venerdì, 30 marzo 2007
author: tantecarecose @ 13:42
category: la mia parte intollerante, laif is nau
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Dice: “Andiamo al Piper ché suonano i Rio”

Dico: “Her name is Rio and she dances on the sand”

Dice: “Il gruppo del fratello di Ligabue”

Dico: “Ah... andiamo”

 

Faccio un rapido calcolo mentale e realizzo che non metto piede al Piper dal 1997: un buon motivo per tornare a vedere che si dice. Guidato dal fiero Simiele, mi avvio verso l’ignoto. Pare che ‘sti Rio siano una specie di Negrita con una spruzzata inevitabile del caro vecchio Liga. Quello vero.

 

Appena entrati, la sensazione è immediatamente quella di essere caduti in un’imboscata. Simiele e signora fanno finta di niente e intavolano discussioni sul collocamento del palco che un tempo era diverso. Il loro apprezzabile tentativo non basta però a togliere la fastidiosa consapevolezza di essere in un posto in cui non dovremmo. Vabbè. Il concerto inizia e gli occhi sono tutti su Marco Ligabue.

 

Marco Ligabue è la caricatura del più illustre fratello. E’ fortemente macrocefalo. L’effetto è quello dei personaggi giapponesi di Mai dire Banzai o, se preferite, delle caricature dei calciatori della nazionale che davano all’IP durante Italia ’90. Marco Ligabue ha questa testa enorme e drammaticamente uguale a quella di Luciano Ligabue. Il problema è che è montata su un corpo esageratamente più piccolo e, soprattutto, privo di spalle. Scaturiscono quindi delle difficoltà oggettive nella manipolazione dello strumento chitarra da parte del nostro.

 

Ligabue Macrocefalo

 

Sul palco c’è anche il bassista meno carismatico del mondo, un tastierista-dj con il cappello di Topolino e un cantante con una camicia improbabile. Il batterista è normale. Sulle casse laterali, l’arazzo con il motto del gruppo:

 

Slogan

 

Messaggio che porta me e Simiele a considerare la difficoltà del sorseggiare un Margarita o un qualsiasi altro cocktail mentre ci si dondola sull’amaca. Roba che, quando ci ho provato, mi sono rovesciato addosso un Mojito così carico di menta che dei loschi personaggi con l’alitosi cercavano di risolvere il loro problema leccandomi le braccia. Il concerto inizia e, come direbbe Richard Benson, c’è “il primo pezzo, il secondo pezzo...e siamo arrivati al decimo pezzo. Manca lo show, manca l’energia”. Io e Simiele vestiamo alla perfezione i panni degli snob culturali che buttano merda su quello che stanno ascoltando quando, all’improvviso, un evento inatteso e non calcolato ci riporta alla realtà. Una ragazzina bionda, con l’apparecchio ai denti, età stimata 16 anni (della ragazzina, ovviamente. L’apparecchio sembrava più giovane), ci porge due simpatici bengala.

 

Fuori luogo

 

E allora che capiamo di essere caduti in un’imboscata. Ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto che gli spettatori sono non più di 40, che la loro età media fisica è 19 anni e che la loro età media mentale è di 14. Siamo al raduno degli scout e ce ne accorgiamo con colpevole ritardo. Solo che sono gli scout in incognito. Hanno infatti smesso i classici calzoncini blu con camicie azzurre per vestire la divisa da trasferta: maglia rossa con la scritta “C’è voglia di Messico” e sombrero. Sanno a memoria tutti i testi delle canzoni (nei quali dominano le parole “mariachi”, “Messico”, “margarita”, “sole”, “corazon” e altre porcate tipiche di ‘sti gruppi che non si convincono che questo genere di rock in Messico non lo ha mai suonato nessuno per davvero). Comunque: la festa impazza e i chierichetti in borghese si lasciano andare a bizzarri trenini e a esilaranti girotondi. Pogare è vietato perché il pogo è il ballo del diavolo. Io e Simiele capiamo che il pullman parcheggiato fuori è quello della gita parrocchiale e cerchiamo di scovare, tra i pochi presenti, il parroco che si è offerto di portare i bambini al concerto. Intanto in pista sparano i coriandoli e parte una specie di quadriglia. Mentre una ragazza copia gli appunti del catechismo, ci accorgiamo che ci sono proprio tutti gli stereotipi adolescenziali. C’è la ragazza di 800 chili con gli occhiali innamorata del cantante, c’è quella che di chili ne pesa solo 100 ma, poiché è riuscita a trattenersi rispetto al resto delle amiche, si atteggia a figa clamorosa con tanto di pantaloni a vita bassa e tatuaggio infrachiappale. Il tatuaggio, però, rappresenta il martirio di San Sebastiano. C’è la panterona con i capelli ricci che, siccome è più figa anche della ragazza tatuata, non mette la maglia rossa ma sta tutto il tempo in disparte con un vestitino bianco e nero a fare pensieri sconci sul piccolo Ligabue. C’è l’amicone sfigato che balla con tutte. C’è quello con i jeans a vita bassa che si bea del saper riconoscere le canzoni dalle prime tre note. C’è la coppia di brufolosi che si bacia sui lenti. Le macchinette ai piedi del palco iniziano a sparare fumo ma si capisce ben presto che è incenso. Un ragazzo accenna un saltello da pogo ma viene segnalato alla perpetua che lo manda in ginocchio sui ceci dietro alla lavagna, appositamente montata in un cantuccio. I ceci, peraltro, sono l’unica cosa che il bar riesce a vendere visto che nessuno consuma alcool. Il più audace si avvicina al bancone e fa il figo sorseggiando una cedrata Tassoni. Con ghiaccio, però. Intanto partono le tarantelle, tutti sottobraccio. La fan di San Sebastiano si stacca dal gruppo e ci viene incontro con l’intenzione di redimerci. Ci porge dei santini dei Rio: li baciamo, ormai devoti, e li conserviamo nel portafoglio. Intanto, il concerto è finito e le giovani marmotte intonano “fuori, fuori”. I Rio non sono abituati ai concerti e lo prendono come un grido di sfida: vanno via. Il parroco, Don Giulio, li richiama all’ordine e loro tornano sul palco accolti da un’ovazione. Ci aspettiamo “tu sei la mia vita, altro io non ho”, ma i Rio ci spiazzano e intonano “strega comanda colore”. A quel punto scappiamo prima che parta anche “la brum del mh ha un pssss nella mh”.

 

Scout

Scout_2

 

Usciamo da locale e ci sono due scout che fumano di nascosto forse la loro prima sigaretta. Molto più giù, in un angolo buio e appartato, il tastierista-dj tresca con la ragazzina del bengala. La sua groupie. Per lei, forse, il primo bacio con lingua della vita. 

domenica, 25 marzo 2007
author: tantecarecose @ 17:12
category: tuttologo per ignoranti, il caso moccia
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Neanche “Gomorra” di Saviano è riuscito a dare una risposta alle mie domande. Vado con ordine. Dopo ben tre mesi – non è propriamente il genere di libro che prediligo – sono riuscito a finire questo benedetto caso letterario che, a onor del vero, mi era stato consigliato da esperti del settore quando ancora l’attenzione dei media non lo aveva ricoperto come una vagonata di melassa. Che dire? Che si tratti di un’opera coraggiosa lo testimonia la simpatica scorta che ormai segue Saviano come un’ombra in qualsiasi suo movimento. Libro scioccante, scritto in maniera linguisticamente superba ma che non è riuscito a fare luce su una delle zone d’ombra più oscure dell’economia mondiale. Saviano smaschera le dinamiche dei traffici di droga, di armi, anche di persone, ma non del bene più sconosciuto e politicamente scomodo. Di un traffico del quale, chissà perché, nessuno parla. Quello dell’Aloe.

 

Quale considerazione nasce automatica nella mente di una persona mediamente intelligente e curiosa quando si trova per le mani un dopobarba o un farmaco all’Aloe vera? Che ci sia anche un’Aloe finta, ovviamente. Ma di ciò nessuno parla. L’Aloe diventerà il petrolio del XXII secolo. L’Aloe vera è usata come lassativo, come topico per ridurre il dolore e favorire la guarigione di ustioni, ferite ed eritemi solari, come amaro-tonico, eupeptico (aiuta la digestione). E’ inoltre utilizzata per malattie del sistema immunitario, allergie alimentari, ulcere gastro-duodenali, malattie infiammatorie croniche, per prevenire gli effetti iatrogeni radio-chemioterapici e per la cura delle malattie infettive. Oltre a svariati usi nel mondo della cosmesi. E ci fanno anche gli yogurt. Insomma, un giro economico da mettere alle corde, forse non tutti insieme, ma qualche Emirato Arabo a caso, sì.

 

Ma chi c’è allora dietro il giro di Aloe? Quali gruppi di potere ne controllano l’estrazione e la vendita? Perché nessuno ne parla? E, soprattutto, quando sulle confezione c’è scritto “con Aloe” e basta, si intende “con Aloe vera” o non si scrive nulla per omettere che si tratti di Aloe finta? Come a dire che l’Aloe finta potrebbe essere tra noi senza che nessuno possa accorgersene a causa di una semplice ed errata interpretazione di un aggettivo omesso...

 

Poi, per caso, mi imbatto in un sito internet di una libreria di Magenta, vicino Milano, dove trovo le informazioni che mi servono per chiudere il cerchio. In detta libreria, infatti, l’11 novembre scorso si è svolto il seguente evento:

 

Incontro promosso dall'Associazione Amici Aloe del Magentino per parlare di “USO TERAPEUTICO DELL'ALOE, UNA PIANTA DAVVERO ECCEZIONALE!”

 

Fin qui nulla di strano, se non fosse che qualche giorno dopo, la stessa libreria ha ospitato “un’eccezionale anteprima”:

 

Con un giorno di anticipo su tutti gli altri lettori, i tanti fan di Federico Moccia potranno avere una copia del nuovissimo libro "Scusa ma ti chiamo amore" in un'edizione speciale, disponibile solo in questa serata, con dedica dell'autore! Non aspettare! Prenota prima possibile la tua copia!

 

Ancora lui! Il quadro è chiaro. Federico Moccia è uno spacciatore di Aloe finta. Per i suoi loschi traffici indice serate culturali nelle quali promette edizioni speciali dei suoi libri che altro non sono che fascicoli rilegati con una copertina che, sciolta in acqua calda, diventa Aloe finta in polvere. Atossica e inodore: introvabile anche per i cani della polizia. L’insospettabile libreria d Magenta fa da copertura e da magazzino per lo stoccaggio, mentre l’Associazione Amici dell’Aloe, sfruttando le proprie ramificazioni nel mondo della politica e dell’economia, si occupa del reperimento della materia prima e dei visti internazionali per il trasporto. Secondo quanto riferito da una fonte che ha chiesto di rimanere anonima, sembra che nel prossimo libro di Moccia Step decida di mettere da parte le canne e di lanciarsi nel mercato di una nuova e potentissima droga sintetica ottenuta dalla sintesi dell’Aloe finta.

 

Saviano si sta già occupando del caso.
sabato, 24 marzo 2007

Toilet_8_homeNon ho idea di chi sia questo Gresso ma probabilmente c’è anche lui su Toilet. Di sicuro c'è il simpatico omino che sproloquia su questo blog. E se questo vi sembra un buon motivo per evitare la più geniale idea partorita nell’ultimo anno dal mondo dell’editoria italiana, e forse mondiale, bene... continuate pure con orgoglio a sguazzare nella vostra ignoranza. Non sarò certo io a salvarvi. Se invece appartenete all’eletta schiera di illuminati che votano la propria esistenza alla ricerca disperata di un modo intelligente per spendere cinque euri e avete già bevuto una chiara media, potete:

a)      ordinare un’altra chiara media

b)      entrare in libreria (ovviamente non per chiedere una chiara media).

In entrambi i casi io sarò lì a sparare cazzate.

domenica, 18 marzo 2007
author: tantecarecose @ 00:44
category: la mia parte intollerante, laif is nau, agenti e reagenti, amare considerazioni
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Dopo la cintura di sicurezza obbligatoria, dopo il divieto di parlare al cellulare senza l’uso dell’auricolare, il codice della strada dovrebbe intraprendere una nuova crociata: quella per il divieto di peluche in auto. O almeno per l’introduzione di un rigido tetto che regolamenti la presenza di animali, vegetali, gnomi e quant’altro possa essere riprodotto in scala 1:10. Un peluche per macchina al massimo: questo sarebbe un buon compromesso. Mi si potrebbe chiedere quale fastidio arrechi alla mia vita l’eccessiva densità di pupazzetti vari nelle auto altrui. E’ presto detto. Avete mai provato – e qui mi rivolgo agli uomini – a fare sesso nell’auto di una donna/ragazza che condivide i sedili con teneri cani, deliziosi gattini pelosoni, scimmie che brandiscono banane sbucciate e bruchi giganti con i colori della Roma o della Lazio? Intanto, la prima considerazione è che se volevo scoparmi Piero Angela magari provavo a farmi prendere come stagista dalla redazione di Quark. Ma sorvolando sulla spropositata presenza di animali in auto, che ai sessualmente più audaci potrebbe anche stimolare nuove e fantasiose frontiere, quello che più colpisce è come sembri di essere nel mezzo di una scena di un film di Kubrick. Tipo che nel video c’è gente che si mena e nell’audio c’è musica classica. Così, con i finestrini appannati e le luci dei lampioni che filtrano appena nell’abitacolo, lei decide di regalarti un po’ di quel sesso orale che tanto ti piace e tu, estasiato, getti la testa indietro, pesantissima, chiudi gli occhi, immagini scene da film porno bestiale, poi tiri su per un attimo le palpebre e il tuo rapido sguardo incrocia quello dell’elefantino rosa adagiato sul sedile posteriore. “Cazzo guardi?”. Di colpo ti sale un imbarazzo terrificante e subito guardi lei per essere certo che sia maggiorenne. Poi pensi che è passata a prenderti in macchina e ti rassereni. Ma non abbastanza. Così con la mano frughi nella sua borsa per cercare i documenti: la paura è che, alla  pedofilia, il giudice che ti condannerà possa aggiungere una multa per istigazione alla guida di minorenne senza patente. Sbirci sul lunotto sperando che almeno ci sia il foglio bianco con la P nera ma trovi solo gli occhi dell’ippopotamone azzurro che ti lancia uno sguardo che sembra dire: “Mo’ so’ cazzi”. Intanto sei così nervoso che non badi neanche più alla fellatio in corso. Pensi che, ad esempio, lei ti ha sempre parlato pochissimo del suo periodo liceale. “Forse perché il liceo non lo ha ancora finto”, temi con insistenza. Ti senti un diavolo. Al punto che immagini nitidamente questo satanasso rosso con le corna nere e la coda puntuta che ti guarda soddisfatto di averti indotto al peccato. Subito però ti rendi conto non lo immagini, lo vedi: è sul lunotto affianco all’ippopotamone. Pensi che strapperesti il cuore di tuo fratello pur di uscire da quella situazione e non ti aiuta di certo notare che un cuore, anch’esso di peluche ma con il bordo di pizzo bianco, occupa un altro posto sul sedile posteriore. Ormai sei in paranoia, avverti una fitta e, istintivamente, contrai i muscoli pubici. Hai appena avuto un orgasmo ma non sei nelle condizioni di godertelo come meriterebbe. La sua testa bionda, vista dall’alto, sembra quella di una Barbie. Le tocchi subito una tetta per verificare che abbia i capezzoli e, di conseguenza, che non si tratti effettivamente di Barbie Raperonzolo. Lei però non apprezza le tue tastate tardive, visto che si sta sbattendo lì sotto da un po’, e sclera. Tu non sai che pesci prendere, anche perché i due simpatici piranha viola fosforescente che popolano il lunotto sono fuori dalla gittata della tua mano, e, tanto per fugare le tue paranoie, cerchi di scoprire con delle domande astute se lei effettivamente sia maggiorenne. Tipo: “sai che non mi ricordo cosa ti ho regalato per i 18 anni?”. Lei ti ricorda che ha 26 anni, che vi conoscete da neanche un anno e che non le hai mai fatto regali. Sei imbarazzatissimo. Saluti di fretta ed esci dalla macchina. Attraverso i finestrini ti fissa uno scimmione brandisci-banane-sbucciate che ti fa tornare in mente che sei uscito dalla macchina con le braghe calate. Ti ricomponi e, nonostante tutto, pensi che poteva andare peggio. Sì, perché ti ricordi di quella volta che, ubriaco com’eri, te ne eri fottuto di tutte le bestie di peluche che popolavano l’auto. Quando lei – un’altra lei, non quella di prima – ti aveva fermato. Bloccato perché lei, diceva, in quell’auto arredata a mo’ di cameretta, si sentiva un po’ come nella stanzetta che aveva da bambina. E una bambina, si sa, non guida e non fa sesso.

lunedì, 12 marzo 2007
author: tantecarecose @ 01:56
category: la mia parte intollerante, il caso moccia
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Attenzione: il post seguente contiene un duro sfogo contro un individuo. Per evitare querele il suo nome sarà parzialmente criptato.

  

Il vero male del mondo è Feedrico Moccia. Feedrcio Moccia ha 44 anni e fa il figo con le ragazzine con lo zainetto con i portachiavi di peluche appesi. Federoci Moccia ha costruito un mondo virtuale per ragazzini; Michael Jackson almeno ci ha messo i soldi e l’ha costruito davvero. Fdeerico Moccia è sostenuto dalle lobby dei ferramenta che fanno pressione su di lui per inserire la cazzata dei lucchetti nei suoi libri. Feerdico Moccia è pelato (questa non è molto offensiva ma è un dato di fatto). Efedrico Moccia ha un sito e un blog dove sono permessi solo i commenti che lo esaltano quale più grande scrittore della storia contemporanea. Una volta gli ho scritto che, secondo me, solo i libri di Biagi destavano più interesse dei suoi ma lui si è offeso e non ha pubblicato il commento. Ho insistito e alla fine mi ha pubblicato. Una sua lettrice mi ha risposto: “Biagi? Grande Max! Dai, che quest’anno il mondiale di Superbike è tuo!  :-)”. Sul sito di Fdrceeio Moccia è vietato usare le vocali ed è bandita la “c” (giuro che l’ho vista sostituita dalla “k” anche quando era dolce---> passi “anke”, ma “kiao” proprio no). Sul sito di Eeiofdrc Moccia ti pubblicano solo se dopo il commento metti anche una faccina :-)    %-)    P-)  ecc. La faccina :-( non è consentita perché sennò si deprimono gli utenti del sito. Ferdeico Moccia suppone che in giro per il mondo ci siano ragazzi che si chiamano Step. Feredoci Moccia lavora ai testi di “Domenica In” (questa la sanno in pochi, ma è vera). Il primo libro di Docirefe Moccia è stato tradotto anche in Brasile: per colpa sua anche il Cristo Re è stato ricoperto di lucchetti. Feeiodrc Moccia vuole convincere i ragazzini a sposarsi a diciotto anni. Su di lui fanno pressioni anche le lobby degli avvocati divorzisti. Frdcoiee Moccia potrebbe essere l’anticristo.

 

(Adesso è ovvio che Feeiordc Moccia leggerà questo post e mi contatterà benevolmente sorpreso dalla mia vis comica e per nulla offeso e mi proporrà di scrivere a quattro mani il terzo capitolo della storia di Step. Io gli spiegherò che sono frustrato per non essere ancora riuscito a pubblicare il mio libro, e lui mi dirà “Dai, adesso vediamo cosa possiamo fare” e nascerà un sodalizio artistico destinato a sconvolgere la letteratura del XXI secolo. Io intanto continuerò ad insultarlo)
giovedì, 08 marzo 2007
author: tantecarecose @ 01:55
category: tuttologo per ignoranti, amare considerazioni
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Nel mio universo popolato di personaggi più o meno immaginari, da qualche giorno a questa parte, è comparsa la simpatica figura di Fred Adler. Il caro vecchio Fred è un ricercatore dell’università dello Utah e ha portato a termine uno studio destinato a stravolgere il mondo della scienza a 360 gradi. Più dell’elettricità, più della penicillina, più del cavatappi senza elica (il cui funzionamento mi appare tuttora meno spiegabile del trucco con cui David Copperfield attraversa la Grande Muraglia). Fred ha infatti scoperto che Marcello Marchesi ha sempre avuto ragione nel sostenere che anche le formiche nel loro piccolo si incazzano. Questo genio di nome Adler è però andato oltre e ha scoperto che le formiche, nel loro piccolo, si incazzano tra di loro. Cioè una formica non si incazza con la vita; si incazza con i suoi simili. Ragion per cui, se una formica smadonna la mattina mentre va a lavorare non lo fa perché non aveva proprio voglia di alzarsi, perché d’estate deve trasportare per chilometri sotto il sole briciole molto più grandi di lei (con il risultato di sudare orribilmente) o perché deve andare a caccia di cibo anche quando piove (e per una formica una goccia d’acqua è poco meno di uno tsunami. Quindi immaginate ‘sta povera bestia in giro tra le onde anomale...). No, la formica smadonna, proprio come un umano, perché ‘sti lavori li deve fare in compagnia di colleghi e colleghe che le stanno profondamente sulle palle. Questa è la clamorosa scoperta di Fred Adler: le formiche si odiano tra di loro, ma stanno insieme per convenienza. Credo sia ben chiaro come il mio obiettivo non sia affatto dimostrare che fantastico meccanismo è la natura, questo perfetto orologio fatto di mille ingranaggi che si muovono all’unisono ecc. Non me ne potrebbe fregare di meno della natura, dell’orologio, degli ingranaggi e di tutto il resto. Non in questo momento, preso come sono dal chiedermi cosa succederebbe se le formiche decidessero di punto in bianco di seguire l’istinto e di andare a vivere da sole. Prima considerazione: si estinguerebbero i formichieri. Il formichiere (Myrmecophaga tridactyla, della famiglia dei mirmecofagidi edentati) è noto per il suo metro di lingua e per il muso lungo e sottile, strumenti indispensabili per procacciarsi il cibo. L’animale avvista il buco nel terreno nel quale vive la colonia di formiche, vi lancia dentro la lingua e via. Ora: in ogni colonia vive un numero esagerato di formiche. Quelle argentine si muovono anche in eserciti di un milione di esemplari. Se su un milione, tu formichiere riesci a mangiarne anche 500mila mi sa che ti sazi. E se le formiche vanno a vivere da sole? Prova a mangiarne una alla volta... Una formica quante calorie avrà? Una, a esagerare. E quante calorie serviranno al formichiere per spostarsi da una formica all’altra? Almeno una decina, se becca delle formiche non troppo distanti. Plausibile che, dopo un rapido deperimento, sui formichieri cali il grande sipario di questo fantastico Maurizio Costanzo Show che è la vita animale. Seconda considerazione rubata dal sito ct2.it: “La massa complessiva degli individui di una colonia di formiche, per esempio, è comparabile alla massa di un'antilope ed è in grado di consumare in un giorno la stessa quantità di materia vegetale”. Capite? Una colonia di formiche consuma quanto un’antilope! Le regole sociali, però, ci insegnano che quando vivi in società ti dai un contegno. Le regole biologiche, invece, ci insegnano che quando fai movimento bruci più grassi (e ne sa qualcosa l’estinto formichiere). Per cui una formica che vive da sola, intanto sarà priva di qualsiasi contegno sociale, poi si sottrarrà volentieri agli assurdi ritmi di lavoro che aveva nella colonia e, inevitabilmente, alla fine, si lascerà andare. Sempre lì, buttata a peso morto sul divano di casa sua: vedrete come inizierà ad accumulare peso... La sommatoria dei consumi sarà uguale a quella di due antilopi, poi di tre. Il risultato: ambiente sempre più desertico, crisi dei consumatori di primo ordine (gli animali che si nutrono esclusivamente di vegetali) e primi turbamenti nei consumatori di secondo e terzo ordine (rispettivamente, carnivori che si nutrono di animali vegetariani e carnivori che si nutrono di altri carnivori). Alla lunga gli animali vegetariani si estingueranno, con i carnivori che inizieranno vari riti di scaramanzia. In tutto questo l’uomo, ormai senza verdure e con la carne che scarseggia, si trasferirà nelle località di mare, ripiegando sulla dieta a base di pesce. Spariti i vegetariani, intanto, i carnivori intoneranno il canto del cigno (una sorta di omaggio, visto che il cigno avrà sostituito il pollo sulle tavole delle famiglie di mezzo mondo): o perché stroncati dall’anoressia, o perché si sbraneranno tra di loro. Intanto, con i frutti di mare che volgono al termine, anche gli uomini inizieranno a sbranarsi tra di loro. E le formiche? Rimarranno - individualiste - nel loro status di consumatrici di detriti da trasformare in energia da reinserire nel ciclo riproduttivo. Se non fosse che il ciclo produttivo non esiste più. Allora, una carogna di qua, una carcassa di là, le formiche inizieranno a crescere sempre di più, fino a ridiventare delle dimensioni dei dinosauri. Ma poiché si stanno vicendevolmente sul cazzo, eviteranno anche di fare sesso e, dunque, di riprodursi. Così il mondo sarà popolato da dinosauri sfusi che aspettano annoiati di morire di vecchiaia. Insomma Fred Adler ha scoperto una potenziale dinamica della fine del mondo. E’ come “per fare un tavolo ci vuole un fiore” solo che è al contrario.  

lunedì, 05 marzo 2007
author: tantecarecose @ 00:20
category: laif is nau, questa cosa secondo me
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Il treno che mi porta verso il Sud è puntuale come la morte e pieno come il timballo che mia nonna faceva per Pasquetta. Alle 17.20 di venerdì metto piede nella terra nella quale le vocali sono un lusso che non ci si può permettere. Me ne rendo subito conto al momento di scendere dal treno: una mamma si affanna nell’aiutare il figlio ritornato da chissà quale parte del mondo e gli dice “Tonj’, abb’d ‘j’ sc’l” (tr.: Antonio, piccolo, fai attenzione ai gradini metallici della scaletta che, come tutti sanno, nascondono mille insidie). Attraverso la stazione e in un attimo recupero tutto un campionario di frasi e sensazioni che mi mancavano da tempo. In un  angolo il pazzo-Celentano (vestito sempre nello stesso modo e ormai sono 30 anni) racimola qualche euro cantando “Una carezza in un pugno”. Fuori, in fila, i soliti due tassisti, ancora in attesa del loro primo cliente. Le loro macchine nuovissime e il fatto che siano una Uno ed una 131 (con buona pace dell’Avvocato) sono segnali forti che in una città che può essere girata a piedi da parte a parte non è un’idea geniale fare il tassista. Mi accoglie colui che mi accompagnerà nel mio viaggio (mio padre, peraltro). La statale Foggia-Manfredonia è sempre selvaggia come l’avevo lasciata. Dopo uno slalom nella bretella di raccordo per evitare quelle che, più che buche normali, sembrano delle riproduzioni scala 1:1 dei mari lunari, ci immettiamo on the road.  Sotto il primo ponte, fedeli alla linea come i CCCP, le buttane africane presenziano con grande classe quella favolosa struttura architettonica: una sequenza di mattoni normali, di un colore normale, disposti in maniera del tutto normale. Senza parole. Incuriosito, mi avvicino ad una lucciola per informarmi su come le tariffe abbiano seguito l’inflazione. Per risposta ottengo un “Belo, vuoi fare amoore?”. Il tono rauco e leggermente maschile mi fa capire che è bene andare via. La strada taglia i campi di pomodori. 10 km...20 km...30 km...Porco zio, penso, ma possibile che a nessuno è venuto in mente di sbancare il mercato coltivando un’altra minchiata qualsiasi... Mah... Gli ultimi chilometri lasciano il posto alle fabbriche volute dall’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e subito capisco 1) che preferivo guardare i campi di pomodori e 2) perché io mi ostini a votare a sinistra. Lo scenario proposto da Siponto mi mette i brividi. Il fiumiciattolo, ormai prosciugato, con la gente che non va più a pesca perché tanto i pesci li incontri che passeggiano per cazzi loro nel letto del “fu rivolo d’acqua”. Gli ex pescatori arrivano in macchina, aprono lo sportello, li chiamano e i simpatici amici squamati, se ne hanno voglia, salgono da soli... Le campagne sono popolate di animali mai visti. Gatti mono-oculari, cani bastardi nati dall’incrocio fra chi-hua-hua ed husky, chi-hua-hua ed husky bastardi (nel senso di stronzi), gabbiani che fanno il verso della civetta e, soprattutto, topi (le famose ‘zoccole’) grandi come dei tacchini, che se li metti sotto mentre ti tagliano la strada, minimo devi cambiare il parafango. Mi aspettano tre giorni di caldo nordafricano. Manfredonia brulica di vita e di tanfo del mercato ittico che, nei giorni ventosi, attira gatti da tutto il tavoliere delle Puglie. Coppie di indigeni si scambiano effusioni nel linguaggio del posto, emettendo suoni gutturali tipo “Mato’, Pino, ki t’è stramurt’ e quanDo ti amo”... Un capitolo a parte merita il paesaggio. Il mare è dello stesso colore dei boschetti sparsi qua e là. Il cielo è dello stesso colore delle strade. La sabbia è dello stesso colore delle panchine. Mi viene da pensare che quando Dio ha creato Manfredonia ci fossero delle svendite sui colori e, come si usa da queste parti, ha fatto di necessità virtù, arrangiandosi con quello che poteva procurarsi senza spendere troppo.

giovedì, 01 marzo 2007
author: tantecarecose @ 00:45
category: laif is nau, momenti di vana gloria
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Ragazzi, ce l'abbiamo fatta!!! Il bestemmione è finalmente approdato sul palco di Sanremo!!! Grazie alla solerte segnalazione del sempre attento simiele e alla passionalità di un fonico della Rai, ho potuto toccare con mano la vera felicità sanremese.

Ore 00.31 circa. Sul palco sale la giovane Elsa Lila. La canzone si chiama "Il senso della vita". E mentre il pubblico pensa: "Quale sarà il senso della vita per questa giovane promessa?", un microfono aperto e un fonico baritonale arrivano in soccorso, rompendo le prime note del pezzo con quello che forse - secondo il fonico - è il vero senso della vita. Un bizzarro abbinamento tra un animale del quale non si butta via niente e una divinità ben nota ai cattolici.

L'apoteosi è raggiunta! La bestemmia è il vero ospite internazionale del Festival 2007! Sul forum di Sanremo, fino ad allora fermo a pochissimi commenti, si scatena il tam tam e parte la discussione sulla bestemmia. C'è chi inneggia al papà della bestemmia, sir Germano Mosconi, mentre dilagano inquietanti i quesiti: sarà stato davvero il fonico o la bestemmia è uscita dalla bocca del Pippo nazionale? Avranno il coraggio di parlarne al dopo-Festival? E soprattutto: dove posso riascoltarla?

All'improvviso qualcuno fa la scoperta: alla Rai non se ne sono accorti e hanno lasciato l'esibizione della giovane Lila, così com'è venuta in diretta. La trovate qui

http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,RaiUno-Sanremo2007%5E19440,00.html

E siccome sono abbastanza convinto che il succitato link avrà vita breve a causa della censura Rai, allego un estratto dell'audio, dal quale peraltro è possibile evincere che a far smadonnare il fonico è l'arrivo di un messaggino sul cellulare.


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