguri di compleanno erano riassumibili in non più di 5 telefonate da parte della famiglia e degli amici più stretti. Altrettanti messaggini di amici di varia entità. E poi i classici auguri di massa nel giorno della bevuta celebrativa. Quest’anno i numeri degli auguri ricevuti sono stati resi noti dalla questura e, per una volta, combaciano con quelli degli organizzatori (nella fattispecie, io). Ma analizziamo nel dettaglio:

 

Telefonate: escluse quelle di lavoro e di coloro che hanno per fortuna rimosso l’evento, il monte chiamate ricevute tocca quota 1.675. La beffarda domanda ricorrente è: “come ci si sente a 30 anni?”. La risposta altrettanto ricorrente è far notare che fino a ieri ne avevo 29 e che se la mia vita ristagna da 4-5 anni è quantomeno utopistico pensare che possa stravolgersi in 24 ore. “Uguale” rispondo; se ho voglia di conversare dico “Non l’ho ancora razionalizzato”. Comunque, siccome non ho voglia di conversare rispondo prevalentemente “Uguale”.

 

Sms: 8.764 di cui 978 multipli. Nel messaggio sul cellulare viene fuori tutto il carattere goliardico dell’augurante. I temi che dominano sono i sentimenti di vicinanza per il danno irreparabile causato dall’orologio del tempo (“ti sono vicino/a”, “condoglianze”, “non essere triste” e cose così) o la mera cronaca tipo “stiamo invecchiando, eh?”, “ti sei fatto vecchio” e via discorrendo. C’è chi bada all’economia e mi fa notare che tra un po’ le candeline costeranno più della torta e chi bada alla cirrosi epatica, chiedendo lumi sulla data della succitata bevuta celebrativa. Uno mi manda un messaggio di auto-auguri (Davide, collega di data di nascita). Uno bestemmia (Simiele). Uno mi dice che sono una vecchia gloria e dovrei ritirarmi. Non essendoci, di fatto, chiarimenti sul campo da cui ritirarsi, immagino si tratti della vita in generale. L’invito al suicidio nel giorno del compleanno mi è piaciuto molto. Grazie Paolo, appenderò la vita al chiodo quanto prima.

 

Mail: 241, quasi tutte recanti esilaranti freddure su bilanci fallimentari della vita di un ipotetico trentenne medio e tutte terribilmente rispondenti alla mia vita vera.

 

Commenti sul blog: siccome sono autolesionista e non mi basta farmi prendere per il culo dai miei amici, ho pensato bene di aprire il blog, così da permettere anche a chi non mi ha mai visto di insultare la mia carta d’identità. Devo darvi atto però, cari web-amici, di essere stati i più urbani. Il fenomeno curioso è invece che il blog abbia permesso a chi mi aveva già insultato via telefono di farlo nuovamente via internet. Miracoli della tecnologia.

 

Rispetto a due giorni fa, sono anche salvo al Fantacalcio, il blog ha superato i 10.000 contatti, sulla mappa sono spuntati pallini rossi in angoli per me impensabili del mondo e Totti ha chiamato sua figlia come un profumo. Ma questo merita già un altro post.

mercoledì, 09 maggio 2007
author: tantecarecose @ 01:11
category: questioni varie ed eventuali, momenti di vana gloria
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Iniziamo dalla mera cronaca: sono un ancora per poco 29enne fortemente annoiato. Credevo che fare il giornalista fosse più divertente che fare l’impiegato di Poste Italiane, ma la dura realtà è che stare tutto il giorno dietro lo sportello di un ufficio postale, rispetto alle mie attuali mansioni, è una scossa di adrenalina tipo il bungee jumping bendato. Così, proprio come Costantino - un palestrato milanese dalle mal soppresse origini meridionali e dai contenuti morali discutibili e vagamente superomistici – mi sono trovato con il telecomando in mano, in un perfetto lunedì da teledipendente, a pensare di cambiare la mia vita, mettendomi alla prova con una qualsiasi trasmissione televisiva. Sentendomi a metà strada tra Nicoletti e Aldo Grasso ho constatato in breve che ha ragione chi dice che in televisione ci sia un monte di merda. Poi ho pensato a quanto fosse stereotipato il concetto appena esposto e così sono convenuto con me stesso che fosse utile pensare anche che:

·      Fini è l’unico uomo politico di destra

·      Bertinotti almeno è coerente

·      Venezia è bella, ma non ci vivrei.

 

Finiti i luoghi comuni e preso atto della mia instabilità cerebrale, sono arrivato alla conclusione di dover sì partecipare a una trasmissione televisiva ma di doverlo fare senza intaccare la mia proverbiale idiozia. Segue la classifica delle migliori apparizioni di Tantecarecose in tv:

 

5) Tantecarecose a “La prova del cuoco”: sono pronto per la sfida di cucina con la signora Adalgisa di Novara. Entriamo in studio con le buste della spesa e Antonella Clerici fa gli onori di casa. La signora Adalgisa è pronta per eseguire un complicatissimo sformato si spinaci intrecciati. Coefficiente di difficoltà: 7.9. Bisogna intrecciare gli spinaci a mo’ di cestino di vimini, quindi ricoprirli con dei rigatoni non cotti e macerati per 6 ore nel vino bianco. Quindi si riempie il cestino di aglio appena dorato, cipolla appena mondata, carote finemente tritate e zucchine tagliate a rondelle. Quindi al centro di tutto si colloca una struttura di carne a matrioska: una testa di porco che stringe in bocca un coniglio preventivamente scuoiato e riempito con un piccione che ha appena digerito una quaglia. Ricoprire il tutto di crema pasticciera e lasciare in frigo per tre giorni. Antonella Clerici trasporta non senza fatica le sue tette e i suoi abiti improponibili dall’altra parte del bancone, in direzione Tantecarecose. Sbircia nella busta e la sua faccia è perplessa. Ne estrae una confezione di Purè ricco di Quattro Salti in Padella e una scatola maxi di Sofficini formaggio e prosciutto. Guarda incredula Tantecarecose che commenta: “Tu non hai fame?”. Il camaleonte Carletto, seduto affianco al burbero Beppe Bigazzi, applaude compiaciuto.

 

4) Tantecarecose a “La diretta della Santa Messa”: la più teatrale delle mie apparizioni televisive, anche se è la meno dettagliabile in quanto richiede un’interpretazione a braccio. La parte più difficile è trovare la chiesa che ospiterà la celebrazione trasmessa in diretta la domenica. Quando il prete invita l’assemblea alla riflessione, Tantecarecose lancia un urlo straziante e si lancia a terra in crisi mistica. A quel punto bisogna improvvisare, ben sapendo che c’è poco tempo da gestire perché la diretta sarà immediatamente interrotta.

 

3) Tantecarecose a “Il Grande Fratello 8”: entro nella casa e non parlo con nessuno. Anche quando gli altri concorrenti mi fanno delle domande, resto zitto e rispondo solo con cenni del capo. Resto in silenzio totale per un giorno interno. All’alba del secondo giorno, mentre tutti gli altri dormono, mi alzo, entro nel salone, mi metto in piedi sul divano e recito un lunghissimo monologo sull’inutilità dei reality show e sulla deficienza di chi li vede come un mezzo per una sfolgorante carriera che avrà come punto più alto fare il capo-macchinista nel trenino di “Buona domenica”. Dopodiché bestemmio, il che obbliga la redazione a cacciarmi immediatamente dal programma. Io raccolgo le mie cose, esco mentre tutti gli altri dormono e li lascio lì, senza possibilità di contatti con l’esterno e con la sensazione di aver avuto un’allucinazione collettiva.

 

2) Tantecarecose a “Buona domenica”: dopo aver spopolato al “Grande Fratello 8”, faccio il capo-macchinista nel trenino. Dietro di me Rocco Casalino che mi chiede consigli su come passare l’esame da giornalista.

 

1) Tantecarecose a “Chi vuole essere milionario”: l’apparizione summa. Dopo aver passato la prova preliminare del più veloce, arriva al cospetto di Gerry Scotti e gli racconto brevemente la mia storia. Poi Gerry legge la prima domanda: “Chi è El Pibe de Oro?”

A – Diego Armando Maradona

B – Rocco Siffredi

C – Elpibe Deoro

D – Bob Marley

 

Fingo di essere nel panico e chiedo l’aiuto del pubblico. Il 96% dice A, il 3% B, l’1% C. Il frazionamento dei presenti in studio non mi rasserena. Chiedo il 50 e 50. Restano A e D. L’improvviso ritorno in ballo di Bob Marley mi turba. Chiamo casa dove non ho avvertito nessuno. Risponde la donna delle pulizia rumena.

“Signora, sono Gerry. Qui c’è Tantecarecose che deve chiederle un aiuto”

“Allora, Alexandra, chi era El Pibe de Oro? Maradona o Bob Marley”

“Pibe come? Non capire bene...”

“Pibe de Oro. Maradona o Marley?”

“Non è detersivo per bagno?”

“No, quello è Bidet de Oro”

“Ah, allora, è Ma...”

Stop al tempo. Sono nel finto panico. Faccio un respiro è azzardo:

“Maradona”

“E’ la tua risposta definitiva”

“Cosa c’è di definitivo nella vita, Gerry?”

“L’accendiamo?”

“Sì, però non la fumare da solo. Ah, già quello era Bob Marley, scusa...”

“Che sagoma questo Tantecarecose. Bene, ti do una bella notizia è la risposta esatta! Certo, l’inizio è stato difficile, sei stato tradito dell’emozione. Ma ora che ti sei sciolto, puoi andare spedito”

“Mah, veramente non saprei, Gerry...”

“Come sarebbe?”

“Ho sprecato già gli aiuti e non vorrei perdere quello che vinto finora”

Gerry stacca incredulo l’assegna da cento euro e lo consegna a me che, trionfante, esco dallo studio.

giovedì, 03 maggio 2007
author: tantecarecose @ 02:39
category: laif is nau, tuttologo per ignoranti, momenti di vana gloria
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Diciamo la verità: uno all’esame da giornalista dovrebbe sperare di essere bocciato per tutta la vita. Il motivo? Tra i candidati c’è un mare di figa (non vorrei offendere la sensibilità delle lettrici... Ho cercato un altro modo per esprimere il concetto ma non ce n’era uno ugualmente efficace). Si diceva: tipo che tu arrivi a questo Ergife trafelatissimo, con un braccio che trattiene lo zaino, un altro che porta la macchina da scrivere e un altro che porta l’ombrello, perché lunedì pioveva pure. E non provate a chiedermi dove abbia trovato il terzo braccio. Hai un’ansia che ti sbrana dall’interno e non ti aiuta affatto trovare i nugoli di previdenti che sono sul luogo dell’esame già da due ore nella speranza di captare la fuga di notizie sugli argomenti dei quiz. In più, per paura di non trovare parcheggio nei pressi dell’aula, hai parcheggiato due chilometri fa e ora, con il bomber che hai addosso perché fa freddo e con tutta quella roba che dovevi trasportare, sei sul luogo d’esame orribilmente sudato. Sei il ritratto della sfiga, in tutto e per tutto. E non ti senti nemmeno unico nel tuo genere, perché intorno a te ci sono solo tuoi simili.

 

(se tra chi legge ci fosse qualcuno interessato alla professione, sappia sin da subito che il ritratto del giornalista è questo e non quello del rampante cronista abbronzato in pantaloni beige e camicia azzurra, con la tazza di caffè sempre in mano, che esce di corsa dalla redazione alla chiamata del suo informatore, avendo appena il tempo di prendere al volo la giacca dall’attaccapanni)

 

Sei il ritratto della sfiga ma, di colpo, ti senti baciato dalla fortuna. Entrati in aula, infatti, e abbandonate zavorre varie e piumini ipercoprenti, ti accorgi di essere nel paradiso terrestre. Ci sono tutte quelle che un uomo medio potrebbe desiderare. Forse ci sono tutte quelle che un uomo riuscirebbe a immaginare. Questa volta che sei più lucido, capisci perché a ottobre sei stato bocciato. Raggiungo la mia postazione e di colpo scopro di essere circondato. A destra ho l’etnica: capello riccio, lungo e castano. Carnagione scura e accento centro-meridionale. Maglia e pantalone in indefinite tinte masai. Tocco glamour: il sandalo col tacco che sfida la pioggia. A sinistra ho la pertica bionda. Di bianco vestita e con tutte le caratteristiche della teutonica rappresentante. Pelle chiara, capelli biondi lisci, occhi chiari. Sportiva, nel complesso. Davanti ho la pornosegretaria siciliana, carnagione scura e capelli neri sul corto. Irresistibile accento catanese e occhiali con la montatura nera e spessa e il taglio delle lenti sfuggente. Mi conquista, subito. Anche se per innamorarmi definitivamente di lei è necessario che si chini per raccogliere una penna, palesando un filo interdentale nero che stringe i miei ormoni a mo’ di cilicio.

 

Cerco di mantenere la calma e mi ricordo il mio obiettivo: cercare tre che dall’aspetto mi sembrino meno preparati di me per salvarmi dalla statistica dell’uno su quattro, illustrata nel post precedente. Scopro subito che ho l’imbarazzo della scelta. Il primo a conquistarmi è il salernitano seduto dietro di me. E’ stato bocciato anche a lui, ma ad aprile e ha saltato l’appello di ottobre perché era ancora incazzato. Diventa il mio eroe e lo arruolo idealmente nel poker di saggi. Il secondo posto se lo conquista la pertica bionda alla mia sinistra. Bionda e – sarà sicuramente un caso – stupida come un citofono. Anzi, più che stupida direi ansiosa come dieci Margherite Buy con una spruzzata di ventisei Laure Morante. Inizia a palesare un ventaglio invidiabile di tic dettati dal nervosismo cronico. A occhio e croce è il suo quarto tentativo. La voglio. Mi manca l’ultimo pretendente: mentre penso ciò mi passa affianco una ragazza in cerca del suo posto. Poi ripassa ancora in senso contrario, quindi una terza volta. Non ha capito che i tavoli sono in ordine alfabetico o, peggio, non sa collocare il suo cognome nelle sequenze alfabetiche: è il soggetto che fa per me. La quartina è completa, guardo all’esame con più ottimismo.

 

Infilo i tappi nelle orecchie e mentre la mia Lettera 32 racconta le gesta di Luna Rossa e Mascalzone Latino mi rendo conto che, immancabili, ci sono anche i giornalisti vip: nella fattispecie Rocco del Grande Fratello, quello che non si è mai capito se è gay o no.

 

Non mi resta che eleggere il comitato di consulto per i quiz. Come ovvio, applico l’ineffabile regola estetica, il cui vademecum pubblico a seguire. Nel ricordare che le donne, come livello di preparazione, sono mediamente da preferire agli uomini, la selezione è effettuata valutando i seguenti stereotipi:

 

La strafiga fashion: va evitata assolutamente. Ha curato con dovizia maniacale ogni singolo dettaglio del suo abbigliamento da lasciare supporre che nell’ultimo mese non si sia occupata d’altro. Un consulto ha senso solo per provare a batterle il numero di telefono all’uscita.

 

Lo strafigo fashion: non sa un cazzo. Quel poco che sapeva, tipo il titolo del libro, lo ha dimenticato leggendo le istruzioni della nuova lampada UVA che ha comprato per abbronzarsi all’interno della sua Smart.

 

Il comunista: lo si riconosce dall’immancabile giacca di velluto a costine. Va consultato con moderazione. Può essere molto utile per i quesiti che abbracciano concetti propriamente di sinistra: libertà di informazione, storia della Fnsi, contratto nazionale dei giornalisti e cose così. Viceversa diventa letale su argomenti tipicamente di destra, dei quali disconosce l’oggettività storica. La censura? E’ uno strumento nelle mani dei potenti. Le regole del giusto processo? In Italia non esistono, vedi Berlusconi... I rapporti tra Stato e Chiesa? Non dovrebbero avere rapporti, la Chiesa predica la castità...

 

La comunista: come sopra con un’insidia in più. Si mimetizza ed è impossibile riconoscerla.

 

Quelli/e con la tuta: non accetterò mai consigli da uno/a che si presenta a un esame con l’acetato. Ma perché? Non puoi stare comodo/a pure con dei semplici jeans?

 

Quello in completo scuro e cravatta: piccola premessa. Tutti quelli che arrivano all’Ergife in completo scuro e cravatta sono irrimediabilmente i giornalisti laureati in giurisprudenza. Non si scappa: è la divisa d’ordinanza. Sono i più pericolosi di tutti. Ostentano sicurezza su qualsiasi cosa ma il più delle volte ne sanno meno della signora seduta davanti ai cessi degli Autogrill con il piattino per gli spiccioli. L’avvocato giornalista cita articoli a caso, tira in ballo codici normativi neanche mai lontanamente pensati da un qualsivoglia legislatore, si esprime con lo stesso linguaggio di un curriculum vitae e, soprattutto, si incazza come una biscia nana se provi a contraddirlo. Un avvocato giornalista contraddetto sul segreto istruttorio ha strangolato uno strafigo fashion con il nastro bicolore della macchina da scrivere e poi si è autoprocessato per direttissima e condannato a tre anni con la condizionale. Ma il tratto distintivo del giornalista del foro è quello di rispondere con finta cortesia alle tue domande, ma comunque in modo del tutto incomprensibile. Per poi guardare la tua faccia inebetita con quell’espressione di incredula superiorità che sembra dirti “ma davvero non stai capendo questa cosa?”. In sostanza: da non consultare per nessuna ragione al mondo.

 

I napoletani: amici partenopei, non me ne vogliate, ma immagino possiate immaginare senza sforzo come la tendenza tutta napoletana di mostrarsi sempre in grado di uscire da ogni situazione difficile possa risultare devastante in sede d’esame. Specie se non sai una mazza. Se lunedì ero di nuovo all’Ergife il merito era anche del simpatico amico partenopeo che mi ha passato i quiz ad ottobre. Ah, dimenticavo: lunedì all’Ergife c’era anche lui, solo che, per fortuna, c’era la pornosegretaria siciliana tra di noi.

 

Quelli delle scuole di giornalismo: li riconosci subito, intanto perché abbassano clamorosamente l’età dei presenti. E poi perché scoppiano di salute e non hanno nessuno di tutti quegli orrendi sintomi che si manifestano su tutti gli altri che il praticantato l’hanno fatto al servizio di un capo che ti paga lo stipendio. Niente brufoli nervosi, calli da mouse, tunnel carpale, spasmi da stress, balbuzie, alopecia, crisi di panico, imbiancamento precoce dei capelli, strabismo da Google, gobba, alienazione dalla realtà, pianto immotivato, manie persecutorie e vesciche sul sedere. Niente di tutto ciò. Solo l’irresistibile forza della gioventù. La preparazione teorica delle scuole li rende pressoché imbocciabili: se ne trovi uno, tienitelo stretto.  

 

Gli anonimi: sono quelli descritti poc’anzi. I praticanti al soldo dell’azienda. Sono vestiti normali, tipo jeans e camicia, magari con gli occhiali. Meglio se con un taglio di capelli un po’ giovane. Dietro la riga di lato si cela il rimastone: fate attenzione! Le ragazze invece hanno i jeans e la giacca stretta ai fianchi. Un po’ di tacco se arrivano dalla politica. Mediamente hanno i capelli lunghi, con la coda o raccolti e trafitti dalla penna usata a mo’ di fermaglio. Ne sanno meno dei ragazzi delle scuole perché quando il capo grida inventando note mai scoperte dall’uomo c’hai poco da sfogliare i libri. Però sono quelli generosi, quelli che danno tutto e che, portando in dote un mezzo concetto a testa, riescono a comporre un puzzle cubista che, alla fine della fiera, almeno un 36 lo vale. Si spera.


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